Sepolto insieme alla mamma. Sei mesi d'età al massimo. Adagiato sul petto materno con le manine strette intorno a un sacchetto. Il tessuto si è conservato: dentro c'è una moneta. È il dazio per Caronte, per l'ingresso nel regno dei morti. Gli scheletri, miracolosamente intatti, sono emersi durante i lavori di risanamento della chiesetta dei SS Filippo e Giacomo di Nosedo, fra i casermoni del Corvetto e la campagna del parco della Vettabbia. Troppo presto per azzardare una datazione, l'usanza è romana ma ha proseguito indenne nei secoli, fino al 1600. Nel pavimento della chiesa, affreschi del XIII secolo. È bastato sollevare le mattonelle perché arrivasse l'alt dalla Soprintendenza per i Beni archeologici. Dalla terra sono emerse monete e cocci romani, più in profondità un pilastrino, muri e la necropoli. «Oltre alle sepolture, quasi certamente medievali, vi sono materiali più antichi», conferma Annamaria Fedeli della Soprintendenza. «È una porzione di città dove i cataloghi episcopali di mille anni fa posizionano palazzo e zecca di Federico Barbarossa», aggiunge Maria Silvia Lusuardi, docente della Cattolica. Fermarsi ora sarebbe da pazzi. La chiesa è luogo di preghiera e accoglienza dell'associazione Nocetum. La scoperta archeologica implica nuovi sforzi economici. Cercasi sponsor.