Dopo 7 anni e 9 milioni, finiti i lavori: rischiava il crollo VENEZIA - Via transenne, scavatrici e operai, il «paron de casa» è di nuovo sano. E lo sarà per secoli, promettono gli esperti. Dopo sette anni di cantieri e una spesa di 9,2 milioni di euro, il restauro del campanile di San Marco è finalmente ultimato: una cintura di titanio ne avvinghia le fondazioni contro i cedimenti e le fessurazioni che ne hanno messo a repentaglio la tenuta. Grazie ai monitoraggi, iniziati ancora negli anni '60 dal proto Ferdinando Forlati, nel 1995 si è scoperto che i 98 metri che svettano su San Marco e sul suo bacino erano a serio rischio. E i veneziani hanno iniziato a tremare. Il campanile è il simbolo della città, è il suo «paron de casa», prova ne sia che dopo il rovinoso crollo del 1902 i cittadini lo hanno voluto ricostruire «come era e dove era». Scoprire dunque che senza un intervento il pericolo che franasse di nuovo era concreto ha fatto rivivere l'incubo del passato. Di fronte all'emergenza, Magistrato alle acque, Consorzio Venezia Nuova, Procuratoria di San Marco e Comune si sono messi al lavoro per salvare il campanile con un progetto a dir poco innovativo: scavare camerette attorno al masso di fondazione e inserirvi barre di titanio ancorate in blocchi di granito. Ora perché la piazza più amata dai veneziani e più fotografata dai turisti torni davvero all'antico splendore mancano il completamento dei lavori alla facciata del museo Correr e il rifacimento della pavimentazione. Il progetto è pronto da tempo e non eliminerebbe solo dissesti e buche nei masegni, verrebbero restaurati i cunicoli sotterranei delle acque piovane, oggi franati, e sopra arriverebbe un materiale a impermeabilizzare la piazza, proprio come è stato fatto attorno al campanile. Ieri, giorno di festa per la liberazione del campanile dai cantieri e 60 anniversario dal suo passaggio di proprietà dallo Stato alla Procuratoria, il sindaco, nonché procuratore di San Marco, Giorgio Orsoni ha sollecitato l'intervento. «Il costo da sostenere è elevato (50 milioni di euro, ndr) ma ne vale la pena - ha detto -, speriamo che lo Stato ci dia il suo sostegno». Roma ha approvato il progetto e avrebbe dovuto finanziarlo con fondi di legge speciale che però non sono mai arrivati. «Ci vorrebbe un finanziamento ad hoc come per il Mose - ha spiegato Ciriaco D'Alessio, magistrato alle acque -. Avessimo i fondi, ci metteremmo subito all'opera, i cantieri però sarebbero molto invasivi». Più di quelli del campanile, che già hanno comportato molti disagi soprattutto all'arrivo della trivella da 20 tonnellate che è servita per predisporre le camerette a 3,2 metri di profondità. Al suo sbarco al molo di San Marco, gli operai hanno infatti dovuto realizzare un passaggio di 170 metri per potarla in piazza. «Ci scusiamo per i fastidi dei cantieri - ha continuato D'Alessio -. Ora però, grazie a una tecnologia innovativa, il manufatto è salvo». I monitoraggi subacquei continueranno ma, ne è certo l'ingegnere Giorgio Macchi, autore del progetto di restauro, «il titanio garantisce centinaia di anni di durata». I lavori hanno infine permesso scoperte archeologiche, sotto il campanile sono riemersi i blocchi d'arenaria dell'ex ospizio Orseolo demolito nel XVI secolo per costruire le Procuratie e le sponde del rio Batario, interrato nel 1172 dal doge Sebastiano Ziani e che divideva in due la piazza. «Le analisi mostrano che i pali di fondazione sono del periodo che va dal 900 al 935 - ha detto l'archeologo Alessandro Asta -. Abbiamo trovato frammenti di ceramiche, un pettine di legno altomedievale e fibbie di scarpa rinascimentali: li esporremo in una mostra». Domani, in occasione della celebrazione delle feste di Liberazione e del patrono San Marco, i veneziani insieme al tradizionale «bocolo» di rosa riceveranno un volantino informativo sull'intervento e, soprattutto, potranno ammirare la piazza liberata dai cantieri. «Quest'importante operazione è merito dell'unità di intenti tra enti diversi ed è segno di grande fiducia nel futuro della città», ha sottolineato la soprintendente Renata Codello.