Finora pubblicamente si era limitato ad un invito alla serenità. Adesso il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, alla Triennale per inaugurare la Biblioteca del Progetto, sottolinea che la situazione deUa Scala «non è così grave da giustificare il commissariamento» e che in tutto il mondo sono preoccupati per il Teatro. «Anche la regina Elisabetta». Signor ministro, il Cda ha chiesto aiuto al prefetto. Cosa ne pensa? «Ritengo che ci si stia muovendo per rasserenare l'atmosfera e per trovare soluzioni condivise per una Scala che possa funzionare al meglio. Il Teatro vive dell'apporto di tante persone e non può esserci una situazione conflittuale». Si sta litigando troppo? «Dopo aver compiuto il mezzo miracolo del restauro del Piermarini, adesso bisogna ricreare la magia della prima di Sant'Ambrogio. In questo clima abbiamo solo preoccupazioni». Ha mai pensato al commissariamento? «Il commissariamento è un dovere in due casi: quando ci sono difficoltà finanziarie e quando si verifica un non funzionamento del teatro. Mi auguro che per la Scala non si verifichi né l'una né l'altra». Albertini ha insistito sul commissariamento. «Il commissariamento non è una facoltà né una discrezionalità, ma un dovere in condizioni eccezionalmente negative». Oggi non ci sono queste condizioni? «Il pericolo è sempre dietro l'angolo, ma non credo che oggettivamente le cose siano molto gravi, probabilmente lo sono nella percezione soggettiva di chi è in conflitto». Come si può riportare serenità alla Scala? «E' compito degli amministratori, Lasciamo la parola a loro, con l'assistenza del prefetto che è un uomo contemporaneamente generoso e bravo». La Cgil non vuole il sovrintendente Meli al tavolo del dialogo. «Il sovrintendente non è una scelta dei sindacati, ma della Fondazione». Forse ci vorrebbe un direttore artistico. «Questo non mi compete. Ho le mie idee, ma le tengo per me». Le dimissioni di Muti sono acqua passata? «Il pericolo da scongiurare in tutti i modi è che Muti lasci la Scala. Il Teatro è al top del prestigio mondiale e Muti è la stella numero uno». Il maestro, nel lettera del 2003 al sindaco parlava di un «teatro vivo solo nella cerchia dei Navigli». «Non scherziamo. In giro per il mondo tutti mi chiedono che cosa accade alla Scala. E' appena successo a Londra». Anche la regina Elisabetta è preoccupata? «Nello spirito sì. Certo non ha interrotto il suo discorso per informarsi della Scala, ma a tavola ha fatto una sviolinata sul Teatro e su Muti». L'assemblea dei lavoratori ha chiesto le dimissioni del maestro. «Purtroppo dopo l'inaugurazione di Sant'Ambrogio, e non ne conosco le ragioni, si è scomposto il mosaico. Dobbiamo ricreare quel clima di fiducia reciproca senza la quale non si fanno opere corali».
Urbani: anche la regina Elisabetta mi ha chiesto notizie di Muti e del teatro
Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha espresso preoccupazioni per la situazione della Scala, ma ha sottolineato che la situazione non è così grave da giustificare il commissariamento. Ha anche affermato che la regina Elisabetta è preoccupata per il Teatro. Il ministro ha sottolineato che la Scala vive dell'apporto di tante persone e non può esserci una situazione conflittuale. Ha anche espresso il desiderio di ricreare il clima di fiducia reciproca che ha caratterizzato il restauro del Piermarini. Il ministro ha anche affermato che il commissariamento non è una scelta, ma un dovere in condizioni eccezionalmente negative.
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