Nella pianura tra Mella e Oglio segnali di recupero dei canali disegnati dall'ingegno nel paesaggio In un passo dei suoi Scritti sulla Lombardia, il grande Carlo Cattaneo evidenzia, con riferimento alla pianura bresciana, che è «eternamente feconda (in quanto) con indefessa industria eternamente lavorata dall'uomo» e che «il tempo, l'ingegno e il capitale formano lentamente gli argini dei fiumi, gli emeuntori delle paludi, i canali navigabili, i rivi irrigatori, le livellazioni dei campi». In poche parole, le sue, «una patria artificiale». I fontanili, non a caso definiti strutture semi-artificiali, risalgono al XI-XII secolo quando vennero scavati per prosciugare le paludi che traevano origine da sorgenti naturali allo scopo di convogliare le acque in canali di deflusso. La fertilità della Bassa è risaputo è dovuta non solo alla fertilità dei suoli ma anche al tessuto irriguo frutto di secoli di interventi e di accorgimenti (i più vari), che ancora oggi costituiscono l'ossatura di un'agricoltura di riconosciuta eccellenza. Frutto dell'ingegno di tecnici quanto mai accorti, del lavoro durissimo di generazioni di scarriolanti e di badilanti e di ingenti risorse finanziarie, i fontanili si estendono, grosso modo, nella fascia centrale compresa fra i fiumi Oglio e Mella. Una ventina i comuni coinvolti. Complessivamente si arrivò a contarne fino a circa duemila. Oggi sono di gran lunga diminuiti a causa dell'urbanizzazione e dell'interramento per facilitare lo svolgimento dei lavori agricoli. Suggestiva la terminologia utilizzata, ancora oggi, per descriverli: «le venute a giorno» delle acque vengono dette «polle», se di forma circolare; «fontanai» quando l'emersione è favorita dalla presenza di cavità o fossati; «affioramenti» quando l'emersione dell'acqua avviene senza la presenza di una particolare morfologia. E sono detti «occhi» le venute d'acqua vere e proprie; «testa» la parte a monte dell'area sorgentizia; «gola» il passaggio dalla testa all'«asta» o «collo di fontana», ossia il canale che smaltisce le acque. Acque caratterizzate da buona ossigenazione, limpide e di temperatura costante (9-14 gradi). Per loro natura i fontanili necessitano di cure attente e di manutenzione costante di spurgo e pulizia delle rive e soprattutto dei fondali. Vere e proprie emergenze naturalistiche, come amano definirle i naturalisti, costituiscono l'habitat ideale per molte specie sia vegetali (fra gli alberi pioppi, salici, olmi, ontani e ormai rare querce), miriadi di fiori multicolori e moltissime erbe fra le quali la più diffusa è la sedanina d'acqua così chiamata per l'aspetto e il profumo che ricorda per l'appunto il sedano. Avvinghiato ai sassi dei fondali cresce il muschio acquatico e, appariscenti al massimo, alghe filamentose popolarmente dette zèl. Tra i pesci, fra altri l'elegante sanguinerola, lo spinarello, lo scazzone (la bosa che manda in visibilio i buongustai), la rara lampreda di ruscello e, fra i rettili e gli anfibi, l'ormai quasi scomparsa testuggine palustre e il tritone. E, qua e là, resiste persino il gambero d'acqua dolce. Ovviamente numerosissimi gli insetti. Fra gli uccelli solo una citazione per il bellissimo saettante martin pescatore. Dopo anni e anni di colpevole abbandono i reflui zootecnici, i residui dei concimi chimici, la mancata pulizia dell'alveo e lo sviluppo delle infestanti sulle ripe incombono sempre è pur vero che in diversi comuni, a partire dalle aste che scorrono nei pressi dei centri abitati che diventano veri e propri luoghi dell'anima, i fontanili sono oggetto di recupero e ripristino con buoni risultati. Ad esempio a Leno, a Ghedi, a Comezzano, a Flero dove è in atto un intervento particolarmente significativo e ancora a Pompiano e a Rudiano dov'è stato anche recuperato l'agreste santuario della Madonna in Pratis, vicino all'Oglio. Un recupero di storia e di ambiente che trova nell'ambito didattico-culturale ulteriori e motivati elementi di sviluppo: tipo percorsi ciclopedonali, botanici e luoghi di sosta attrezzati.