«I COMITATI sono i migliori anticorpi contro il virus della pessima amministrazione di questi anni e quando si parla di grandi opere pubbliche, sarebbe da stupidi non valutare bene l'estrema friabilità di una terra come quella ligure». Domani alle 17.45 a Villa Imperiale, il sindaco Marco Doria consegnerà il Grifo d'argento a Salvatore Settis, ordinario di storia dell'archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, una delle rare voci che in Italia ha saputo coniugare - facendosi molti nemici - la difesa del paesaggio e del territorio con quella della legalità e della buona politica. Professore, ad applaudirla in sala ci saranno molti ammini-stratori che non hanno mai seguito le sue indicazioni. «Lo so. Avverto una forte contraddizione in Liguria come in tutta Italia. Politici e amministratori che ci governano a livello locale e nazionale sono, generalmente, sordi a queste istanze da tempo. E questo anche perché è mancata una discussione interna ai partiti, specie in Italia dove la crisi della politica è accentuata grazie al terribile fenomeno del berlusconismo ». Nessuna speranza per il breve periodo? «C'è un fenomeno positivo che va segnalato. Aumentano le associazioni locali che si occupano di ambiente, paesaggio e territorio, sono 30 mila in Italia, ma non mi riferisco a strutture storiche come Italia Nostra, ma ad associazioni piccole, nate negli ultimi 5 o 6 anni ». Per capirci, si riferisce ai tanto vituperati "comitati"? «Certo, e guardi che sono vituperati da chi non sa cosa dice, visto che sono il modo scelto da tanti cittadini per esercitare il proprio ruolo. Troppo comodo per chi della politica ha fatto mestiere ritenere che il cittadino sia tale solo quando deve votare. I comitati sono la punta di diamante di un fenomeno molto più grande. Dentro di loro si formano gli anticorpi rispetto a pessime pratiche amministrative, sono utili per rinvigorire i principi della Costituzione ». In Liguria Regione e Soprintendenza non riescono a chiudere la convenzione per il piano paesaggistico. Intanto la Regione si è finalmente accorta che la costa è satura di cemento ma c'è chi teme che con la scusa dell'eolico si apra la strada alle speculazioni nell'entroterra. «Paghiamo un difetto d'origine che risale all'epoca fascista. La tutela del paesaggio spetta allo Stato con il Ministero dei Beni culturali, mentre la gestione del territorio tocca alle Regioni. Con una situazione politica diversa che spero prima o poi ci sarà, si potrebbe trovare un'armonia diversa invece di assistere a situazioni conflittuali. Oggi del paesaggio si occupa lo Stato, del territorio le Regioni che subdelegano ai Comuni, sull'ambiente hanno tutti competenza, mentre dei suoli agricoli si interessa il ministero ad hoc. Risultato: una giungla di provvedimenti che contrastano tra loro. Non c'è mai stata lungimiranza politica a guardare verso il futuro costruendo una normativa comune per tutti». Passiamo alle centinaia di pratiche che finiscono sui tavoli della Soprintendenza ligure che ha l'obbligo di esprimere un parere: quasi sempre positivo. «Nella legislatura appena chiusa il Ministero dei Beni Culturali ha quasi completamente svuotato le Soprintendenze. Dal punto di vista risorse, poi con il blocco delle assunzioni, e infine con un meccanismo di delegittimazione». Cioè? «Mi riferisco a ministri e sottosegretari che hanno invitato con espresse circolari i Soprintendenti a "dire di sì" il più spesso possibile. E' stato un vero e proprio calabraghismo dei ministri di fronte all'ondata della cementificazione. Così le Soprintendenze non fanno più il loro lavoro, con l'eccezione di qualcuno più duro. In Liguria? Ho l'impressione che non sia fra le eccezioni ma non la conosco abbastanza per esprimermi in modo articolato». La Liguria è ferita dalle frane, da Genova alle Cinque Terre. Intanto si discute su nuovi autosilos ma anche su Gronda e Tav. «Se non teniamo conto della struttura del territorio che è il più franoso d'Europa, senza parlare di un regime idrogeologico disastrato, siamo ciechi e stupidi perché per risparmiare su spese di oggi ne creiamo di enormi per domani. Non bisogna spaccarsi tra partito del no e partito del sì. Vediamo se le grandi opere pubbliche servono o no e facciamolo mantenendo i criteri di sicurezza del territorio. Io dico, bella la Tav tra Firenze e Bologna ma perché rispetto alla Francia è costata a chilometro quattro volte tanto e ha provocato la morte di 85 corsi d'acqua? A questo punto diventa basilare eliminare la corruzione dalla vita pubblica italiana e ripristinare la legalità, ma finche c'è Berlusconi quel momento è lontano».