ROMA «Due milioni in più rispettò a quanto raccolto nel 2003: i contributi alla cultura versati dalle aziende lo scorso anno sono arrivati a quota 19 milioni. Crescita lenta, considerato che i versamenti possono essere dedotti integralmente dal reddito d'impresa. Nonostante la leva della defiscalizzazione, gli imprenditori restano tiepidi verso l'arte e lo spettacolo. Complice, probabilmente, la scarsa conoscenza della normativa, nonostante abbia quattro anni di vita. Anche per questo il ministero dei Beni culturali ha di recente avviato una campagna informativa centrata sullo slogan "Chi sostiene la cultura paga meno tasse». Piccoli passi. La crescita della raccolta nel 2004 è comunque un segnale incoraggiante, anche se i risultati sono distanti dalle attese. Basti pensare che il legislatore ha fissato a 139,4 milioni di euro la soglia oltre la quale i beneficiari delle erogazioni devono, per non creare dissesti nelle entrate statali, restituire all'Erario una parte (il 37) dei soldi ricevuti dalle imprese. Di questo passo, però, il momento in cui attivare quel meccanismo dì salvaguardia è assai lontano. Anche perché gli aiuti alla cultura hanno finora dimostrato un andamento altalenante: nel 2001, quando la norma debuttò, in soli due mesi vennero raccolti 17 milioni; nel 2002 ci si fermò a 15, per ritornare a 17 l'anno successivo e passare a 19 nel 2004. Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, si è detto fiducioso: «Gli imprenditori continuano a sostenere i programmi nei settori della cultura è dello spettacolo con un apporto costante di risorse che si aggiungono a quelle pubbliche». I contributi. I mecenate hanno diretto i loro aiuti soprattutto allo spettacolo, che ha beneficiato del 65 delle erogazioni, mentre i beni culturali si sono dovuti accontentare del 35 (era il 39 nel 2003). Teatro alla Scala, Arena di Verona, Accademia nazionale di Santa Cecilia, Fondazione teatro La Fenice di Venezia: sono questi gli istituti che hanno calamitato le risorse più consistenti. Al Santa Cecilia, per esempio, è stato destinato il contributo più ricco: 516mila di euro da parte della Bnl. Ma c'è anche un salone di parrucchiere che ha donato 25 euro per le attività culturali del Comune di Sospiro, in provincia di Cremona. L'arte non si formalizza.