A che punto è Catania dal punto di vista culturale? Se n'è parlato il 13 aprile scorso nel Forum catanese della Cultura e dell'Ambiente (Etna Garden Club, Fai delegazione di Catania, Inner Wheel di Catania, Istituto italiano dei Castelli sezione Sicilia, Italia Nostra sezione di Catania). Nel corso dell'incontro - moderato dal giornalista e scrittore Piero Isgrò - sono stati evidenziati gli aspetti più salienti delle criticità che presenta la città sotto l'aspetto culturale. I punti chiave di quel dibattito fanno adesso parte di un documento inviato al presidente della Regione Siciliana e potranno essere al centro dell'agenda del nuovo sindaco di Catania. Questi, secondo i risultati del Forum, i luoghi della Cultura che meritano la patente di "sorvegliati speciali" e le proposte per la città. BIBLIOTECA URSINO RECUPERO Le Biblioteche Riunite "Civica e A. Ursino Recupero " hanno origine dalla Librerie dei Padri benedettini, delle soppresse Congregazioni religiose catanesi, la Biblioteca - Museo Mario Rapisardi, la Biblioteca del barone Antonio Ursino-Recupero ereditata alla sua morte, e da tutte le altre numerose collezioni o singole opere che nel tempo hanno e continuano a pervenire per dono o per acquisto. A partire dal secolo scorso la Biblioteca raccoglie, prevalentemente, materiale di interesse locale e siciliano per oltre 270.000 volumi. Questo gioiello della cultura cittadina, all'altezza delle grandi biblioteche nazionali ed europee, di certo non inferiore per bellezza architettonica e prestigio culturale per esempio alla biblioteca del Trinity College di Dublino, resta senza risorse economiche certe. La sua esistenza paradossalmente, grava sulla generosa disponibilità della direttrice Rita Carbonaro che fa il lavoro di cinque-sei persone senza per altro essere pagata regolarmente. Attualmente l'Ente vanta un credito verso il Comune di Catania di oltre 1.457.393,70 euro più 258.000,00 euro relativi all'anno 2013. IL contributo obbligatorio fissato in 344.000,00 euro quest'anno è stato decurtato del 25 come da nota del Comune di Catania Direzione Cultura e Turismo del 5 Marzo 2013, Prot. N. 72507, con la quale si comunica che con deliberazione n. 14 del 2022013 avente ad oggetto "Approvazione Piano di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell'art. 243 del TUEL, introdotto dal Decreto Legge 10 Ottobre 2012 n. 174 convertito con Legge n. 2132012" l'Amministrazione comunale ha previsto, ai sensi dell'art. 243 sopra citato la riduzione dei costi per trasferimenti a terzi, pertanto per l'anno 2013 il contributo di 344.000 euro sarà ridotto del 25 ed ammonterà a 258.000,00 euro. In questi ultimi anni tale somma iscritta in un capitolo di spesa destinato alla Biblioteca, inserita nel bilancio preventivo del Comune e approvata, è stata erogata con saltuari contributi che sono stati destinati alle spese straordinarie come il TFR degli impiegati andati in pensione, una parte degli "Oneri previdenziali assistenziali", "imposte e tasse e oneri aggiuntivi", spese di assicurazione, alcune mensilità di stipendio alla direttrice, etc. Si chiede che il finanziamento venga ripristinato. TEATRO MASSIMO BELLINI E' uno dei più bei teatri lirici italiani il cui bilancio è stato purtroppo decurtato dalla Regione di circa sei milioni di euro. Circa il 40 per cento. Si tratta di un danno alla cultura e alla memoria perché questo teatro nel passato ha ospitato grandi opere, grandi cantanti, grandi registi. A non dire che porta il nome del figlio più illustre di Catania, Vincenzo Bellini. Basterebbe questo per spingere gli amministratori a trovare e impegnare risorse che servano a onorare uno dei più grandi musicisti europei. TEATRO STABILE Si tratta dell'altro grande ente culturale della città. Soffre degli stessi problemi del Massimo. Tagli di bilancio, tagli di personale e di stipendi. In più, il Teatro non ha un presidente da otto mesi dopo le dimissioni di Pietrangelo Buttafuoco. Come sappiamo la nomina dei vertici degli enti culturali, a Catania come altrove, spetta alla politica. Questo può determinare non pochi problemi. Un tempo, le cose funzionavano diversamente: il teatro andava in giro per il mondo e portava alto il nome di Catania. Il fatto stesso che personaggi fondamentali, come Turi Ferro e Mario Giusti, non siano mai stati ricordati è eloquente del poco interesse e della dimenticanza. MUSEO DEL CASTELLO URSINO. Due piani del castello, monumento di altissimo pregio architettonico, storico e militare, sono inagibili perché manca la scala anti-incendio. I soldi stanziati dalla Comunità europea per la costruzione di questa scala sono andati perduti perché l'amministrazione comunale e quella regionale non si sono messi d'accordo su un progetto unico. La politica, si difende col fatto che non ha i soldi necessari. La scala del Castello sta lì a smentirla clamorosamente. LA CITTÀ DELLA SCIENZA Fa riferimento all'Università, è situata in via Simeto; si estende per circa 2500 metri quadri, con un