Givone: questa piazza è orribile, rifacciamola con un concorso d'idee e un referendum popolare Una battaglia di idee per la futura piazza della Repubblica. Una nuova vita che non contempla, tra l'altro, la presenza degli chiacchieratissimi dehors. «Magari ci potrebbero essere dei tavoli che appoggiano direttamente sulla pietra anziché sulla formica di quelle "astronavi". Ci potrebbe essere un monumento al centro, e poi si potrebbe dare alla gente la possibilità per una volta di dirigere lo sguardo in basso anziché in alto. E scoprire, magari attraverso un vetro, quello che c'è sotto la piazza, il vero cuore di Firenze: il castrum romano». Quello di Sergio Givone, assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, è un sogno da esteta, perché «il compito di ripensare e di progettare lo lascio a chi ne sa più di me». Però ci sta pensando seriamente, l'assessore-prof, a ridare alla città una nuova piazza della Repubblica, e lo sta facendo con l'idea di dar vita ad un concorso di idee che coinvolga una serie di architetti di fama, invitati a presentare dei progetti di riqualificazione, che poi andrebbero esposti e valutati dai cittadini, come in una sorta di referendum popolare. «Piazza della Repubblica così com'è è uno spazio sbagliato, nato male, un aborto di piazza. Quel cuore della città a vita nuova restituito (come si legge nella grande lapide che sovrasta l'arco, ndr), è un cuore tristissimo». E sì che si parla del vero centro nevralgico di Firenze, quello da cui tutto prese forma, lo stesso punto in cui un tempo si incrociavano il cardus e il decumanus, le due arterie dell'assetto romano e dove, fino allo sventramento tardo ottocentesco si trovava il ghetto ebraico. «Vorrei rompere una volta per tutte il tabù del "com'era dov'era", ovvero del dover necessariamente cristallizzare tutto così com'è continua Givone Vale la pena fare un lavoro di utopia, un po' visionario, immaginando qualcosa che ci porti al di là di questo anonimo e opaco presente». E questo non significa necessariamente stravolgere in toto l'immagine attuale. «Guai ad agire con l'idea che il nuovo è per forza sinonimo di buono, ma è altrettanto sbagliato congelare. Una città è un organismo vivente, se viene congelata muore. É per questo che credo che quella piazza vada ripensata senza paura e con una precisa consapevolezza critica». Nei piani di Givone che è già andato a bussare a una serie di imprenditori fiorentini, che si sono mostrati interessati al progetto, per l'eventuale finanziamento dei lavori c'è quello di organizzare un concorso a chiamata, che inviti quegli architetti (italiani ma non solo), piccoli e grandi, che nel tempo hanno manifestato amore e interesse per la città e per le sue evoluzioni. «Penso che ci sia bisogno di andare alla radice del problema e chi, se non un architetto, può farlo? Per questo ho intenzione di mandare una serie di inviti a tutti quegli architetti che hanno dimostrato di avere Firenze nel cuore». E, ragionando per ipotesi, una volta presentati i progetti, cosa dovrebbe succedere? «Chiederei di realizzare anche dei modelli, che vedrei bene esposti in una mostra al Forte Belvedere, alla quale i fiorentini sarebbero chiamati a partecipare, per dire la loro e scegliere il vincitore». Con la possibilità, ca va sans dire, che nessuno dei partecipanti aggradi i cittadini e che quindi tutto rimanga così com'è. D'altronde di tentativi o proposte di riqualificazione-cambiamento-rinnovamento negli anni ne sono stati fatti a bizzeffe. Dal direttore degli Uffizi Antonio Natali che ha più volte auspicato ad un ritorno della scultura dedicata a Vittorio Emanuele II, fatta spostare nel 1932 al centro del piazzale Vittorio veneto alle Cascine, fino all'idea, di tre anni fa, dell'allora novello sindaco Matteo Renzi che propose di creare un ufficio informazioni turistiche in cristallo che riprendesse le fattezze del cubo-Apple store sulla Fifth Avenue a New York. Passando per la più recente terrazza-nuvola, un parallelepipedo in cemento che sarebbe andato ad innalzare l'attuale edificio che ospita La Rinascente. Ad oggi niente di tutto ciò è stato realizzato, ma l'idea di ragionarne ancora potrebbe essere un nuovo punto di partenza. Il primo passo però è ancora tutto da fare. «Per prima cosa c'è da confrontarsi con la città, con le soprintendenze e con altri soggetti chiarisce Givone E poi c'è da trovare i denari. Anche solo fare un concorso ha dei costi, non proibitivi, ma devo essere sicuro di poterli sostenere. Sono fiducioso, i colloqui con alcuni imprenditori fiorentini mi fanno ben sperare. Ho l'impressione che la grande installazione di Mimmo Palladino in piazza Santa Croce (in occasione di Florens 2012, lo scorso novembre, ndr) abbia fatto da apripista. I fiorentini si sono resi conto che le loro piazze possono essere spazi aperti a nuove forme di vita, d'arte e di cultura».
Tavolini senza dehors nel cuore di Firenze
L'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, Sergio Givone, vuole ripensare la piazza della Repubblica a Firenze. Ha l'idea di organizzare un concorso di idee per coinvolgere architetti e cittadini nella scelta del progetto. Il concorso sarà aperto a architetti italiani e stranieri, e i progetti saranno esposti e valutati dai cittadini. Givone vuole creare un'utopia visionaria per la piazza, immaginando un nuovo spazio che non sia solo un luogo di incontro, ma anche un'opportunità per scoprire il cuore della città. Il progetto richiede una grande quantità di denaro, ma Givone è fiducioso che possa essere sostenuto da imprenditori locali.
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