Alle elezioni dello scorso febbraio, tutte le coalizioni proposero, nei loro programmi, la cessione di parti del patrimonio pubblico: per ridurre il debito dello Stato. Con quest'ultimo proiettato a superare nel 2013 il 130 del Prodotto interno lordo (Pil), la questione si porrà di nuovo. Presto. È dunque bene sapere che il patrimonio non finanziario vendibile dallo Stato centrale e dagli enti locali è stimato attorno ai 50 miliardi, cioè al 3,2 del Pil: non poco ma nemmeno una favola. Uno studio del Fondo monetario internazionale (Fmi) pubblicato questa settimana ha messo a confronto gli asset reali di 32 Paesi e ha cercato di calcolare quali di essi sarebbero cedibili e con quali entrate. Se si considerano edifici, infrastrutture, terreni e altro, l'Italia ha un patrimonio pubblico (non finanziario) pari a circa l'80 del Pil: una misura intermedia tra gli estremi della Repubblica Ceca, 160, e del Canada, 50. Di quell'80 del quale il 33 è di proprietà degli enti locali non tutto è però vendibile: per il 55 del Pil si tratta di infrastrutture, per il 14 di risorse naturali (riserve di gas e petrolio, risorse idriche, proprietà marittime, foreste, frequenze televisive), per l'11 di edifici. Molto di questo è considerato non cedibile: le infrastrutture, i siti militari, le risorse naturali, gli edifici storici. Nel complesso, sul mercato potrebbero andare case, aree commerciali, il 70 dei palazzi usati dall'amministrazione, il 30 delle residenze di valore culturale, il 30 dei macchinari: il tutto per un valore pari al 3,8 del Pil. Questi dati, i più completi a disposizione, risalgono però a un censimento del 2004. Solo ora è in corso un nuovo conteggio: basandosi su alcuni dati preliminari di questo, uno studio effettuato dalla banca Intesa-SanPaolo e citato dal Fmi ha stimato che il totale delle proprietà dello Stato sia pari al 35 del Pil: più del 70 usato per attività amministrative e il 10 per abitazioni (il 18 ha usi non specificati). Nonostante le differenze di stima con il censimento del 2004, lo studio calcola che il valore delle proprietà cedibili sia comunque il 3,2 del Pil, circa 50 miliardi, se si prendono in considerazione solo gli edifici non occupati. Se si contano anche altre proprietà, il valore delle cessioni potrebbe salire a oltre il 4 del Pil. Si potrebbe andare oltre, nota il Fmi. L'istituzione della Società di gestione del risparmio (Sgs) che, per legge del novembre 2011, deve gestire e vendere le proprietà di Stato, potrebbe mettere sul mercato i diritti di sfruttamento delle risorse naturali, di alcune infrastrutture, delle licenze tv, di quote di società, di diritti di emissione di gas serra, di crediti fiscali. Il valore di queste proprietà, però, non è quantificato. I 50 miliardi non sono pochi: ma se si vuole di più come dicevano i partiti in campagna elettorale occorrono idee innovative su cosa e come vendere. Cominciando, magari, da un buon censimento dell'argenteria.