Tre mostre a giugno per il museo che oggi punta su ricerca e acquisizioni Un museo che fa ricerca e che non punta esclusivamente sui nomi dello star system internazionale dell'arte. E soprattutto un museo che prova a costruirsi una collezione rappresentativa della sua unicità e identità. Questo in sintesi il messaggio della fluviale conferenza stampa che si è svolta ieri a Palazzo Donnaregina, sede del museo di arte contemporanea di Napoli, Madre. È stata la prima vera uscita pubblica del neodirettore Andrea Viliani, al tavolo con l'assessore regionale Caterina Miraglia, e con presidente e vice della Fondazione Donnaregina, Pierpaolo Forte e Laura Cherubini. Viliani non è stato avaro di dettagli. Ha illustrato a lungo le prime mostre in programma: il 21 giugno si parte con Thomas Bayrle (Berlino, 1937) che, insieme ad altri artisti come Sigmar Polke e Gerhard Richter, è uno dei pionieri e dei principali esponenti della Pop Art in Germania. «Bayrle», ha spiegato Valiani, «ha sempre coniugato il discorso tra l'io e l'altro e ha fornito un ritratto validissimo dell'uomo massa contemporaneo. La sua mostra rientra in una linea più generale di politica culturale del Madre: non scegliamo gli artisti per il nome, ma per il contenuto socio-culturale e per la visione dell'arte che esprimono». Sempre il 21 giugno sarà inaugurata l'esposizione di Mario Garcia Torres, artista messicano che ha lavorato a Kabul sulle tracce di Boetti. Tra l'altro lo stesso Valiani ha vissuto due anni in Afghanistan e questo progetto gli sta particolarmente a cuore. E a conclusione della mostra nella quale saranno esposti anche quindici lavori di Boetti alcune opere dei due autori passeranno alla collezione permanente del museo napoletano. Che però promette altre cospicue acquisizioni nel 2014, probabilmente legate al territorio. Autrice napoletana è Giulia Piscitelli, classe 1965, che dopo importanti riconoscimenti internazionali torna in città con la terza esposizione che verrà inaugurata il 21 giugno, dal titolo «Intermedium». Per l'autunno invece si prospetta un interveno «in situ» di Daniel Buren. Non una novità per Napoli: l'artista francese ha già lasciato il suo segno sulla sede dell'Arin a Ponticelli. Stavolta però gli è stato commissionato un intervento nell'atrio del museo. Ma quanto costerà l'attività del Madre? Sui cinque milioni e mezzo di euro, promette il presidente Forte. Un costo assai ridotto se paragonato al passato. «Ma di qualità», specifica il presidente liquidando così la precedente gestione. «Nel 2008 i finanziamenti furono di diciotto milioni». Gli fa eco l'assessore Miraglia che aggiunge soddisfatta: «Finita l'era della discoteca nel museo, ora puntiamo su didattica e ricerca». In quest'ottica è stato costituito un dipartimento capeggiato dal critico e docente Vincenzo Trione, assistito da Alessandra Troncone e affiancato dai curatori Alessandro Rabottini ed Eugenio Viola (questo'ultimo già nella precedente gestione curava la Project room). A quanto pare il dipartimento dovrebbe creare un ponte con il mondo dell'università, anche attraverso l'istituzione di borse di studio, e con progetti editoriali. Per il resto, il Madre prova a innovare anche attraverso la tecnologia: ci saranno due app per aiutare il visitatore a districarsi nel museo ma anche per votare le opere preferite. La partecipazione è un altro capitolo ritenuto fondamentale: il salone al pianterreno del museo diventa da subito uno spazio aperto, grazie a una card gratuita, per dialogare con il Madre e far sentire la propria voce. Ma anche per soggiornare, tra lavagne interattive e spazio wi-fi. I progetti del nuovo Madre tendono a presentarsi in una veste accattivante e moderna. Nei titoli è tutto un fiorire di underscore e cancelletti: «Performare il museo» o «Repubblica madre». O ancora: «Performare una collezione ». Sforzo apprezzabile di grafica contemporanea che rimanda ai new media. L'importante, ora, è che alla forma seguano i fatti. Se lo augurava ieri la folla incuriosita di partecipanti alla conferenza stampa: galleristi, artisti, giornalisti e semplici appassionati. La città aspetta.