«SONO proprio contento che la mia prima visita ufficiale sia stata al Maggio musicale». E' forse uno degli ultimi twett, almeno per alcuni giorni, del ministro dei beni culturali Massimo Bray che già all'inaugurazione del festival, giovedì scorso, aveva detto ai sindacati: «Non vi allarmate se per ingorgo online dovrò interrompere per qualche giorno i messaggi. Resterò comunque in contatto con voi». Che il ministro abbia confermato il suo interesse al Maggio che ha ripetutamente detto di volere «salvare», è positivo. Resta da vedere come lo può aiutare. Se non con un aumento generalizzato del Fus da distribuire equamente tra i 14 teatri italiani che altrimenti protesterebbero. Aumento che però sembra difficile possa ottenere in un momento come questo. Anche se secondo l'ex vicesindaco e ora parlamentare, Dario Nardella, esiste un'altra via d'uscita. La stessa di cui parla il direttore dello spettacolo dal vivo preso il Mibac, Salvo Nastasi, che cambiano i ministri ma lui è sempre lì: una legge speciale per i due unici teatri che fanno festival d'opera in Italia, il Maggio e l'Arena di Verona. Spiega Nardella che l'idea non è nata ora: «Ci stiamo lavorando da un mese. In passato se ne è vagamente parlato ma non è mai stato depositato un provvedimento normativo che adesso invece io sto scrivendo in collaborazione con l'ambiente del ministero dei beni culturali e dopo avere già contattato i deputati toscani e veneti». Evidentemente la legge è sostenuta dal potente Nastasi. In più ne hanno già parlato tra loro anche i sindaci delle due città, Renzi e Tosi. «Si tratta - spiega Nardella - di introdurre una modifica sia nella legge sullo spettacolo che in quella sugli enti lirici e sinfonici per riconoscere uno status speciale ai teatri di Firenze e Verona in modo che possano godere di una canale autonomo ad hoc di finanziamenti per i festival, oltre al Fus per la stagione normale». E gli altri teatri non protesterebbero? «No, non si tratta di distinguere tra teatri di serie A e di serie B come era la vecchia idea. Ma di una novità che parte da una condizione di diversità oggettiva, specifica e inconfutabile: che si tratta degli unici due teatri in Italia che fanno un festival d'opera». Si tratterebbe solo di riconoscere questa caratteristica: «Firenze ha sempre speso molto per il suo festival e non ha mai ricevuto niente», conclude Nardella. Dopodiché, che la legge vada o non vada, la situazione immediata resta la stessa. La legge non sposta di un millimetro l'alternativa esistente: o un accordo durissimo di ristrutturazione della Fondazione, con licenziamenti corposi e drastici tagli di salario, da far sottoscrivere ai sindacati che così si troverebbero sulle spalle l'intera responsabilità di sanare un malgoverno che i lavoratori non sentono come responsabilità loro. O la liquidazione coatta. «Non meriteremmo neanche il Fus attuale se non rimettessimo i conti a posto», ha già messo le mani avanti il commissario Bianchi. E Nardella lo conferma: «Siamo perfettamente in sintonia con il commissario. La legge speciale può anche essere fatta alla svelta ma non avrà valore fin tanto che il tetro non sarà risanato. Il risanamento è condizione necessaria perché i problemi strutturali del Maggio non rendano lo sforzo inutile». Sia il parlamentare che il commissario non nascondono che la strada è stretta e che l'intervento sarà pesante, nonostante Bianchi non ne abbia ancora chiarito i particolari ma a cui ha messo paletti irrinunciabili: non sfondare per i dipendenti fissi il budget di 15 milioni.