UNA COLLEZIONE RIUNITA PER LA PRIMA VOLTA TRA RAFFAELLO, MANTEGNA E MICHELANGELO LA MOSTRA La sua casa di Padova non c'è più: è il comando della III Armata; qui, compie i suoi giorni colui che, quanto pochi altri, incarna il Rinascimento: Pietro Bembo (1470 - 1547), intimo dei più grandi dell'arte e dai maestri della pittura ritratto, che con Aldo Manuzio inventa i libri tascabili, e offre un contributo impareggiabile al passaggio dal volgare ad una lingua capace di unificare l'Italia; tra l'altro, il suo De Etna, racconto di una giovanile ascesa al vulcano, è il primo libro della penisola con virgole, punti e virgola, apostrofi ed accenti. Era conteso dalle maggiori Corti di quell'invidiabile stagione nostrana (Ferrara, Mantova ed Urbino); a Roma diverrà il segretario di Leone X Medici, ma sarà Paolo III Farnese a nominarlo cardinale: un porporato che aveva scritto rime d'amore (Gli Asolani), assai legato alla splendida Lucrezia Borgia (infinite lettere "rosa"; ne conserverà in una teca una ciocca di capelli, in mostra), e che vivrà trent'anni con Morosina Della Torre, avendone tre figli. Padova ne ricostruisce la figura, con un'esposizione invidiabile: 132 oggetti preziosi, dittici ricomposti dopo mezzo millennio, ritrovato il suo sigillo smarrito da un secolo, riassemblate parte delle opere della sua raccolta. UNA LINGUA COMUNE Guido Beltramini, con Davide Gasparotto e Adolfo Tura, è il curatore di "Pietro Bembo, l'invenzione del Rinascimento" (fino al 19 maggio, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio, cat. Marsilio); dice: «Le sue Prose della volgar lingua codificano quell'idioma che gli intellettuali sono chiamati a adottare: ben prima di D'Azeglio, una grammatica per fare gli italiani»; una lingua comune, per superare le barriere regionali. E il racconto di questa evoluzione si sviluppa con straordinarie opere d'arte, da tutto il mondo. Quelle che Bembo aveva in casa: due Hans Memling comprati a Bruges, si ritrovano affiancati, da Monaco e Washington per la prima volta; i suoi studi: un codice annotato da lui di Terenzio, che Poliziano era andato a discutere; i Giovanni Bellini: ne era tanto amico, che Isabella d'Este gli chiede invano d'intercedere, per averne un quadro; il Giovane con libro verde da San Francisco, di Giorgione (più visto dalla mostra del 1955), che regge il primo "tascabile" al mondo. LUCREZIA I suoi Asolani sono dedicati a Lucrezia Borgia, e alla sua «bella treccia simile a oro»: eccone una ciocca; il libro sarà un best-seller. E una rara lira da braccio (l'unica al mondo) in forma umana: è analoga a quella che egli porta da Urbino, destinata ad Eleonora Gonzaga. È un protagonista del Cortegiano, in cui c'è più che la sua mano. A Roma, è amico di Raffaello: contribuirà alla Lettera a Leone X in difesa dei beni culturali; seguirà i lavori della famosa Stufetta destinata al cardinal Bibbiena. Di quelli che Tiziano gli fece, ci restano due ritratti: uno giovanile, scoperto a Besançon, e uno, già da cardinale, che è a Washington. Più eccezionale ancora è però un Raffaello (Galleria Pamphilj), con i volti di Agostino Beazzano e Andrea Navagero: con Castiglione e Raffaello, Bembo compì con loro una gita a Tivoli nel 1516. Bembo compone anche l'epitaffio di Raffaello al Pantheon: «Qui giace Raffaello, dal quale, mentre era in vita, la natura temeva di essere vinta, e ora che è morto teme di morire anch'essa». LA SUA PADOVA In casa, aveva oggetti mirabili, in parte riuniti. Torna a Padova, stanco e malato; compra grande terra, giardino fino al fiume. Ne conosciamo lo studio: lo racconta Marcantonio Michiel, primo «cronista dell'arte»: il San Sebastiano di Mantegna (mai prestato prima); la misteriosa Mensa Isiaca, bronzo di un metro e venti, che diverrà Gonzaga e Savoia; marmi romani; un raro manoscritto, con le Olimpiche di Pindaro, e il primo libro stampato in greco in Italia, da cui deriva, impresso nella Farnesina: la villa di Agostino Chigi. Siamo agli ultimi anni. Ormai cardinale, è vicino a Vittoria Colonna rimasta vedova; c'è un Crocifisso, disegno di Michelangelo e suo dono a lei, che gli aveva regalato delle Rime; il sigillo in oro del porporato, creato da un orafo a Roma, con due angeli che si danno la schiena: era scomparso dall'Ottocento, ritrovato ora a Torino, nella collezione dei Savoia. Lo stemma di famiglia è sopra un Tiziano del 1508, Tobiolo e l'angelo; e il suo volto è pure su un medaglione di Valerio Belli. A colui che «per primo ha scritto un grande studio sulla nostra lingua», e che «conosceva Dante forse meglio di Petrarca» (Cesare Segre), chissà come mai, nessuna mostra era mai stata dedicata: una lacuna colmata ora, con un evento che è anche spettacolo. Fabio Isman
Bembo l'epopea dell'arte - Padova celebra il cardinale mecenate che "inventò" il Rinascimento amico dei più grandi del suo tempo
Il testo descrive la mostra "Pietro Bembo, l'invenzione del Rinascimento" tenutasi a Padova, che ha riunito una collezione di oggetti e opere d'arte appartenenti al cardinale Pietro Bembo. La mostra è stata curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura e comprende oggetti come due Hans Memling, studi di Terenzio, Giovanni Bellini e un codice annotato da Bembo. Il testo descrive anche la vita e le opere di Bembo, che è stato un importante intellettuale e poeta del Rinascimento. Bembo è stato amico di artisti come Raffaello, Tiziano e Michelangelo e ha contribuito alla creazione del Cortegiano.
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