percorso espositivo di 600 metri. Il progetto era stato concepito e realizzato dai rettori Enrico Rizzarelli e Ferdinando Latteri; quest'ultimo aveva affidato la realizzazione del percorso espositivo al prof Gaetano Foti. La CdS è stata inaugurata, in modo provvisorio, nel 2008 con la mostra START che per circa due mesi è stata visitata da un centinaio di studenti al giorno e dal pubblico solo nei fine settimana. La struttura è stata completata il 31 dicembre 2009 come previsto dal piano finanziario (circa 5 milioni) consegnato al Ministero della Pubblica Istruzione che è l'ente finanziatore e controllore. Nonostante ciò la CdS è rimasta chiusa per due anni (biennio 2010-2011) "per mancanza di fondi" necessari per pagare il personale (12 unità). Il paradosso, per altro, consiste nel fatto che non possono essere chiesti ulteriori finanziamenti dal momento che resta indeterminata la struttura operativa della CdS che fa riferimento, come ricordato, all'Università. A metà del 2012 è stata affidata la gestione al Centro universitario Kutgana che ha aperto con cadenza mensile soltanto la sala conferenze. Ma si è trattato di un palliativo poiché il pubblico è ancora escluso dalla fruizione del percorso espositivo. PARCHI archeologicI I Parchi archeologicI sono da tutelare per motivi culturali scientifici e nell'ottica della valorizzazione turistica ed economica dei territori. L'attuale struttura dei Parchi ha condotto ad una migliore offerta integrata sul piano culturale e turistico ed ha evidenziato l'unitarietà dei territori per cui le aree archeologiche non sono più considerate, come in precedenza, ambiti chiusi nel territorio, ma in una logica di distretto culturale che mette insieme musei, parchi e realtà culturali pubbliche e private in un sistema di relazioni di cui il Parco costituisce l'elemento centrale, nella logica di collegare la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali con la fruizione turistica; uno dei motivi per cui si auspica il loro mantenimento nonché l'attuale riforma regionale dell'Assessorato per i Beni Culturali. Mettere in rete e fare sistema significa indicare un nuovo tipo di fruizione. Spesso il coinvolgimento delle comunità locali hanno fatto vivere il Parco archeologico anche laddove è mancato il finanziamento regionale. La difesa dei Parchi archeologicI va fatta non solo dal punto di vista culturale e turistico, ma anche in punto di diritto. Il Ministero dei Beni Culturali, nell'agosto 2012, ha emanato le linee guida per l'istituzione dei parchi archeologicI cui devono attenersi anche le regioni a statuto speciale quale è la Sicilia. Linee guida nelle quali si evidenzia come positivo il modello siciliano, il primo ad essere sperimentato e quindi non va cancellato. CASA-MUSEO GIOVANNI VERGA Questo bellissimo appartamento borghese di fine Ottocento, che attira studiosi e turisti da tutta Italia, e non solo, resta chiuso la domenica e i giorni festivi. Resta cioè escluso nei periodi in cui i visitatori sono potenzialmente più numerosi. Il Museo civico belliniano Stesso discorso per la casa natale della maggiore gloria cittadina. Non solo. La collezione di cimeli belliniani andrebbe arricchita. Occorre acquisire nuovi documenti, oggetti, e quant'altro per fare del Museo un grande centro studi. Bisogna inoltre garantire una maggiore sicurezza economica. In atto, il responsabile si divide tra il Museo e l'Archivio di Stato. Valorizzazione delle periferie e l'iniziativa dei privati Catania, che negli ultimi decenni si è enormemente allargata in periferia, è rimasta una città piccola, una città culturalmente concentrata nei vecchi quartieri storici. Il Forum propone di allargare questa città, per altro oppressa drammaticamente dall'eccessivo inurbamento dei migranti, dal traffico, dal commercio pletorico e spesso abusivo. Nello specifico propone di realizzare un grande museo di arte moderna a Librino che è diventata una sorta di Catania Due. Ma ci sono altre iniziative che potrebbero essere pensate e discusse. Va segnalata, in proposito, l'azione di Antonio Presti, che ha voluto valorizzare la città satellite con progetti improntati al culto della bellezza, coinvolgendo le scuole. Il ruolo degli imprenditori privati nel potenziamento dell'offerta culturale è certamente positiva. Basti pensare all'attività della Fondazione "Puglisi Cosentino" nel Palazzo Valle. Da ultimo la mostra dei coralli. Queste iniziativa non possono sostituire il ruolo pubblico nei confronti della cultura ma aprono sulla questione un dibattito certamente utile per soluzioni appropriate. Giovanna Cosentino di Rondè, presidente dell'Etna Garden Club di Catania, Antonella Mandalà, capo delegazione di Catania del FAI (Fondo Ambiente Italiano), Lella Pavone, presidente dell'Inner Wheel Catania, Filippo Cosentino, presidente della sezione Sicilia dell'Istituto italiano dei Castelli, Antonio Pavone, presidente della sezione di Catania di Italia Nostra (Forum catanese della Cultura e dell'Ambiente) 01052013