Se c'è da fare delle nomine a dirigenti di staff al ministero per i beni culturali, che problema c'è? Si fanno, c'è tanto lavoro, a via del Collegio Romano. E se questo implica togliere un po' di forza alle cosiddette strutture periferiche, quelle che stanno nel territorio e devono occuparsi della buona salute del nostro patrimonio artistico, storico e documentario, se significa togliere loro la figura di dirigente, pazienza, che volete che sia? In fondo la tutela non pare essere in cima ai pensieri dell'attuale governo, se ogni giorno, ogni minuto c'è da stare vigili per impedire scempi e disastri nascosti magari dietro un emendamento. Qui si parla di atti amministrativi, di burocrazia, ma sappiamo tutti quanto un atto burocratico può scombussolare la vita. Ora succede - lo denuncia il segretario dei beni culturali della Uil Gianfranco Cerasoli - che il ministro Giuliano Urbani abbia nominato cinque dirigenti di staff. E poiché l'operazione deve essere a costo zero per le casse dell'erario, ha cancellato dieci figure di dirigente per almeno tre anni. Ma alcuni dei posti sacrificati non possono essere taciuti: non hanno infatti più un dirigente alla sua guida il Polo museale fiorentino (comprende Uffizi, Accademia, Palazzo Pitti, ville medicee e altri tesori e finora c'è ad interim Antonio Paolucci), l'Archivio di Stato di Pisa guidato da Giorgio Tori, perdono il ruolo di responsabile la soprintendenza archivistica della Sardegna, quella ai beni architettonici e paesaggistici del Molise. A Firenze per ora non cambia molto, Paolucci è anche direttore regionale, ma fra un anno e mezzo lui andrà in pensione e che farà Urbani del polo fiorentino? È comunque un declassamento, si toglie poteri a chi, in quella scrivania, non sarà un dirigente al 100. Tutto «per coprire il costo delle retribuzioni dei cinque direttori generali di staff, vale a dire Gino Famiglietti, Anna Maria Buzzi, Bruno De Santis, Pietro Graziani ed Elio Garzillo», segnala Cerasoli. I quali, con un'operazione che si chiama accentramento, vanno a rimpolpare il già nutritissimo vertice ministeriale superarricchito da Urbani. Supponiamo dunque che questi «cinque direttori generali di staff», da pagare bene, siano essenziali. Chissà come hanno fatto finora senza di loro?
Più cinque direttori generali al Ministero, nessun dirigente al Polo museale fiorentino
Il ministro Giuliano Urbani ha nominato cinque dirigenti di staff al ministero per i beni culturali, ma per farlo ha cancellato dieci figure di dirigente per almeno tre anni. Alcuni dei posti sacrificati includono il Polo museale fiorentino, l'Archivio di Stato di Pisa e la soprintendenza archivistica della Sardegna. Il segretario dei beni culturali della Uil Gianfranco Cerasoli ha denunciato che questo è un esempio di "declassamento" e che i cinque direttori generali di staff nominati sono essenziali, ma che il costo delle loro retribuzioni è coperto dal taglio delle posizioni di dirigente.
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