Resti di costruzioni sulla Calvana: una città etrusca? La soprintendenza: zero certezze, zero fondi PRATO C'è forse un tesoro archeologico sui monti della Calvana, che merita di essere conosciuto e conservato. Si trova a Poggio Castiglioni, nel sito della «Bucaccia», dove sorgono nel gergo proprio della materia estesi recinti insediativi, opere murarie a secco (senza calce), acquidocci e piattaforme lapidee. Tutte opere simili a quelle rinvenute con scavi archeologici solo un chilometro più a valle, a Gonfienti, e che erano state erette dagli Etruschi. Se davvero, come sostengono numerosi studi ( tra cui Presenze etrusche in Calvana. Siti e necropoli, 2008-Provincia di Prato) fossero risalenti al periodo protostorico, saremmo di fronte a una delle più grandi miniere archeologiche a cielo aperto dell'intera Toscana. Uno studio geologico elaborato dal giovane pratese David Fastelli nella sua tesi di laurea Studio Geoambientale dell'antico paesaggio antropico del sito della Bucaccia appena discussa a Firenze con i professori Carlo Alberto Garzonio e Giuseppe Centauro ha riacceso i fari sulla vicenda: i suoi studi legano i Monti della Calvana, alla presenza di siti d'altura, di remota antropizzazione, ricollegabili a Gonfienti e non solo. Lo studio geologico mostra come quelle strutture non possano essere derubricate ad opere realizzate per un semplice uso agricolo ma abbiano radici più profonde. Tra gli indicatori evidenziati in alcuni studi anche le modalità costruttive in opera poligonale, il loro particolare assetto, lo sfruttamento delle risorse e dell'acqua con imponenti canalizzazioni.Una serie di villaggi attorno a quello che era il porto commerciale più importante dell'età del Ferro. Dei resti sulla Calvana, nonostante gli studi e le segnalazioni (persino quelle pubblicate, ed in ultimo le perlustrazioni geo-ambientali di Fastelli), il sito della «Bucaccia» non è mai stato inserito, neppure nelle aree a rischio, nella Carta Archeologica di Prato edita dalla Provincia a cura della Soprintendenza e della stessa dottoressa Poggesi. Accorgimento, questo, che avrebbe potuto mettere il sito in protezione, al riparo dal degrado. La zona, infatti, si trova in uno stato di incuria, esposta e di libero accesso, attraversata anche da maiali e bestiame lasciati allo stato brado. La funzionaria della Soprintendenza Gabriella Poggesi spiegaperò: «La carta archeologica è prodotta sulla base di dati reali: questo non significa che in futuro non possa uscire un volume integrativo, ma per ora i dati della scienza non ci hanno detto a che epoca appartengano quegli insediamenti». Poggesi spiega che «le risorse sono scarse e le priorità diverse» e mette in guardia dal fatto che «rendere pubblica l'esistenza di quegli insediamenti può attirare tutti gli psicolabili del mondo a caccia del tesoro, visto che quei luoghi sono indifendibili». In tempi di tagli e spending review, che hanno «falciato» anche le sovvenzioni alle soprintendenze, inevitebile che anche la conservazione dei beni culturali e archeologici, infatti, segua una precisa politica di priorità legata alla scarsezza di fondi. In pratica i soldi sono pochi, già insufficienti per trattare con la giusta rilevanza l'insedimento etrusco di Gonfienti: se dunque si tentasse di dare sostanza e corso agli studi che certificano la presenza di altri insediamenti si dovrebbe provvedere conseguentemente a tutelarli. Con un inevitabile aggravio di costi, in questo momento insostenibile.