«E' stato un contatto intenso ed emozionante». Franco Faranda, storico dell'arte alla Soprintendenza ai beni artistici e storici di Bologna, ha coordinato l'intervento sull'icona della Madonna di San Luca. Racconta la sua esperienza diretta, al di là del restauro eseguito con minimi interventi. Che cosa l'ha colpita rimanendo a lungo davanti all'icona? «Se si ha la fortuna, come l'ho avuta io, di stare a tu per tu, da solo, con questo capolavoro, riesci a percepire emozioni che vanno ben oltre l'immagine. Il capolavoro che è si rivela». Che cosa ha di particolare quest'opera? «La qualità. La straordinaria qualità di un ritratto che non è semplicemente un'immagine devozionale, ma la realizzazione di un grande artista». Un grande artista rimasto però anonimo. «Era normale per il periodo storico». Si riuscirà mai a sapere almeno la provenienza geografica? «Posso anticipare che questa Madonna ritengo sia del tutto occidentale. Nel XII secolo, gli artisti in Oriente e Occidente si esprimevano allo stesso modo. Ma dentro lo schema classico della madre di Cristo "che indica la via", il tono colloquiale, il modo in cui avvolge il figlio, sono segni di fattura occidentale. Penso addirittura che sia da privilegiare l'ipotesi di provenienza padana. Lo studio è in corso».