Una mostra "diffusa" tra Roma, Orvieto e Bolsena fornisce un quadro organico dell'Etruria antica Dall'annientamento del primo nucleo urbano nel 264 a.C. allo sviluppo della località di Volsinii CONSERVA ancora nella radice del proprio nome, Orvieto (Urbs Vetus) il ricordo della "città vecchia" di Velzna: l'ultima cittàstato etrusca a cadere in mano romana dopo un lungo assedio nel 264 a. C. A raccontare la sua millenaria storia, legata a quella dell'insediamento erede di Volsinii che ne accolse, sulle alture del lago di Bolsena, gli abitanti superstiti è l'esposizione "Da Orvieto a Bolsena: un percorso tra Etruschi e Romani". Una "mostra diffusa", che si articola in quattro sedi principali: il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia (dove sarà visibile fino al 1 settembre), i musei Archeologico Nazionale e "Claudio Faina" di Orvieto e il museo territoriale del Lago di Bolsena (dove si concluderà, invece, il 3 novembre). Ma tra i punti espositivi ci sono anche il museo Civita di Grotte di Castro, il Palazzo Comunale di San Lorenzo Nuovo e il Muvis di Castiglione in Teverina, oltre a una serie di siti tra cui la necropoli di Crocifisso del Tufo di Orvieto, le Tombe Golini I e II ed Hescanas di Porano, l'area archeologica del Foro Romano di Poggio Moscini a Bolsena, e la necropoli di Pianezze a Grotte di Castro. L'esposizione, curata da Giuseppe M. Della Fina e Enrico Pellegrini, è organizzata dalla Fondazione per il Museo "Claudio Faina" e dalla soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale, in collaborazione con la soprintendenza dell'Umbria e l'Ècole Française de Rome. E fornisce per la prima volta, grazie alla quantità e qualità dei reperti archeologici recuperati e ai recenti risultati delle indagini scientifiche, un quadro organico degli avvenimenti che contrassegnarono drammaticamente questo territorio dell'Etruria interna, con l'annientamento di Velzna e lo spostamento forzato dei suoi abitanti in una nuova località, Volsinii. «A scatenare tutto spiega Della Fina fu una rivolta dei servi di Velzna, che pochi anni prima erano riusciti a prendere il potere. Gli aristocratici etruschi, allora, chiesero in segreto aiuto ai romani, che inviarono nella città l'esercito guidato dal console Quinto Fabio Massimo. Gli scontri furono durissimi e portarono alla morte del console, scatenando così la più violenta repressione romana, che portò all'assedio della città per parecchi mesi, fino alla sua distruzione nel 264 a.C.». I pochi superstiti, furono "esiliati" a Volsinii, l'odierna Bolsena, e riuscirono a ritornare sulla rupe dove ancora oggi sorge Orvieto solo dopo la fine dell'Impero Romano. A raccontare il susseguirsi degli eventi, nel percorso espositivo, sono gli straordinari reperti selezionati, fra cui spiccano i due cippi a testa di guerriero etruschi della seconda metà del VI secolo a.C., rinvenuti nella necropoli di Crocifisso del Tufo ed eccezionalmente esposti insieme al museo "Claudio Faina" e le lastre architettoniche con le divinità infernali Charun e Vanth, in mostra a Villa Giulia insieme all'oreficeria e al vasellame in bronzo proveniente dalla Collezione Castellani e alle Terrecotte Saulini.
ROMA - La storia millenaria di Velzna la città-stato che sfidò i romani
Una mostra "diffusa" si articola in quattro sedi principali: il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, i musei Archeologico Nazionale e "Claudio Faina" di Orvieto e il museo territoriale del Lago di Bolsena. L'esposizione fornisce un quadro organico dell'Etruria antica, dall'annientamento del primo nucleo urbano nel 264 a.C. allo sviluppo della località di Volsinii. La mostra è curata da Giuseppe M. Della Fina e Enrico Pellegrini e organizzata dalla Fondazione per il Museo "Claudio Faina" e dalla soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo