Applausi e flash dei fedeli per l'icona restaurata Con cinque minuti d'anticipo sulla tabella di marcia, alle 17.55, l'icona della Madonna di San Luca, alla sua prima apparizione pubblica dopo il restauro, ha fatto capolino a porta Saragozza. Come ogni anno l'effige ha lasciato la sua dimora nel Santuario sui colli, diretta verso la cattedrale di San Pietro, dove resterà esposta per una settimana. Già un'ora prima che arrivasse alla porta, i fedeli si riunivano in attesa. Famiglie, anziani, coppie e persone sole. L'ex vicario della Curia, monsignor Ernesto Vecchi chiacchierava con il suo successore Giovanni Silvagni. Poco più in là, don Giovanni Nicolini, parroco alla Dozza. Il cardinale Carlo Caffarra aspettava in silenzio, da solo, in prossimità del varco un tempo delimitato dalle mura. Nessuna battuta con la stampa: «Siamo qui solo per la Madonna», ha detto Caffarra. Il traffico dei viali quasi non si sentiva. Alla spicciolata sono arrivati alcuni volti noti della politica bolognese. Il più salutato è stato l'Udc Gianluca Galletti, da due giorni sottosegretario all'Istruzione. Più tardi sarebbe arrivato l'ex ministro nel governo Monti Piero Gnudi. Nutrita la pattuglia leghista con i consiglieri comunali Paola Francesca Scarano, Manes Bernardini e Mirka Cocconcelli. Michele Facci del Pdl era lì con la moglie e le sue due figlie sul passeggino. C'era anche la pidiellina Valentina Castaldini. Puntualissimo il sindaco Virginio Merola, che ha seguito la processione camminando accanto al prefetto Angelo Tranfaglia. L'assessore al Commercio Nadia Monti era lì come «privata cittadina». È partito un lungo applauso quando l'icona è entrata dentro le mura, sorretta dai fedelissimi della confraternita dei Domenichini, che la accompagnano da quasi tre secoli e scortata dai carabinieri in alta uniforme. A quel punto il lungo cordone, almeno 5 mila fedeli, si è avviato su via Saragozza mentre un forte odore di incenso si spargeva dal turibolo. Lungo la via gli abitanti dei palazzi si affacciavano per guardare giù: qualcuno aveva appeso alle finestre coperte, arazzi e lenzuola ricamate. Meno numerose di quante ce ne fossero una volta, ma l'usanza si mantiene ancora in vita. Come quella di lanciare petali di fiori al passaggio dell'immagine. Quando la processione ha imboccato via Collegio di Spagna, stretta e suggestiva, il lancio dei fiori della finestre si è fatto ancora più intenso: petali rossi, rosa, gialli, bianchi, viola, rossi. Interi mazzetti volteggiavano nell'aria per atterrare sull'asfalto. In via D'Azeglio, i fedeli si sono mischiati al popolo dello shopping, che si è disposto silenzioso ai due lati della strada in attesa dell'icona. Dai bar e dai negozi, gestori e clienti uscivano per vedere. E decine di telefonini si sono alzati in aria per uno scatto. Lo stesso è accaduto in piazza Maggiore. Alle 18.45, la testa del corteo ha fatto il suo ingresso nella cattedrale di San Pietro. Già piena di gente. È toccato a monsignor Silvagni il compito di pronunciare l'omelia: «Quanto bisogno abbiamo di salvezza ce lo fa sperimentare la vita di ogni giorno», ha detto Silvagni. All'uscita, un gruppo di ragazzi, guidati dalla consigliera comunale del Pdl Valentina Castaldini, vicina a Cl, distribuiva volantini che invitavano a votare B al referendum del 26 maggio sui finanziamenti comunali alle materne paritarie. «Vota B come Bologna, vota B come bambini», recitava il volantino, favorevole alla convenzione tra il Comune e le scuole private.