«La recinzione rischia di essere percepita come una provocazione, o peggio, una sfida». Recuperato dalle foto d'archivio, il cancello per l'Arco della Pace avrebbe dovuto proteggere il monumento alla riconciliazione di Vienna dagli assalti dei vandali e dagli attacchi dei writer. Il soprintendente ai beni paesaggistici aveva sottoposto al sindaco sei mesi fa un'inferriata alta due metri r venti, colore nero, una spesa di 100mila euro e lo sponsor della maison Cavalli. Ieri l'altro Giuliano Pisapia la valutato l'ipotesi in una riunione a Palazzo Marino: «No, sarebbe un elemento di divisione». L'assessore Pierfrancesco Maran ha rafforzato il giudizio: «Piuttosto, cercheremo le risorse per restaurare i marmi». Il soprintendente Alberto Artioli ha ascoltato e lasciato cadere l'idea: «Non voglio imporre una soluzione non condivisa». L'Arco non sarà più ingabbiato. Pace. Era stata già scelta la ditta e assegnato l'appalto. Contrordine: scordiamoci il cancello, era un elemento di discordia. Spiega l'architetto Artioli: «Il sindaco non vede nella recinzione la soluzione dei problemi». I problemi, ripiloghiamoli: «Offese. Maleducazione e dall'inciviltà. La polizia locale l'ha più volte segnalato: bivacchi, fuochi sotto i fornici, bravate, graffittari, balordi, fino agli incoscienti di Capodanno che hanno sparatp i bengala e fatto crollare le decorazioni». Ciò detto, Artioli non vuole «imporre» la sua strategia difensiva: «Anche se la normativa consentirebbe di collocare la cancellata su un immobile statale, senza autorizzazione comunale spiega ritengo che l'operazione debba essere condivisa con la giunta. E dunque: rispettando la richiesta del sindaco, non si procederà nell'operazione». Ci si limiterà a montare un cantiere per i lavori di restauro. Ricordate gli assalti lla collina verde in Monte Nero? E le contestazioni per le transenne alle Colonne di San Lorenzo? La giunta vuole smarcarsi dalle politiche "repressive" del centrodestra ed evitare tensioni: «Meglio dialogare con i cittadini». Un neonato comitato per i residenti, peraltro, s'era già fatto sentire con il sindaco: «No al cancello!».