In un libro i segreti degli insediamenti villanoviani ed etruschi scoperti negli scavi di via Gobetti LE TRACCE di un quartiere periferico dell'antica Bononia sono affiorate solo dopo quattro metri di scavi. Una manna per gli archeologi, una jattura per i costruttori. Ma che stavolta, facendo buon viso a cattivo gioco per il contrattempo causato dagli antenati, ci hanno ricavato un libro che racconta gli scavi in uno dei lotti nell'area dell'ex mercato ortofrutticolo, alle spalle della stazione ferroviaria. Una guida che verrà regalata a chi andrà ad abitare nei due nuovi edifici residenziali che saranno pronti per l'estate, o anche a chi vorrà saperne di più sui bolognesi che da circa 5 mila anni abitano questa zona settentrionale della città. Che i lavori iniziati nel 2010 nel cantiere Trilogia Navile dalla ditta costruttrice Valdadige Spa fossero su un terreno "ad alto rischio archeologico" era noto. I cantieri hanno operato in un'area di circa 30 ettari nel cuore della Bolognina interessati dal recupero urbano nell'ambito del Piano Città. S'era quindi partiti da subito con la tecnica cosiddetta dello "scavo assistito". E quando dalle profondità, dopo le tracce di alcune ville, è apparsa pure Felsina, grazie ad una equipe di venti archeologi sotto la direzione scientifica della Soprintendenza regionale dei Beni Archeologici, si è proseguito con lo scavo a mano. E così nei lavori, incaricata dalla Valdadige, è subentrata la ditta specializzata Phoenix Archeologia, per un intervento costato complessivamente 1 milione e 400 mila euro a carico del costruttore. Vasellame in ceramica attica, un fermacapelli in oro, anellini, una fibula e un anello in argento, coppe e brocche: dalle tombe e dalle ville dei nostri antenati etruschi e romani sono usciti reperti di assoluta preziosità. Così come dalla zona di età villanoviana scoperta a sud del lotto verso via Fioravanti, a circa sette metri sotto terra, sono emerse tracce di capanne, granai, stalle e buche con ogni probabilità utilizzate per captare le acque di falda. E ancora sono stati ritrovati focolari, lame, punte di freccia e tracce di argilla surriscaldata, forse segno di antichi forni. Di quella antica Bologna restano ora tutti gli oggetti ritrovati che verranno restaurati a cura della Soprintendenza e due antiche pavimentazioni che, dopo il restauro, saranno rese visibili ai cittadini. «Abbiamo lavorato da subito con procedure concordate insieme alla Soprintendenza racconta Federico Orlandini, presidente del Consorzio Mercato Navile e direttore di commessa A lavori ultimati dei due edifici, che saranno pronti tra qualche mese, cercheremo di trovare una giusta collocazione all'interno dell'area residenziale per mostrare alcuni pavimenti restaurati: saranno un segno distintivo per ricordare che anche allora i bolognesi decisero di abitare queste zone». Non è escluso, sottolinea ancora il direttore dei lavori, che negli altri cinque lotti nell'area dell'ex mercato si nascondano altre tracce delle antiche genti. Il libro verrà distribuito gratuitamente fino ad esaurimento negli uffici della Valdadige di via Gobetti.