L'appello del curatore Crevatin a Comune, Provincia e FondazioneCRT affinchè prendano i volumi, anche per svuotare il deposito di via Caboto, che dopo il fallimento è in vendita Oltre 500mila volumi della fallita libreria La Fenice di Franco Zorzon rischiano di finire presto al macero. Per essere venduti al valore della carta straccia in maniera tale da liberare il deposito di via Caboto dove sono accatastati che peraltro è già sul mercato. Tutto questo per realizzare in poco tempo i soldi necessari a pagare - seppur in minima parte - i creditori coinvolti nel crac. Praticamente a rischio è tutta la produzione editoriale della storica libreria (edizioni Italo Svevo) custodita sia all'interno della Fenice ma anche e soprattutto nel deposito di via Caboto. Lì ci sono vere e proprie montagne di libri. In particolare si tratta di volumi di spiccato interesse locale che spaziano dalla storia di Trieste austriaca, della Seconda guerra mondiale e di attualità. Ma ci sono anche anche libri dedicati ai rioni cittadini. Tra gli autori figurano Silvio Benco, Carpinteri e Faraguna, Carlo Milic, Silvio Maranzana, Fulvia Costantinides, Fulvio Fumis. Poi Livio Poldini, Silvio Benco e tanti altri. Decine e decine di nomi. Spiega preoccupato il curatore fallimentare Giancarlo Crevatin: «Il magazzino di via Caboto ha una superficie di circa 500 metri quadri, tutti ingombri di libri, per cui si stimano circa 1.500 metri cubi di libri. Una parte di tali volumi non ha alcun valore economico, trattandosi di edizioni fuori catalogo o di libri di testo o guide turistiche ormai superate. Però circa 200 metri quadri del deposito sono occupati da volumi che possono ancora rivestire un certo interesse a Trieste». Aggiunge: «Le finalità del mio incarico affidatomi dal giudice Giovanni Sansone sono quelle di liquidare l'attivo per soddisfare, almeno in parte, i creditori della fallita libreria, e tra l'attivo figura l'immobile di via Caboto che è di proprietà dell'azienda fallita. Per questo motivo l'immobile è già stato posto in vendita e si spera che qualcuno lo acquisti a breve. Ma l'acquirente ha diritto ad acquistare l'immobile libero e vuoto e quindi il materiale in esso contenuto, se non dovesse trovare un interesse, dovrà essere macerato». Ma c'è di più. «Allo stesso modo - spiega ancora il commercialista Crevatin - i locali in Galleria Fenice non sono di proprietà dell'azienda fallita e la permanenza di libri in quel luogo fa maturare per il proprietario il diritto a percepire un affitto (ammonta a 7mila euro al mese, ndr) e quindi anche in questo caso è necessario liberare quanto prima i locali. Dunque la missione è quella di vendere tutti i libri in blocco. Niente svendite per il pubblico. Visti gli ipotizzabili costi di conduzione dei locali di Galleria Fenice, non è possibile procedere ad una svendita prolungata nel tempo dei libri accatastati in via Caboto e altrettanto impensabile è di procedere ad una svendita nello stesso magazzino di via Caboto che si trova lontano dal centro di Trieste ed è privo delle basilari norme di sicurezza. A Crevatin non resta che lanciare un appello. «Vendere in blocco. L'obiettivo è che uno o più enti lo acquisiscano», spiega il curatore. Che proprio per questo motivo ha inviato nei giorni scorsi un appello accorato e un invito pressante a manifestare il loro interesse per la conservazione del patrimonio culturale della Fenice: destinatari Franco Miracco, assessore alla Cultura del Comune, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat e il segretario generale della Fondazione CrTrieste Paolo Santangelo. «Questa è l'unica strada percorribile per salvare il patrimonio della Italo Svevo, prima che sia troppo tardi».
TRIESTE - I 500mila libri della "Fenice" rischiano il macero
Il curatore fallimentare Giancarlo Crevatin ha lanciato un appello affinché Comune, Provincia e Fondazione CRT acquistino i volumi della fallita libreria La Fenice di Franco Zorzon, che rischiano di finire al macero. I libri sono stati accatastati nel deposito di via Caboto, che è già in vendita, e sono stati stimati in circa 1.500 metri cubi. La missione è quella di vendere tutti i libri in blocco, senza svendite per il pubblico, per liberare il deposito e realizzare i soldi necessari per pagare i creditori. I libri sono di spiccato interesse locale e includono opere di autori come Silvio Benco, Livio Poldini e Fulvia Costantinides.
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