E' IL primo mai avvenuto nella storia della Repubblica, tanto meno in questa forma, un raduno nazionale degli storici dell'arte, categoria di solito appartata e poco incline alle manifestazioni eclatanti, per andare a passeggiare, in silenzio, fra ciò che resta del centro storico dell'Aquila, ancora in rovina dopo quattro anni. Per «vedere con i propri occhi» e farsi poi tramite col paese, «attraverso la propria coscienza intellettuale », di che cosa sia per l'Italia «il caso di questo post-terremoto mai finito, offesa gravissima ad un popolo intero e al suo diritto di potersi riconoscere nei monumenti che la storia gli ha consegnato». L'idea della passeggiata di oggi a cui parteciperà almeno un migliaio di storici dell'arte, insieme alle associazioni di categoria e a Italia Nostra, presente anche il neo ministro per i Beni Culturali Massimo Bray, con dibattito del pomeriggio e conclusioni di Salvatore Settis - è stata dello storico dell'arte fiorentino Tomaso Montanari, docente all'Università Federico II di Napoli e autore del recente pamphlet «Le pietre e il popolo», dura denuncia del degrado dei beni culturali. Professor Montanari, l'Aquila come simbolo di un degrado che riguarda il paese intero, da Venezia, a Pompei, passando per Firenze? «Proprio così. Quello che all'Aquila è avvenuto di colpo col terremoto, a Firenze, Venezia come praticamente in tutta Italia avviene giorno dopo giorno, sotto i colpi di una politica culturale ignara del nesso prezioso che c'è fra i monumenti e la coscienza stessa dell'identità nazionale, tutelata in primis dalla Costituzione. Dopo aver passeggiato fra le rovine dell'Aquila, nessuno, e tantomeno uno storico dell'arte, può più essere quello di prima. Ci si interroga tanto, in astratto, sul cosiddetto ruolo dell'intellettuale? Ecco, è questo: aiutare un paese a giudicare se stesso». Una categoria, la sua, che tende a non esprimersi, a lavorare sottotraccia. Come mai questa mobilitazione? «Il numero dei partecipanti è superiore a ogni immaginazione, si vede che i tempi sono maturi. Come dopo i grandi traumi nazionali, la guerra, l'alluvione di Firenze, gli storici dell'arte sono chiamati a uscire dai musei e darsi da fare. Il che poi coincide con un recupero della nostra stessa vocazione, che non è, come molti credono, quella di occuparsi di frivolezze con cui riempire il tempo libero delle classi abbienti, ma un compito costituzionale: affermare la funzione civile della storia dell'arte. Camminare per il centro storico dell'Aquila, posso assicurarlo, costituirà per tutti un efficace risveglio». (m.c.c.)
Oggi il raduno degli storici dell'arte: l'idea è di Montanari "Passeggiare all'Aquila risveglio dalle macerie"
Un raduno nazionale degli storici dell'arte si è tenuto a Pasquale, in Abruzzo, per passeggiare nel centro storico dell'Aquila, ancora in rovina dopo il terremoto del 2009. L'evento è stato organizzato da Tomaso Montanari, storico dell'arte fiorentino, che ha denunciato il degrado dei beni culturali in Italia. Montanari ha affermato che l'Aquila è un simbolo di un degrado che riguarda il paese intero, e che gli storici dell'arte devono aiutare i paesi a giudicare se stessi. Il raduno ha visto la partecipazione di almeno un migliaio di storici dell'arte, insieme alle associazioni di categoria e a Italia Nostra.
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