Protesta il gruppo di artisti che contribuì all'allestimento della mostra su "I Volti della Pace" All'inizio doveva essere uno spazio museale permanente. Un'esposizione stabile dedicata al tema della pace, al quale avevano contribuito 21 artisti da ogni parte della Toscana. Finito l'entusiasmo, spenti i riflettori, le opere sono rimaste lì, quasi dimenticate, in uno spazio utilizzato spesso anche come deposito, fino a quando alcuni di quegli artisti, delusi, non sono tornati a riprendersele. Una delusione trasformata in rabbia, di cui si fanno portavoce gli artisti del Valdarno, per denunciare quello che definiscono il «menefreghismo delle istituzioni, che offende l'arte e soprattutto la generosità dell'artista». La storia è quella della mostra denominata "I Volti della Pace", ideata da don Andrea Cristiani del Movimento Shalom, e allestita il 13 maggio del 2000 nell'Aula Pacis presso l'antica cripta di San Domenico a San Miniato. «Fu un'operazione importante, pensata per durare nel tempo», racconta il pittore santacrocese Romano Masoni, che ha firmato una lettera di protesta con i colleghi Gianfranco Giannoni, Giorgio Giolli e Andrea Meini. «Ventuno artisti ricordano furono invitati a scegliere e interpretare altrettanti personaggi storici sul tema della pace. Ciascuno di loro lavorò intorno a quel tema con entusiasmo, poi donò la sua opera come segno di fratellanza in quel luogo così pieno di storia». "Fra tutti gli spazi possibili fu scritto in catalogo i Volti della Pace che l'arte assume come emblemi qui si trovano a casa". «Ebbene aggiungono i quattro artisti, e lo diciamo con rammarico e tristezza quella cripta ripensata come spazio museale e luogo di incontro sui grandi temi della pace, si è trasformata in una sorta di cantiere, di deposito, con caratteristiche lontane da quei propositi. Quelle opere, appese lì al muro, hanno perso identità e significato e soprattutto la ragione stessa della loro presenza in quel luogo, affogate come sono fra polveri, muffe, oggetti e tavoli appoggiati alle tele». Così, lo scorso febbraio, dopo 13 anni, alcuni artisti sono tornati a ritirare la propria opera. «Molte sono state anche danneggiate spiega Romano Masoni e hanno bisogno di restauri accurati. Ad ogni modo avrei ritirato la mia opera comunque, perché in quel luogo non ha più alcun senso». «Una dimostrazione di menefreghismo» secondo Masoni e gli atri firmatari della lettera. «Ancora una volta si legge - l'artista è offeso e indifeso. E qui ci preme sottolineare che ciò accade troppo spesso, soprattutto nelle istituzioni e associazioni pubbliche, dove le attenzioni e le sensibilità brillano per la loro assenza. Quando una comunità non sa difendere il patrimonio artistico, e non rispetta il lavoro e la generosità degli artisti, vuol dire che è proprio alla frutta. Questa volta però non ci stiamo». Giacomo Pelfer