HANNO appena ottenuto il via libera dall'Ars a un finanziamento da ben 254 mila euro, più del museo Riso e quasi quanto il Centro per il restauro che rischia di chiudere. Ma non hanno fatto in tempo a festeggiare che subito dall'assessorato ai Beni culturali è partita un'ispezione nei loro confronti. Il motivo? «Chiediamo di avere la documentazione sull'attività che hanno svolto lo scorso anno, non abbiamo alcuna notizia in merito». AL CENTRO della bufera c'è l'associazione Prosam (Protezione soccorso ambiente), che si occupa di protezione civile e patronati, cioè di dichiarazioni dei redditi per l'Agenzia delle entrate, e dipende dalla rubrica dell'assessorato ai Beni culturali. A prescindere dalla poca attinenza tra l'attività di protezione civile, il patronato e la tutela del patrimonio artistico, e sul perché quindi dipenda dal dipartimento dei Beni culturali, la Prosam da anni riceve finanziamenti attraverso la famigerata Tabella H. A sponsorizzarla, senza farne mistero, è stato da ultimo il deputato Riccardo Savona, dei Democratici riformisti, che ha ammesso: «Sì, questa associazione la sostengo io ed è seria». Ma dove ha sede questa la Prosam? Di cosa si occupa? Che attività ha svolto in questi anni? Sul sito Internet istituzionale la sede della Prosam risulta al civico 88 di via Noce. Peccato però che da maggio dell'anno scorso l'associazione non abbia sede in questi locali, confiscati alla mafia alla fine degli anni Novanta. Il Comune ha revocato l'affidamento all'associazione perché dopo «un sopralluogo avvenuto il 9 febbraio del 2011 è emerso che la Prosam svolgeva attività di patronato», con autorizzazione dell'Agenzia delle entrate. In sintesi, si occupa di dichiarazioni dei redditi, esenzioni e calcolo Isee per disagiati e no. «L'attività di patronato non risultava al momento della richiesta di affidamento del bene», scrive nel verbale di revoca il Comune. I legali della Prosam si sono opposti a questa decisione, e ora si attende una pronuncia del giudice civile: «Nel frattempo ci stiamo appoggiando a un negozio vuoto lì accanto, al civico 96, in attesa di ritornare nella nostra sede storica perché pensiamo di poter riottenere il bene», dice Giuseppe Mancino, presidente dell'associazione. Il mancato aggiornamento del sito? «Per farlo ci vogliono i soldini, e noi non riceviamo nulla dal 2011», aggiunge. Sul sito istituzionale si fanno alcuni esempi di attività svolte negli anni passati: nel corso del 2009 si cita «il sostegno alla protezione civile durante la frana a Belmonte Chiavelli» per la durata complessiva di «tre giorni». Nel 2010 la cura del progetto pilota «per la regolamentazione di un servizio di guardia ambientale per la tutela agli atti di vandalismo del patrimonio culturale (scritto così, ndr), artistico e monumentale della città di Palermo». Per quanto riguarda l'attività del 2012, il sito tace. Alla domanda sul perché fino a oggi non è stata consegnata la documentazione sulle iniziative svolte lo scorso anno, Riggio risponde senza giri di parole: «Non lo so, io sono diventato presidente a febbraio dice comunque non abbiamo nulla da nascondere. Cosa abbiamo fatto nel 2012? Ci siamo occupati del progetto "graffiti". Di che si tratta? Abbiamo ripulito beni vandalizzati con graffiti abusivi, come il palchetto della musica a piazza Castelnuovo e alcuni muri a Ballarò». Nel 2012, alla voce Prosam della Tabella H, risulta un finanziamento da 373 mila euro. Adesso saranno gli ispettori del Bei culturali a stabilire se questa è una cifra congrua per l'attività svolta: al momento l'erogazione delle somme è stata bloccata. L'associazione nel frattempo ha ottenuto il via libera a un nuovo finanziamento da 253 mila euro per il 2013. Come intende utilizzare questi soldi? «Certamente nel migliore dei modi, ma non voglio anticipare nulla, attendo prima di avere la certezza di questi fondi», dice Mancino. Di certo c'è che all'assessorato di piazza Croci, che aveva proposto d'incrementare i fondi dei Centri per il restauro e la catalogazione, sono sul piede di guerra. Il finanziamento ai due centri sono passati da 560 mila a 320 mila euro: «Senza considerare il fatto che buona parte di questi fondi sono vincolati alla prosecuzione del corso di laurea in convenzione con l'Università», dicono dal dipartimento. Tagliati i fondi anche al museo Riso, per il quale si sperava in un rilancio definitivo: dai 300 mila euro dello scorso anno, il contributo scende a 180 mila. Meno dei soldi stanziati alla Prosam.