Se fossi emiliano, anch'io, come il sindaco Emiliano, saluterei il progetto dei Fuksas, come «la madre di tutti i progetti urbanistici, qualcosa che avevamo da fare da forse cent'anni...»; siccome invece sono solo uno dei 318.540 baresi, mi permetterete di avere qualche dubbio sulla concreta e compiuta realizzabilità di questo progetto, pur trattandosi dell'ennesima variante di piano che, questa volta, su aree ferroviarie da dismettere e su aree per la più parte già destinate a verde e servizi, ipotizza centinaia di migliaia di nuovi metri cubi da realizzare in vent'anni. Epilogo di un'amministrazione nata al grido «demoliamo il mostro di punta Perotti». I gruppi concorrenti dovevano rispondere a due domande: come ricucire le due parti della città e dove seminare tutte le cubature previste dal bando. In cosa si distingue il progetto dei Fuksas da quello degli altri partecipanti? Nell'avere risposto a quelle domande con astuzia e in forma assoluta: la ferrovia, pur ridimensionata, è inamovibile, ma ci si chiede di ricucire le due parti della città e allora la nascondiamo sotto un tappeto verde; la stazione ostacola il rapporto diretto tra il murattiano e la Rossani e allora la sopraeleviamo, la Rossani va tutelata ed allora restauriamo i padiglioni «monumentali» e ipotizziamone una riqualificazione con l'aggiunta di parcheggi interrati e di un nuovo auditorium, che fa sempre bene. Il tutto è illustrato, miracoli del computer, da sezioni e da tavole paesaggistiche tanto eccezionali nella grafica e di grande impatto evocativo, quanto improbabili nel rapporto dimensionale tra la collina verde di progetto e gli edifici esistenti che l'affiancano, a meno che non si pensi che a Bari l'interpiano dei fabbricati sia di 6 metri. La collina dei Fuksas è un muro alto 4 piani che, dove non c'è spazio per addolcire il pendio, diventa un muro che chiude le prospettive urbane. Forse per questo i progettisti insistono su un intervento per lotti, a partire dalla Rossani e a seguire quelli dove i suoli, dei quali s'ipotizza la dismissione, mascherano, addolcendole, le pendenze e c'è spazio sufficiente per le nuove costruzioni. Gli altri progetti in concorso contengono, ciascuno, elementi di concretezza e spunti di riflessione: alcuni scelgono di destinare a verde tutte le aree ferroviarie, concentrando le volumetrie sui suoli lungo l'asse nord-sud, altri sembrano più interessati alla morfologia del costruibile più che alla soluzione da dare alla ricucitura urbana. Tra quelli più interessanti è bella la classicità evocativa dalle grandi piazze e dai ponti abitati che anima il progetto Cellini; è interessante tanto la scelta di Consuegra di decentrare le volumetrie, utilizzando le aree dismesse solo per costruire un ponte verde che scavalca la ferrovia, quanto quella di Metrogramma che decentra ugualmente le volumetrie e ricuce la città con lunghe e aeree passerelle in diagonale; è graficamente accattivante la morfologia dei nuovi quartieri disegnati dal gruppo Cobe che rimanda ad un quadro cubista e che si affida ai ponti per ricucire espansione e murattiano. Fatto sta che il progetto dei Fuksas mi ha ricordato quelli di Petrucci (1930) e di Chiaia di cui si discusse a lungo nel 1961. Che differenza c'è, allora, tra il massimalismo di Fuksas 2013 e l'integralismo di Chiaia 1961? Nessuno, perché, a meno dello spostamento completo della ferrovia, che, dopo Petrucci, Chiaia aveva lungamente sostenuto, entrambi propongono la realizzazione sull'area, tutta quanta trasformata in parco urbano, di centinaia di migliaia di metri cubi di residenze e di uffici indispensabili, si dice, oggi come allora, a rendere sostenibile l'intrapresa; nessuno, perché se nel 1961 erano i costruttori e i proprietari dei suoli a contrastare l'immissione nel mercato immobiliare di altri suoli edificabili, oggi è il mercato stesso a contrastare questa iniziativa visto che debbono ancora essere saturate le disponibilità edificatorie previste dal piano Quaroni vigente, che, ricordiamolo, prevedeva volumetrie per 630.000 abitanti al 2011, disponibilità edificatorie da sommare a tutte quelle rinvenienti dalle numerose ed importanti varianti che nel tempo si sono succedute, compresa quella ipotizzata da questo concorso. Non a caso il nuovo piano regolatore in itinere si è posto il problema di come far collimare la reale crescita demografica alle previsioni urbanistiche e di come asseverare nuove aree edificabili. Fuksas avrebbe certo controfirmato quello che disse Chiaia nel 1961, presentando il suo progetto, in una riunione congiunta Lions-Rotary, ovvero che «sarà un'utopia, un sogno, ma tutte le opere dell'uomo prima di essere una realtà sembrano un sogno». Noi siamo fiduciosi, abbiamo altri vent'anni per sognare.
Bari, ritorno al futuro. Il progetto di Fuksas ricorda quelli di Petrucci e Chiaia
Il progetto dei Fuksas per la ristrutturazione di Bari è stato presentato al concorso per il nuovo piano regolatore della città. Il progetto ipotizza la realizzazione di centinaia di migliaia di metri cubi di nuove costruzioni su aree ferroviarie da dismettere e su aree destinate a verde. Il progetto è stato accolto con scetticismo da parte della popolazione, che si chiede se sia realistico e se possa risolvere i problemi di crescita demografica e di sovrappopolazione della città.
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