Gli storici dell'arte riuniti in Abruzzo per dare una speranza alla città fantasma Vedere con i propri occhi. Forse è questo il principale dovere professionale di uno storico dell'arte. Ed è proprio per questo che il 5 maggio tutti gli storici dell'arte italiani si riuniranno a L'Aquila: per vedere con i propri occhi la realtà - unica al mondo - di un centro monumentale straordinariamente esteso e straordinariamente importante semidistrutto e non restaurato. Se nell'Italia del 2013 c'è un fronte in cui lo scempio del paesaggio e la distruzione del patrimonio artistico si fondono in un unico micidiale attacco alle libertà fondamentali dei cittadini, quel fronte è L'Aquila. Finalmente, terminata l'orrenda esperienza del commissariamento, sono partiti i primi ventitré cantieri: ma chiese monumentali come il Duomo sono spesso ancora a cielo aperto, o sono protette da ridicoli teli, e dunque in preda alla pioggia e alla neve. E di questo passo ci vorranno oltre vent'anni per riavere L'Aquila «come prima». Ma a quel punto senza i cittadini: con un'intera generazione di non-cittadini cresciuta nelle non-città che sono le new town. Il rischio è allora che qualcuno pensi di trasformare L'Aquila ricostruita in una specie di set cinematografico, o di disneyland antiquariale, fatto di facciate e gusci pseudo-antichi che ospitano servizi turistici in mano a potenti holdings economiche. Si tratterebbe, cioè, di fare a L'Aquila in un colpo solo ciò che un lento processo sta facendo a Venezia o a Firenze: deportare i cittadini in periferie abbrutenti e mettere a reddito centri monumentali progressivamente falsificati. È per questo che gli storici dell'arte devono andare a L'Aquila: per portare, attraverso i loro occhi allenati, nella coscienza intellettuale di tutta Italia che cosa è, veramente, la tragedia di questa città; per avviare una vicinanza di tutta la comunità scientifica della storia dell'arte alla ricostruzione materiale dei monumenti, con tutti i problemi enormi che le sono collegati; per riscoprire la vera identità della loro missione professionale. Per comprendere, cioè, che la storia dell'arte non serve a intrattenere ricchi signori attraverso le mostre mondane della domenica pomeriggio, ma serve a restituire - attraverso la conoscenza - ai cittadini italiani l'arte e la storia delle loro città. Ed è per questo che abbiamo appena invitato il nuovo ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray: se vorrà essere presente (per vedere, ascoltare e portare il suo saluto), questo potrebbe essere un segnale davvero importante dopo anni di non-governo e malgoverno del patrimonio culturale italiano. Il 5 maggio gli storici dell'arte saranno a L'Aquila per affermare che non basta una ricostruzione materiale: è il tempo di una ricostruzione civile. Chiederemo che il restauro del centro monumentale della città sia la prima e più urgente voce della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l'andamento dei lavori sia pubblico e totalmente trasparente. Chiederemo che L'Aquila risorga com'era e dov'era. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all'assurda tentazione di improprie «modernizzazioni» del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento e del suo aspetto storico sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore. Chiederemo che si rinunci ad ogni progetto di trasformare L'Aquila in Aquilaland, cioè in una sorta di parco a tema che estremizzi la perdita di nesso tra monumenti e cittadini che è in corso in città come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo. Chiederemo che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dalla riappropriazione da parte degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani dalle «new town» nelle loro vere case: bisogna cominciare subito, e bisogna che il centro torni a vivere. Non c'è più tempo: il momento di restituire L'Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora.