Forum con Zubin Mehta E smentisce il trasloco a Parigi: nessuno mi ha chiamato Zubin Mehta: la sua direzione del "Don Carlo" alla prima del Maggio è stata molto applaudita AL FORUM con Mehta erano presenti: Rita Ambrosetti, Mara Batistini, Guido Calosi, Sofia Caneschi, Aurelio Davì, Margherita Falciani, Annalisa Grispo, Alberto Lenza, Claudio Magnini, Jacopo Masini, Marianna Meloni, Elena e Vittorio Oddone, Annamaria Perini, Francesco Rainero, Mario Tognocchi. Maestro, le opinioni del pubblico del Maggio sulla situazione del teatro sono le più diverse. Ma tutti sono d'accordo: lei non se ne deve andare. Eppure molti temono che lo faccia, vista la grave crisi. Si rincorrono le voci di un suo ingaggio stabile a Parigi. Due immagini del forum di Zubin Mehta ieri nella redazione di Repubblica in via Lamarmora (foto Giovannini-Cge) «Per il momento sono fiorentino. Da Parigi non ho sentito nessuno. Se un giorno l'orchestra mi comunicasse la volontà di un cambiamento ne prenderei atto. Da 47 anni dirigo la Filarmonica di Israele e ogni 5 discutiamo se sia opportuno proseguire con il mio impegno; poi i musicisti votano se farmi restare ancora con loro o no. Vorrei che anche a Firenze la decisione fosse dell'orchestra: l'esserne direttore a vita è un onore, non un contratto. D'altronde, successi pari a quelli avuti con l'orchestra del Maggio in tournée, io non li ho mai riscossi con altre formazioni. Eppure dirigo la Filarmoniche di Israele e New York nella stessa maniera, solo che sono i musicisti del Maggio a venir fuori, ognuno con la propria trascinante personalità. Alla fine il vero successo è il loro, io ne sono molto orgoglioso». Ha mai pensato di mettersi accanto un direttore ospite per prepararsi la successione? «Già in passato ho avuto Bychkov e Sinopoli. E, quando sarà pronto il teatro nuovo credo sarà tempo di prenderne un altro». Ha già in testa il profilo del candidato ideale? «Intanto finiamo il teatro (a giugno 2014 è prevista la prima opera), poi si vedrà». Si discute molto del progressivo scollamento tra i fiorentini e il Maggio. Ma perché chi non ha mai frequentato il teatro dovrebbe avvicinarsi proprio adesso e magari interessarsi alla sopravvivenza del Comunale? «In tutte le città del mondo esistono persone che non hanno messo mai piede in un teatro. Ma il teatro è comunque importante non tanto per gli artisti, che vanno e vengono, quanto per l'alto valore dell'arte, che non muore mai. E non importa avere conoscenze particolari di musica per amare Don Giovannidi Mozart, anzi, chi non l'ha IN REDAZIONE mai ascoltato perde qualcosa nella vita. Poi, venendo alla questione di Firenze: l'opera è nata qui, ed è colpevole che proprio nella sua patria abbia queste difficoltà. Perché dobbiamo sempre pregare per ottenere fondi per il Maggio, sia pubblici che privati?». Ma non è così solo a Firenze. «Io lavoro per tre istituzioni musicali - il Maggio, il teatro di Valencia e la Filarmonica di Israele - e tutte stanno agonizzando. Non è giusto, prima di tutto per me. In Israele non ci sono soldi, il governo ha altre priorità e noi artisti prendiamo il 25 dei nostri cachet abituali. Ma almeno ci pagano. Italia e Spagna ormai non pagano più. Io ancora non so quando riceverò il mio compenso per il Don Carlo di ieri. Qui la situazione oggi è davvero d'emergenza: fino a qualche anno fa la cultura era lo 0,4 per cento del bilancio statale, oggi è l'0,2. Salvatore Nastasi, direttore dello spettacolo dal vivo al Ministero dei beni culturali, è un mio amico e prova ad aiutarci come può, ma deve pensare anche alle altre fondazioni lirico-sinfoniche. Per giunta i ministri cambiano continuamente, ma anche i sovrintendenti: io ne ho visti passare una decina da quando sono a Firenze». Ieri ha potuto incontrare il ministro Bray. Che vi siete detti? «Ci siamo parlati due minuti durante l'intervallo. Mi ha detto di essere rimasto soddisfatto dalla serata. E io gli ho risposto, "Meno male". Mi sembra un uomo gentile, tanto più che ha dichiarato ai giornali che farà di tutto per aiutare il Maggio. Comunque il nostro maggior sponsor a Roma è Nastasi. Dobbiamo a lui il supporto economico che ci ha consentito di organizzare le nostre tournée. Il governo ha pagato i viaggi. Inoltre Nastasi preme perché venga introdotta una legge speciale per sostenere adeguatamente Maggio e Arena di Verona». Intanto spetta al commissario Francesco Bianchi combattere con i bilanci in rosso. «Bianchi non vuole liquidare il teatro, e spero non fallisca questa impresa titanica, malgrado il Maggio abbia accumulato (e non solo nel periodo di Francesca Colombo) un debito di 33 milioni di euro. Ma già da quest'anno risparmieremo 6 milioni grazie ai tagli. Da qualche parte si doveva cominciare, e per primo ne ha fatto le spese l'allestimento progettato da Luca Ronconi per Don Carlo. Tuttavia, anche senza scene e costumi, l'opera ha avuto un successo che non mi aspettavo: il pubblico è rimasto comunque toccato dal dramma verdiano. Merito anche del livello altissimo del coro e dell'orchestra che collocherei senz'altro tra le prime nel mondo. Ciò che confermano anche i direttori venuti a Firenze negli ultimi cinque anni: tutti vogliono tornare. Spero che il mese prossimo l'orchestra faccia questa impressione anche a Daniele Gatti, che perciò decida di proseguire anche in futuro la collaborazione con il Maggio. Comunque a me non interessa portare a Firenze grandi nomi; voglio soprattutto bacchette eccezionali in cui credo fermamente, a prescindere da come si chiamano». Del resto direttori talentuosi, e giovani, se ne trovano ormai parecchi in giro. «Certo. Basti pensare che al Maggio ho invitato Gustavo Dudamel quando ancora non era ancora una star internazionale. E l'anno scorso abbiamo potuto ascoltare l'americano Ryan McAdams e Juraj Valcuha che torneranno presto». Intanto, piuttosto, salviamo il Maggio. Quanto conta il suo parere quando vengono prese decisioni finanziarie importanti per il teatro? «Vengo informato, ecco tutto. Bianchi comunque ha promesso ai sindacati che l'organico di orchestra e coro non sarà toccato dalla ristrutturazione. Questo conta per me, dato che i musicisti hanno già sacrificato molto: in proporzione, rispetto a dieci anni fa, i loro stipendi sono diminuiti. Invece quante altre persone il commissario dovrà licenziare, per adesso non è stato comunicato». Sarà sufficiente la cura Bianchi? «E' necessario che le sponsorizzazioni private crescano: di oggi la notizia che Società Autostrade sponsorizzerà tutto il nostro ciclo di concerti dedicati a Verdi e Wagner. Del resto dal governo non possiamo aspettarci più di quanto tuttora arriva e che, per giunta, è destinato a diminuire sempre più. Ma per sollecitarle bisogna defiscalizzare. Ne ho parlato con un bel po' di ministri, fin da quando alla Cultura c'era Buttiglione. Anche con Monti. Tutti d'accordo con me, ma nessuno ha mosso un dito. E poi dicono che i fiorentini sono avari. Da trent'anni lo sento dire e non ne posso più. Ma la colpa è di com'è concepita la fiscalità italiana ». E bisognerà anche pensare a un pubblico nuovo. «In effetti al Comunale facciamo prove generali per le scuole, ma pochi concerti davvero pensati per bambini. In Israele, invece, io stesso li dirigo, e sono eventi concepiti apposta per loro. Del resto i bimbi adorano la musica barocca, perché è molto ritmica, e quella contemporanea, mentre sono completamente sordi al romanticismo e a Brahms. Il problema non è solo portare i giovani, ma anche far sì che ritornino». (testo raccolto da gregorio moppi, fulvio paloscia, gaia rau)