Sgarbi: Venezia senza speranza. Carnevale (IuaV): sugli interventi si è perso stile. Panciera: è un passaggio VENEZIA - Colorato, ricoperto da manifesti, nascosto alla Basilica, ma sempre un container. E in piena piazza San Marco, all'ombra del campanile che dopo sette anni di lavori era appena stato «liberato» dai cantieri dei restauri. «Venezia official store» c'è scritto fuori, a indicare che quello è l'ufficio della Città, lo sportello degli eventi e delle informazioni comunali. Utile per la promozione, meno per l'immagine della città. Il container messo dal Comune in piazza scatena le proteste. Questione di decoro, quello su cui da anni tutte le giunte insistono tanto stampando migliaia di volantini. Per i turisti. Ma chi ha coraggio di far alzare la turista seduta per terra a San Marco, appoggiata al container? «Bestemmierebbe anche San Marco alla vista di quella schifezza», tuona il critico d'arte ed ex soprintendente ai musei veneziani Vittorio Sgarbi. Polemico, ma non è il solo a pensarla così. Anche perchè il container non è l'unico intervento, provvisorio ma discutibile quanto a impatto sulla città. Sulle transenne che incanalano i turisti sul pontile Actv all'uscita della stazione (provvisorie dal Carnevale di tre anni fa) le critiche si sprecano. E anche le enormi macchinette per i biglietti che stanno comparendo in tutti i pontili vista Canal Grande fanno storcere il naso a molti. Il tema non è l'utilità, ma la qualità. «Venezia è senza speranza, pigra e indolente - attacca Sgarbi con i noti toni tranchant - è già affondata. Eppure gli spazi ci sarebbero. A fianco ad esempio dei miei ex uffici ci saranno 5 mila metri quadrati inutilizzati, serviva proprio quell'orrido box a San Marco? No, ma chi l'amministra se ne frega del valore della sua città». Non ha i toni esagerati del critico d'arte, ma anche Giancarlo Carnevale, preside della facoltà di Architettura all'Iuav, ha da ridire sulla cura che questi interventi dimostrano. «Bisogna avere un senso del decoro - spiega - si ha l'impressione che manchi una regia in molti processi di quello che definirei il "provvisorio permanente". Il box a San Marco è temporaneo ma non per questo deve essere brutto, anzi al contrario si dovrebbe puntare alla ricerca della qualità». Per Carnevale le transenne alla stazione ferroviaria, il container a San Marco e anche lo schermo al led con la scritta da un anno e mezzo rovesciata a Santa Maria Elisabetta, al Lido, sono simboli di «sciatteria diffusa». «E' come se si fosse perso stile, ogni piccolo segno di per sè non è pericoloso - continua - l'insieme mette a rischio la dignità estetica della città». Anche perchè la mancanza di decoro è contagiosa: quando si abbassa la guardia su un punto, si diffonde a macchia di leopardo. «Ci vuole buon senso su tutto - dice Franca Coin, Venice international foundation - i turisti andrebbero informati su itinerari e servizi in piazzale Roma, non a San Marco, è all'arrivo in città che serve spiegare la cura e l'attenzione che merita la città, non altrove». Coin non risparmia critiche ai veneziani: «Bisognerebbe che capissero che sono responsabili per primi delle zone che vivono della città, che le curassero con senso di orgoglio e comunità - conclude - All'estero succede, perchè noi non ci riusciamo?». In difesa di transenne, biglietterie automatiche e dell'«Official store» si schiera l'assessore al Turismo di Venezia, Roberto Panciera. «Sono segni di un passaggio - spiega - simboleggiano il fatto che stiamo cercando soluzioni per il turismo e per la promozione culturale della città di fronte alla cronica carenza di Apt, siamo a metà strada e fino a quando non si scioglieranno alcuni nodi, dovremo convivere con situazioni provvisorie». Panciera ricorda che, per esempio, il piazzale della stazione è di Grandistazioni e non si possono costruire strutture fisse e che le biglietterie automatiche spariranno con il restyling dei pontili. Ma le critiche riguardano il fatto che provvisorio voglia dire brutto, tanto più che il provvisorio dura anni.
Venezia. Container, transenne e macchinette. Decoro, la città abbassa la guardia
Vittorio Sgarbi, critico d'arte e ex soprintendente ai musei veneziani, attacca la città di Venezia per la mancanza di decoro e la presenza di interventi provvisori e brutti. Sgarbi sostiene che la città è senza speranza e che gli spazi inutilizzati non sono stati utilizzati per migliorare l'aspetto della città. Giancarlo Carnevale, preside della facoltà di Architettura all'Iuav, concorda con Sgarbi che la mancanza di decoro è contagiosa e che ogni piccolo segno di per sè non è pericoloso, ma l'insieme mette a rischio la dignità estetica della città.
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