TRENTO La fine del «tabù» sulla collocazione a Palazzo delle Albere della collezione dell'Ottocento del Mart: a invocarla è Franco Rella, filosofo roveretano, che si dice favorevole al trasloco delle opere di Bartolomeo Bezzi, Eugenio Prati, Francesco Hayez, Umberto Moggioli da Trento verso la sede principale del museo nella città della Quercia. Una posizione in controtendenza rispetto a quella espressa da Roberto Pancheri (Corriere del Trentino di domenica), nell'appello condiviso, tra gli altri, da Fabrizio Rasera, presidente dell'Accademia degli Agiati, Luciana de Pretis, capo delegazione Fai per il Trentino, Aldo Galli, professore associato di storia dell'arte moderna a Trento, convinti che la villa-fortezza madruzziana del capoluogo debba mantenere il suo ruolo di museo d'arte. «A me pare una questione insensata» irrompe a proposito delle motivazioni espresse dagli appellanti Rella, docente di estetica all'università Iuav di Venezia e membro del comitato scientifico del Mart dal '90 al '96. Certamente è un contributo al dibattito innescato dal ragionamento di Pancheri. Gli appellanti chiedono un pronunciamento chiaro e univoco al governatore Alberto Pacher sul destino dell'edificio storico recentemente affiancato dall'avveniristico Muse di Renzo Piano. Preoccupano le voci relative a un possibile smantellamento, parziale o totale, della pinacoteca dell'Ottocento e della gipsoteca Malfatti, necessario per fare spazio alle Albere al «museo dell'autonomia», oppure per destinare parte dei locali a eventi e manifestazioni di vario genere, magari in collegamento con il Muse. Rella cambia la prospettiva. «Abbiamo speso 100 miliardi per il Mart nota il filosofo . Non capisco come l'Ottocento, che fa parte integralmente della modernità, non possa trovare spazio a Rovereto. Perché tenere in piedi due sedi? È assurdo moltiplicare i musei in una situazione economica di crisi». Il Mart tuttavia, il cui nome completo è museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, è storicamente nato come ente costituito da due sedi: una in Vallagarina, dal 2002 ospitata dal palazzo progettato da Mario Botta, l'altra nel capoluogo, proprio nel palazzo delle Albere che fin dal 1980, al termine dei restauri, è la sede di uno spazio espositivo sull'arte moderna e contemporanea. La scelta è anche politica: il Comune di Trento, proprietario di una parte della collezione dell'800, molto probabilmente non gradirebbe una chiusura nel suo territorio. «Ma il campanilismo tra Trento e Rovereto non ha più senso afferma Rella . Non vedo perché il Comune di Trento non potrebbe concedere in deposito le opere al Mart». Secondo il docente, a costringere i soci del Mart a ragionamenti più pragmatici potrebbero essere i calcoli economici. «Tenere in piedi le due cose» sarà sempre più difficile. «La sede roveretana del Mart sta già declinando. Calano le risorse e i visitatori, sembra un'eutanasia. Pare che per far nascere il Muse abbiano deciso di uccidere il Mart», aggiunge. Su una cosa Rella, critico verso il progetto del museo dell'autonomia, dà ragione agli appellanti: pur senza le opere d'arte, la villa delle Albere, «edificio storico, esso stesso un monumento» deve essere utilizzata «al meglio»: «Non va ridicolizzata con usi senza significato», conclude.
Trento. Albere, Rella favorevole al trasloco delle opere
Il filosofo Franco Rella ha chiesto il trasferimento della collezione dell'Ottocento del Mart a Palazzo delle Albere a Rovereto. Rella sostiene che la villa-fortezza madruzziana debba mantenere il suo ruolo di museo d'arte. L'opinione è in controtendenza rispetto a quella di Roberto Pancheri, che ha espresso l'appello per mantenere la sede del Mart a Trento. Rella sostiene che la sede roveretana del Mart sta declinando e che il trasferimento delle opere potrebbe essere un contributo al dibattito sul destino dell'edificio storico.
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