Annerita la facciata del monumento. Era stato restaurato con 1,5 milioni di fondi dell'Unione europea. A vuoto gli appelli del consigliere Idv Francesco Bertolino che chiedeva di spostare i contenitori in un luogo più idoneo POCHI giorni fa la fila di cassonetti che assediava il prospetto è stata data alle fiamme, travolgendo la facciata tardo cinquecentesca appena restaurata. I lavori di recupero appaltati dalla Soprintendenza dei Beni culturali sono durati tre anni e si sono conclusi nell'autunno del 2011: "Un gioiello restituito alla città", si disse della chiesa sconsacrata il giorno dell'inaugurazione. Un gioiello sulla cui facciata, però, già da mesi staziona una lunga fila di cassonetti. A ottobre scorso il consigliere comunale di Italia dei valori Francesco Bertolino aveva scritto all'Amia chiedendo che i contenitori venissero spostati "in un luogo più idoneo che non fosse la facciata di un monumento": per tutta risposta l'azienda li ha svuotati lasciandoli però lì dov'erano. Così a dicembre Bertolino è tornato a scrivere all'azienda comunale: "Non avevo chiesto di svuotarli ma di spostarli", ha ribadito. Per ottenere la risposta, il consigliere ha dovuto attendere 5 mesi: è il 27 marzo quando Amia mette per iscritto che spostarli proprio non si può perché "le ridotte dimensioni della piazza (piazza Sant'Andrea, ndr) utilizzata per il posteggio delle autovetture impediscono con l'attuale sistema di raccolta una diversa collocazione dei cassonetti". Venti giorni dopo, il 16 aprile, in piena emergenza spazzatura con i sacchi a deturpare strade e piazze, anche i contenitori di piazza Sant'Andrea vengono dati alle fiamme. E, inevitabilmente, coinvolgono pure il prospetto del monumento restaurato. "Quei cassonetti posizionati davanti alla facciata di una chiesa di notevole pregio storico-artistico, quel prospetto annerito e sfregiato - denuncia Bertolino - altro non sono che la rappresentazione non solo del fallimento dell'Amia, ma di un modo di considerare il governo di una città. Il fallimento di un amministrare incapace e lontano dagli interessi della gente. È possibile che un consigliere debba attendere cinque mesi per ottenere una risposta e che nonostante l'attesa non cambi nulla? Chi si prende oggi la responsabilità del danno causato?" Sul caso tuona il Fai, il Fondo ambiente italiano, che parla di "un delitto annunciato". "Quello che è accaduto - dice la responsabile di Palermo Rita Cedrini - è di una gravità assoluta. La chiesa, restaurata con fondi pubblici, doveva essere tutelata e non utilizzata come parapetto per appoggiare i cassonetti. La cosa più incredibile è che i contenitori non siano stati spostati nemmeno dopo una richiesta formale, quando tutti ben sappiamo che i cassonetti si spostato eccome quando qualcuno non li vuole sotto casa e non solo di pochi metri ma a volte anche di interi isolati. Il Fai non resterà a guardare".
Piazza Sant'Andrea, cassonetti in fumo deturpata la chiesa del Cinquecento
La facciata del monumento restaurato con 1,5 milioni di fondi dell'Unione europea è stata data alle fiamme dopo essere stata annerita dai cassonetti. La fila di cassonetti era stata posizionata davanti alla facciata per mesi, e il consigliere comunale di Italia dei valori Francesco Bertolino aveva scritto all'Amia chiedendo di spostarli in un luogo più idoneo. Dopo cinque mesi, l'Amia ha risposto che non poteva spostarli a causa delle ridotte dimensioni della piazza. I contenitori sono stati poi dati alle fiamme il 16 aprile, coinvolgendo anche il prospetto del monumento.
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