RICOMPOSTO nella sua successione integrale di sette tavole, dopo il restauro dei due pannelli dei Santi Benedetto e Antonio Abate acquisiti nel 2000 dal ministero per i Beni culturali, il Polittico degli Zavattari, membri di un'antica famiglia milanese, torna all'originario splendore nella Cagliostra di Castel Sant'Angelo, dove rimarrà esposto fino al 19 maggio. CONSIDERATO una delle più importanti testimonianze della pittura lombarda della metà del XV secolo, il polittico dipinto dagli Zavattari, è stato protagonista di una lunga e complessa storia. Smembrato circa un secolo fa per essere venduto nel mercato antiquario, quando nel 1928 entrò a Castel Sant'Angelo, a seguito della donazione dei coniugi Contini, si componeva di5 pannelli: la Vergine in trono col Bambinoei santi Giovanni Battista, Vittore, Ambrogio e Pietro. Le altre due tavole, individuate in una collezione privata da Roberto Longhi nel '57, furono acquistate dal Mibac nel 2000, ma il loro passato è ancora avvolto nel mistero. «Solo ieri (mercoledì, ndr) - spiegano le restauratrici Laura Cibrario e Fabiola Jatta - grazie a una foto d'epoca siamo riuscite a risalire al periodo in cui il polittico fu smembrato, fra il 1880 e il 1928. Una scoperta fondamentale per la ricostruzione delle vicende legate all'opera». Il restauro del polittico è stato presentato ieri dalla soprintendente per il Polo museale romano, Daniela Porro, e dal direttore del museo di Castel Sant'Angelo, Maria Grazia Bernardini, che ha sottolineato: «Per l'occasione sarà di nuovo fruibile al pubblico la sala della Cagliostra, ambiente cinquecentesco affrescato con grottesche da Luzio Romano e Perin del Vaga, che deve la sua fama al conte di Cagliostro, qui detenuto per 16 mesi nel 1789, con l'accusa di eresia, massoneria e stregoneria»