CROCETTA annuncia un cambio di marcia nella gestione della cultura: ricorso alle risorse europee, tagli agli sprechi, azzeramento delle consulenze; provvedimenti che vanno nella direzione dell'uso razionale dei soldi pubblici. È giustificata la protesta degli enti teatrali? Lo chiediamo ad Andrea Camilleri che da Roma segue con attenzione ciò che accade al di qua dello Stretto. «IO non credo che la protesta degli enti teatrali sia dovuta al taglio degli sprechi delle consulenze e del magna magna. Credo invece che ci siano tagli che possono investire le vere necessità di quei teatri. Quindi la questione va esaminata, e attentamente, perché il taglio degli sprechi non corra il rischio di diventare un taglio su qualcosa di sostanziale». In passato mamma Regione è stata prodiga con tutti, strutture di serie A e ricettacoli di guitti. Ora riduce in modo sensibile a tutti. È giusto? «Attenzione: le sovvenzioni date in modo indiscriminato sono sempre un male, così come sono un male i tagli indiscriminati. A un errore precedente non si può rimediare con un altro errore». Non siamo forse vittime del nostro troppo avere a livello regionale: due teatri stabili, due teatri lirici, una fondazione di teatro classico, un'orchestra sinfonica. Nonè un'esagerazione? «Io mi augurerei che in ogni città e paese siciliano ci fossero un teatro di prosa, un teatro lirico e un'orchestra stabile, perché questo sarebbe il segno estremo della civiltà di un Paese». E a cosa servono teatri di piccolo cabotaggio? «Se sono di piccolo cabotaggio ma di buona qualità, hanno una funzione culturale molto importante». Cosa ne pensa del fatto che papà Stato e mamma Regione debbano sovvenzionare costosissime produzioni, soprattutto nella lirica, orchestre esosissime, strutture impegnative? Non sarebbe più giusto che in qualche maniera si introducessero le leggi del mercato, fatto salvo un contributo per le strutture di eccellenza? «Sì, certo, procurarsi sovvenzioni attraverso canali privati dovrebbe essere un fatto doveroso di ogni orchestra e teatro, perché la sovvenzione privata significa avere un riscontro nel mercato. Ma quello delle sovvenzioni ai grandi enti lirici o alle grandi orchestre non è un problema siciliano: anche la Scala di Milano è in crisi da questo punto di vista, come il Maggio fiorentino». Come rendere produttivo il fantastico patrimonio culturale siciliano? «Anzitutto mantenendolo in vita, poi dando alle iniziative del nostro patrimonio culturale la più ampia pubblicità possibile, così che a fruirne non siano solo i siciliani ma anche i numerosi turisti che giungono nell'Isola. Ogni anno a Bayreuth, per le celebrazioni wagneriane, arriva gente da tutto il mondo. Se facessimo lo stesso, per esempio, col nostro Bellini, non sarebbe mica male...». Alla vigilia delle elezioni regionali, tramite Repubblica, lei lanciò un appello per Crocetta? Lo rifarebbe? «Certo, e senza il minimo dubbio». Come giudica l'operato del governo regionale in questi sei mesi? «Non vivo in Sicilia e non ho elementi per poter dare una risposta concreta. Ma il fatto stesso che la Sicilia sia stata la prima Regione ad abolire le Province mi sembra già un bel passo positivo in avanti». Al Turismo Battiato è transitato come una meteora. Che idea si è fatto della vicenda? «Secondo me Battiato ha sbagliato in una sola cosa: nell'aver usato poca diplomazia. D'altra parte, dato il rumore seguito alle sue dichiarazioni, non credo che Crocetta potesse agire diversamente». Il nuovo assessore ai Beni culturali è Mariarita Sgarlata, un'archeologa. Pensa che potrà mettere a frutto la sua esperienza professionale e migliorare la fruizione dei beni archeologici? «Glielo auguro e me lo auguro, perché la rivalutazione dei nostri beni archeologici è in Sicilia un'esigenza primaria». Il mondo dei beni culturali è stato infestato da affaristie truffatori: per tutti basti ricordare i soldi incassati alle biglietterie da una società privata e mai versati alle casse regionali. Come attivare anticorpi affinché queste cose non possano più accadere? «La sua domanda mi straluna letteralmente: ma in questi casi non esiste un codice penale per i truffatori?».