Punta della Dogana, statua rimossa. Critici divisi Rivolto verso il Bacino di San Marco, per lui ieri, è stata l'ultima notte a Venezia. Se ne andrà con le prime luci della mattina, l'opera di Charles Ray, «Boy with frog». Al suo posto, in Punta della Dogana, tornerà il lampione. Ieri un contrattempo di viaggio ha fatto ritardare lo staff in arrivo da Los Angeles, ma i lavori (la pulitura e le fotografie centimetro per centimetro di ogni dettaglio) erano già cominciati. Come da tabellario. Non uno sgarro. Non una detrazione. Oggi, il Fanciullo con la rana lascerà Punta della Dogana. La scelta è ormai definitiva ma ha diviso artisti e rappresentanti delle istituzioni fino a creare un vero e proprio casus belli internazionale. Alta circa due metri e mezzo, l'opera infatti è site specific. Charles Ray l'ha pensata cioè appositamente per il luogo in cui è stata esposta. E non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro. «Ho capito che le cose stavano diventando serie quando un amico mi ha mandato la petizione per salvare "Boy with frog" - ha detto Charles Ray al New York Times nei giorni scorsi - non ho mai pensato alla scultura come se fosse temporanea. Ho lavorato così duramente sulle dimensioni perché potesse essere inserita perfettamente nella città. Ho sperato che "The Boy" diventasse un cittadino di Venezia». E così, quando è diventato evidente che la scultura sarebbe stata rimossa, e Pinault gli ha offerto di portare Boy with frog a Palazzo Grassi, Charles Ray ha risposto, senza esitare, di no. «Gli ho detto di metterlo via per un po', e ne riparleremo più avanti - ha detto Ray - la sento come una scultura pubblica e penso che dovrebbe visibile, ma deve stare nel posto giusto». Come a dire insomma: nessuno si aspetti di vederla ri-localizzata a breve, alla bell'e meglio, anzi. «Rischia di rimanere nei magazzini per anni - dice Francesco Bonami - ho scritto oggi (ieri ndr) l'ultima mail al sindaco perché la lasci almeno durante la Biennale Arte. Tutto il mondo parlerà della scultura che manca e faremo la figura degli sciocchi. L'artista è molto sorpreso e amareggiato. E' molto difficile che Charles Ray faccia opere site specific. Stavolta aveva accettato, Venezia non sa cos'ha perso». Tecnicamente, il ragionamento del Comune di Venezia non fa una piega. La delibera di Giunta del 1990 aveva individuato esclusivamente nelle aree dei Giardini Napoleonici il luogo per le esposizioni temporanee. Le deroghe negli anni sono arrivate. Ma non hanno mai superato i 3 mesi. Boy with frog di Charles Ray è esposta invece dal 2009 ed è stata poi inserita dalla Fondazione Pinault nella mostra temporaneanea «Elogio del Dubbio». Chiusa la mostra, rimossa la statua. «Non credo debba essere vista come un'occasione sprecata - dice però Angela Vettese, presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa, - dobbiamo cominciare a pensare alla possibilità di esporre le opere di arte contemporanea nello spazio pubblico veneziano, magari a rotazione. Trovo positivo che quest'opera abbia sollevato così tanto interesse in città, forse è davvero arrivato il momento di cambiare qualcosa». «Scultura o lampione, a me cambia poco - dice invece Tiziano Scarpa, scrittore veneziano - io rivoglio la panchina dove mi sono seduto milioni di volte a scrivere e a leggere. Mi sembra triste che le cose inanimate abbiano più valore degli esseri viventi. E' un falso bivio quello tra il lampione e la statua. Il punto è un altro». «Non trovo che quell'opera sia un capolavoro ma nemmeno che ci sia da gridare allo scandalo - spiega Luca Beatrice - verrà rimossa? Sarebbe potuta restare? Sono vere e coerenti entrambe le cose. Quello che mi viene in mente, piuttosto, è che con tutta questa polemica la scultura ha avuto una pubblicità che altrimenti non avrebbe avuto».