Il politico ha rivelato la sua proposta durante un'affollata assemblea pubblica. D'accordo Gambaretto Contro la decisione della Soprintendenza che l'ha reso intoccabile l'ex sindaco propone: «Bisogna fare ricorso al ministero per i Beni culturali» Solo il ricorso al ministero per i Beni e le attività culturali potrà liberare il ponte della Motta dalla «gabbia» del vincolo culturale riconosciuto dalla Soprintendenza regionale. «Bisogna andare al ministero, competente per materia ma, soprattutto, unico organo dove si possano sollevare motivi di legittimità e di merito». Contro un vincolo che ha di fatto reso intoccabile il ponte sull'Alpone che da sempre è considerato il pericolo di San Bonifacio si deve procedere così secondo l'ex sindaco Silvano Polo, oggi consigliere di minoranza per la Liga veneta republica. Lo ha detto nel corso di una affollata assemblea pubblica e lo ha scritto poi in un esposto inviato al sindaco Antonio Casu, al segretario e al Consiglio comunale. Casu, impugnando al Tar il decreto, non ha sbagliato: secondo Polo, però, solo rivolgendosi al ministero il Comune potrà mettere più frecce al suo arco. Anche se c'è un «ma». Lo ha spiegato l'avvocato Marco Venturi che sedeva accanto a Polo: «Una vittoria potrebbe far scattare un provvedimento da parte della Corte dei conti». Il motivo si spiega col fatto che sul procedimento d'ufficio aperto dalla Soprintendenza di Verona nessuno ha presentato osservazioni. Polo non digerisce il «non lo sapevo» di Casu: «Ma come?», commenta. «Il Genio civile già nel settembre del 2011 scrisse al Comune suggerendo di chiedere alla Soprintendenza la verifica dell'interesse culturale». Di qui la ricostruzione attraverso i documenti di tutto l'iter seguito dalla pratica, documenti che secondo Polo dimostrano «il totale disinteresse e le omissioni di questa amministrazione». Polo una riserva l'ha sollevata anche sulla Soprintendenza: «A fine dello scorso novembre, con l'approvazione del progetto di riduzione del rischio idraulico, progetto che è in Comune dal novembre del 2010, la Soprintendenza formalizzò delle prescrizioni che facevano già supporre l'esistenza di un vincolo che doveva ancora essere accertato». Il decreto, infatti, è del 28 marzo. Per Polo e Venturi, dunque, di materia per imbastire un ricorso ce n'è eccome. Polo, poi, non manda giù il fatto che il Consiglio non abbia mai visto né discusso, nonostante lui l'avesse richiesto, tutti i progetti arrivati in Comune, compreso quello del bacino di San Vito. Sì perchè è da lì che, in attesa della realizzazione dell'ampliamento del bacino di Montebello, passerà la sicurezza idraulica di San Bonifacio: soluzione, questa, da accompagnare però all'«eliminazione del Ponte della Motta e all'alleggerimento degli alvei dagli strati di ghiaia depositatisi nel tempo fino a ridurre le portate». Lino Gambaretto, sindaco di Soave presente alla serata, pur non entrando nel merito delle responsabilità, è parso pensarla così anche lui: «Non può essere un manufatto di quel tipo a mettere in pericolo un intero paese. Salvaguardiamo il cimelio storico, in un parco ad esempio, ma creiamo sicurezza». Anche perchè», e lo ha detto Polo, «dalla Regione mi hanno parlato chiaramente. Il progetto di Montebello verrà approvato a maggio e servirà un anno e mezzo per trovare i 51 milioni di euro che servono per realizzarlo, ma nel 2017». Paola Dalli Cani
SAN BONIFACIO. Ponte della Motta, Polo indica la via per liberarlo dai vincoli
Il politico Silvano Polo ha proposto di ricorrere al ministero per i Beni culturali per liberare il Ponte della Motta dalla gabbia del vincolo culturale riconosciuto dalla Soprintendenza regionale. Secondo Polo, il Comune potrà mettere più frecce al suo arco solo rivolgendosi al ministero. L'avvocato Marco Venturi ha spiegato che una vittoria potrebbe far scattare un provvedimento da parte della Corte dei conti, ma anche che il procedimento d'ufficio aperto dalla Soprintendenza di Verona non ha avuto osservazioni.
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