La Taranta al ministero della Cultura. L'immagine è potente, simbolicamente quasi eversiva. E si attenua appena un po' se si pensa che Massimo Bray è anche sinonimo di Treccani, Istituto dell'enciclopedia italiana, ovvero un tempio della cultura «alta». Ma il corto circuito resta vertiginoso: vedere il presidente della Fondazione Notte della Taranta promosso ministro della Cultura è una cosa che certamente allarga il cuore dei pugliesi. E' il punto d'arrivo di una lunga marcia, quella che ha visto la musica popolare salentina «riscattarsi» da uno storico stigma di miseria e ignoranza guadagnando progressivamente attenzione, rispettabilità, ammirazione fino a non molto tempo fa impensabili. Una marcia che si è svolta in parallelo con quella dell'intera regione, che sul piano della cultura e dell'immagine ha guadagnato negli ultimi venti anni una visibilità senza precedenti sulla scena italiana e non solo. Abbiamo accumulato un capitale che ha certamente aiutato Bray ad arrivare su quella poltrona. Ora lo stesso Bray deve cercare di valorizzarlo al meglio, tenendo fede a ciò che ha sempre sostenuto: che la cultura può essere una leva di sviluppo per la Puglia, per il Sud e per l'Italia tutta. Proprio per questo ci auguriamo, nonostante i tempi siano grami, che gli riesca di fermare la pericolosa corsa all'azzeramento dei finanziamenti pubblici per la cultura e lo spettacolo. Abbiamo bisogno di libri e biblioteche, di musica e di danze per non dimenticare chi siamo. E per capire dove andiamo.