I modelli, le tempere e gli oli, i pennelli: il museo del grande pittore riapre con un'esposizione dedicata al suo lavoro DAL PRIMO MAGGIO AD AMSTERDAM DUECENTO OPERE DA TUTTO IL MONDO DAI GIRASOLI A PÉRE TANGUY LA MOSTRA Dopo un rinnovamento iniziato nel 2010, e che ha richiesto anche sette mesi di chiusura, riapre un museo dei più amati e frequentati al mondo (oltre un milione e mezzo di persone nel 2011): il Van Gogh di Amsterdam. E lo fa dal Primo maggio, con una mostra che sarà, promette, abbastanza eccezionale: Van Gogh al lavoro, oltre 200 opere, di cui 150 dipinti con importanti prestiti dal mondo accanto a quelli che il museo conserva. Un'esposizione così importante, che invece degli abituali tre mesi, durerà fino al 12 gennaio 2014. Nei mesi di chiusura, 75 opere del museo sono state esposte altrove, all'Hermitage di Amsterdam, e hanno attirato oltre 650 mila visitatori, il 71 per cento stranieri. In questi giorni, i maggiori capolavori sono ritornati: dai Girasoli agli Iris, alla Camera da letto dell'artista, ai Mangiatori di patate, al Campo di grano con corvi. LA TAVOLOZZA La mostra si basa su una ricerca durata otto anni; prova a far capire come l'artista lavorava; come, nel tempo, la sua tavolozza è cambiata (esposta anche l'unica sua rimasta intatta, prestata dal Museo d'Orsay di Parigi); proporrà interessanti raffronti, come con una seconda edizione dei Girasoli, della National Gallery di Londra, un'altra della Camera da letto (da Chicago). Ci sarà anche il Ritratto di Père Tanguy (dal museo Rodin di Parigi), raramente prestato e assente dall'Olanda dal 1930: ritrae un mercante parigino di colori, da cui Vincent si riforniva; è del 1888, quando alla morte dell'artista (1853 - 90) mancavano soltanto due anni. Il decennio in cui egli dipinge, nella mostra verrà vivisezionato: i suoi passi seguiti uno a uno, anche con l'aiuto di documenti, lettere e taccuini di schizzi. Il lavoro di analisi, computo anche sulla tecnica, ha permesso di porre in relazione i lavori di Van Gogh con quelli dei suoi contemporanei; così, nell'esposizione ne vedremo di Claude Monet, Paul Gauguin, Georges Seurat, Emile Bernard. Verrà illustrato come il «pittore maledetto» ha imparato la propria arte; i quattro piani del museo, tutti rinnovati, racconteranno che materiali usava, dove li comperava, come dipingeva, da chi imparava, con chi si confrontava. Ma ai visitatori saranno possibili anche degli esperimenti, per dirla così, in proprio: potranno analizzare al microscopio le vernici, scoprire i granelli di polvere inclusi nella pittura. La rassegna è ripartita in varie sezioni: dagli apprendimenti, ai mezzi e materiali; dai Quadri riciclati (quando non aveva quattrini, riusava le tele dipingendole sul retro, o copriva con vernice le immagini presenti), ai colori e alla loro utilizzazione. L'EREDITÀ In Olanda, ovviamente, Van Gogh è un eroe nazionale, non meno di Rembrandt. Nel 1973, gli è stato dedicato il museo, sul vasto piazzale che accoglie anche gli altri maggiori istituti di Amsterdam: il Rijksmuseum e lo Stedelijk. Per ospitare le oltre 200 opere, la massima quantità che esista al mondo, di Vincent: quelle ricevute dal fratello Theo a Parigi, perché le vendesse (invano). A suo tempo, ho potuto intervistare l'ultimo discendente, un nipote; ricordava che quando era piccolo, gli era proibito, e non sapeva perché, giocare a palla in una stanza di casa: vi erano appesi gli ultimi quadri rimasti in famiglia, tra cui La mietitura. Altri Van Gogh importanti sono poco lontano, a Otterlo: al museo Kröller-Müller, donati nel 1935 al Paese, con uno splendido giardino di sculture. Ora che il museo è tutto restaurato con 15 milioni di euro, vi si potranno di nuovo ammirare alcuni tra i suoi celebri Autoritratti (solo a Parigi ne dipinse 27; qui ci sarà pure quello in panni d'artista, con la tela e la tavolozza); i Mandorli in fiore; il Ponte nella pioggia, che è copiato da Hiroshige. Dalle opere d'esordio, quelle di Nuenen, alle stagioni di Parigi, Arles e Saint Remy, fino all'estremo periodo, a Auvers. Dove per esempio conosce (ed eterna) il dottor Gachet, pur dicendo che «mi sembra più malato di me, o almeno quanto me»: lo curerà fino in fondo. Muore a 37 anni; ha dipinto per dieci; ha lasciato più di 600 lettere al fratello Theo: l'ultima due giorni prima di andarsene. E più di mille quadri; molti, capolavori ora osannati: Van Gogh è divenuto un assoluto feticcio. Alla più giovane tra le sorelle, nel 1880, scriveva: «Vorrei fare ritratti che tra un secolo, sembrassero apparizioni»; povero Vincent, lo hanno accontentato, sia pur in modo postumo. Nell'ultima lettera, diceva di non aver avuto figli, ma che considerava come tali i suoi quadri: complimenti, sono cresciuti bene.