L'AQUILA, 8 maggio - Grazie a un'idea di Tomaso Montanari si è svolto il 5 maggio a L'Aquila un incontro tra tutti gli storici dell'arte italiani, per la prima volta senza distinzioni tra professori universitari, insegnanti di scuola, laureandi, pensionati, studenti e funzionari del Mibac, volto a manifestare e raccontare il disagio dell'arte in Italia. Non è un caso che sia stato scelta L'Aquila, simbolo a quattro anni dal devastante terremoto dell'incapacità dello Stato di adoperarsi per una ricostruzione sensata di quei luoghi culturali distrutti dalla furia naturale ma di cui, ancora oggi, rimangono solo macerie. "Lo stato terribile de L'Aquila, divisa tra monumenti annullati e new towns di cemento dichiarano i promotori è una metafora perfetta di un Paese che affianca all'inarrestabile stupro edilizio del territorio la distruzione, l'alienazione, la banalizzazione del patrimonio storico monumentale, condannando così all'abbrutimento morale e civile le prossime generazioni". Attraverso la ricostruzione della zona rossa - che come cita un manifesto nel cuore della città silenziosa "ovunque si trovi è una questione nazionale" è possibile dare un chiaro segnale della volontà del Paese di rialzarsi e di ricostruire, proprio mediante la cultura e il suo recupero immediato, la propria identità ormai andata perduta. Occuparsi del restauro e della valorizzazione del passato non significa non guardare al futuro poiché, solo comprendendo l'essenza di ciò che si è e il perché lo si è diventati, si possono gettare le basi per il domani. Come sostiene Clara Rech presidente dell'Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte occorre ripartire dalle giovani generazioni che, forse, non riescono a intuire quanto l'arte sia voce della storia del nostro popolo ma, per fare ciò, gli storici dell'arte devono tornare a parlare con la popolazione per far riscoprire quanto le bellezze monumentali e le realtà urbanistiche appartengano geneticamente alla collettività. È proprio quello che sta accadendo a L'Aquila dove, allontanati forzatamente dalle proprie abitazioni e dal centro della propria vita che, come nella Grecia classica, non è altro che l'agorà - i cittadini non riescono a ricostruire un tessuto sociale e un quotidiano. Per questo si parla di ricostruzione civile da intendersi come il bisogno di una società di riavere accesso alla sua città da cui ripartire con la consapevolezza di aver portato di nuovo alla luce monumenti, case, vedute, insite in essa cioè suo patrimonio, suo dna. Presente all'incontro il neo Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo, Massimo Bray, rimasto in silenzio durante i tanti interventi presso la Chiesa di San Giuseppe Artigiano tra cui quello di Salvatore Settis - che un paio di giorni fa, sulle pagine de La Repubblica, ha tuonato contro l'incapacità di Bondi, Galan e Ornaghi volto a confermare che il motivo per cui gli storici dell'arte italiani hanno sentito l'esigenza di chiedere un risarcimento immediato per L'Aquila non sia dovuto alla volontà di indicare quasi come dei maestri in cattedra - le linee guida per urbanisti e politici. "Sappiamo che nelle chiese e nei palazzi, nelle piazze e nelle strade delle strade delle nostre città non c'è la polvere e la noia di un archivio, di eventi tramontati e irrilevanti. C'è l'opposto: c'è la vita e la sostanza dell'arte delle nostre culture e delle nostre diversità, delle affinità e delle differenze che sono l'ossatura della nostra storia, che sono il sangue e l'anima di una comunità collettiva senza la quale non vi è porto, non vi è memoria, non vi è uguaglianza, non vi è libertà, non vi è democrazia". Parole sante. Giorgia Turco turcogiorgia
Ripartire da L'Aquila. Ripartire dalla consapevolezza che l'arte porta con sé la nostra identità
A L'Aquila, il 5 maggio, si è svolto un incontro tra tutti gli storici dell'arte italiani, senza distinzioni tra professori universitari, insegnanti di scuola, laureandi, pensionati, studenti e funzionari del Mibac. L'incontro è stato volto a manifestare e raccontare il disagio dell'arte in Italia, in particolare a causa del terremoto dell'incapacità dello Stato di adoperarsi per una ricostruzione sensata di quei luoghi culturali distrutti.
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