I VILLINI XIMENES E CAGIATI (È QUASI L'ESORDIO DI GALILEO CHINI) E LE CASE COPPEDÈ LA STORIA Roma è una capitale anche del «liberty», quel particolare stile, detto anche Art nouveau o Floreale, sorto a cavallo tra il XIX e il XX secolo e diffuso in tutt'Europa, che ha influenzato l'architettura, le arti figurative e applicate. Per carità: non è come Vienna o Parigi; ma anche l'Urbe ne conserva parecchie realizzazioni interessanti, e per accorgersene non occorre andare al quartiere Coppedè (che è unico, creato dal 1915 dall'omonimo architetto Gino) o alla ex birreria Peroni (opera di Gustavo Giovannoni dal 1901 al 1914, in funzione fino al 1971; oggi ospita, in parte, il museo contemporaneo del Macro). I due capolavori, secondo qualsiasi guida (la più recente è Roma liberty, di Diana Alessandrini e Carla Cesaretti, Palombi, 330 pag, 19 euro), sono altrettanti villini: quello Ximenes e quello Cagiati. BASILE Ettore Ximenes, palermitano (1855 - 1926) era già uno dei più noti scultori; a Roma, vuole una dimora-studio degna di sé, e si rivolge a un conterraneo, Ernesto Basile, creatore anche dell'ampliamento e della sala di Montecitorio. Il suo allievo Leonardo Paterna Baldizzi glielo progetta a piazza Galeno, angolo via Celso; ha ancora gli stucchi e arredi originali; purtroppo, non è visitabile: perfino nascosto da un distributore di benzina; è stato edificato in dieci anni (dal 1891 al 1902), e a fine secolo, altrettanti sono stati necessari per restaurarlo. In tufo siciliano, conserva un fregio con una teoria di artisti su tutta la facciata, e il balcone con due mensoloni su altrettante figure femminili. All'interno, una sala da pranzo, ad esempio, con alberi d'arancia, e le vetrate ornate con multicolori code di pavone; invece, non ci sono più il camino del salone, con La danza a rilievo, e neppure la fontana: vi era scritto Fons amoris. CAGIATI Ancor più gustoso, tuttavia, è il coevo villino Cagiati, a via Orsini 25. È opera di un architetto altisonante per il nome ma non famosissimo, Garibaldi Burba, che in vent'anni costruisce altre palazzine del genere: a Prati, ai Parioli, anche a via Tre Madonne. Lo realizza nel 1902 (e due anni dopo lo riproporrà, più piccolo e semplificato, al villino Macchi Cellere, in viale Giulio Cesare angolo Marcantonio Colonna); in facciata, mostra eccezionali ceramiche, con ferri battuti e decorazioni ad affresco. Le ceramiche, serti di fiori e frutta, sono del giovanissimo Galileo Chini (fiorentino, 1873 - 1956), poi tra i massimi decoratori italiani. Quando le realizza, non possedeva ancora una ditta sua, aveva appena esposto alla Biennale. Giovanissimo, era diventato amico di Telemaco Signorini ed altri pittori di paesaggio, i Macchiaioli; per un po', da uno zio, impara il restauro ed altri segreti e tecniche; il restauro della chiesa di Santa Trinita a Firenze lo porta a decorare due volte alla Biennale, dove espone un quadro, La quiete, nel 1901. Dopo aver realizzato il villino Cagiati, ne decorerà numerose sale, e da lì diverrà famoso. I ferri battuti, a foglia di vite, sono di Alessandro Mazzucotelli (artigiano milanese nato nel 1865, assai apprezzato anche all'estero); e gli affreschi di Silvio Galimberti, allora appena trentenne, poi divenuto il decano dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon: in stile quattrocentesco, vorrebbero ricordare Botticelli. Il profilo del villino è stato in seguito alquanto adulterato, con una soprelevazione; anni fa, nella torretta, viveva un attore allora famoso, Thomas Milian. Al sommo una scritta: In arte libertas. COPPEDÈ Chi poi voglia sbronzarsi di Art nuoveau, si spinga al Quartiere Coppedé, tra la via Tagliamento e piazza Buenos Aires: ci hanno abitato Beniamino Gigli e Patty Pravo (il Piper dove esordì è di fronte); Dario Argento vi ha ambientato scene dei suoi film horror; per edificarlo, la Società Edilizia Moderna (e grazie a Giorgio Muratore e al suo archivio) ha impiegato dieci anni, dal 1915; consta di 18 palazzi e 27 edifici: molti, villini. Ci sono quello «delle fate», la Fontana delle rane, decori con Dante e Petrarca. Perché, già allora, i tempi andati erano considerati i migliori? Fabio Isman