FIRENZE Declassata a città di serie B. Come se Firenze non custodisse forse la maggior parte del patrimonio artistico mondiale. La notizia che arriva dal ministero per i beni culturali ha dell'incredibile. Per perseguire l'obiettivo della razionalizzazione dei costi, il ministro Urbani ha pensato bene di cancellare la figura di dirigente del polo museale fiorentino e, insieme a questa, anche quella del dirigente dell'Archivio di Stato di Pisa. Cosa significa questo? A livello nazionale è un accentramento, a livello locale è un declassamento. Se un istituto pubblico, ma anche privato, è guidato non dal direttore formalmente incaricato ma da chi ne fa le veci, questi avrà meno potere soprattutto nei confronti dell'amministrazione centrale, del ministero, quando c'è da rivendicare diritti. Per ora a Firenze cambierà poco perché a dirigere il polo museale c'è Antonio Paolucci che è anche a capo del polo museale toscano. Ma quando Paolucci andrà in pensione, ovvero tra poco più di un anno, cosa accadrà? Apparentemente è solo una faccenda burocratica, un cambiamento di nome. Ma anche per i musei, il patrimonio artistico, i documenti storici vale la regola che può condizionare la vita di noi cittadini: sappiamo tutti sulla nostra pelle che dietro un cavillo burocratico, una frasetta, una parola, possono esserci conseguenze di cui ci accorgeremo solo quando ci pioveranno sulla testa. E allora, ecco cosa succede al polo museale fiorentino e all'archivio di Stato di Pisa: formalmente, non avranno più un dirigente a condurli. Questo perché il ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani ha nominato cinque direttori generali nello staff del dicastero, ma dare loro l'incarico è un'operazione che deve essere a costo zero, cioè non deve costare all'erario. Per far tornare i conti allora ha tolto il posto da dirigenti a vari dipartimenti e istituti. Tra questi due sono toscani (ed è difficile sostenere che hanno poca importanza)e perdono il posto da dirigente: il polo museale fiorentino, incarico ricoperto da Antonio Paolucci, che è anche direttore regionale dei beni culturali e, a interim, della Galleria degli Uffizi, e l'archivio di Stato di Pisa, il cui direttore è Giorgio Tori (che dirige anche l'archivio di Lucca). Cosa significa questo? A livello nazionale è un accentramento, a livello locale è un declassamento. Se un istituto pubblico, ma anche privato, è guidato non dal direttore formalmente incaricato ma da chi ne fa le veci, questi avrà meno potere soprattutto nei confronti dell'amministrazione centrale, del ministero, quando c'è da rivendicare diritti. A Firenze, nell'immediato, l'effetto di questa decisione sarà nullo e non è che uno domani vedrà i musei chiudere i portoni perché il polo museale non ha più un dirigente. Infatti Paolucci, che aveva l'incarico a interim, c'è e rimane. Ma perché è diret- tore regionale. Però anche per lui si avvicina il tempo della pensione: tra un anno e mezzo arriva ai 67 anni. Potrebbe chiedere la proroga di tre anni e arrivare ai 70, ma ricordiamoci che questa è la proroga negata alla ex direttrice degli Uffizi Anna Maria Petrioli Tofani e al soprintendente ai beni archeologici di Roma Adriano La Regina. E allora uno deve chiedersi ora cosa succederà al polo museale fiorentino sotto il cui tetto albergano Uffizi, Accademia, il Bargello, i musei di Palazzo Pitti, San Marco, le Cappelle Medicee, le ville medicee di Castello, Petraia e Cerreto Guidi, Palazzo Davanzati, i cenacoli. «È un declassamento - commenta Enzo Feliciani, sindacalista della Uil beni culturali in Toscana - e lo stesso vale per l'Archivio di Pisa, che è estremamente importante e lo si trasforma in archivio secondaria importanza. Concretamente - spiega -se non c'è titolare anche la spesa non ha rilievo. Per fare un paragone pensate ai giornali: se chi ne dirige uno non ha la qualifica, nei confronti della proprietà è più debole. E questo vuole anche dire che Urbani ha scarsa considerazione dei musei fiorentini, visto lo scenario che immagina. Forse prefigura un'impostazione diversa, tipo fondazione o chissà che altro. Eppure vorremmo ricordargli che i musei fiorentini sono gli istituti con i più alti incassi d'Italia». Quanto all'archivio di Pisa, come riporta il sito internet tra il tanto materiale possiede pubblicazioni antiche a partire dal Cinquecento, fondi di enti (come l'Opera primaziale) e famiglie locali, la biblioteca della famiglia Toscanelli con volumi antichi e di pregio. Per volere del ministro, per compensare gli stipendi di cinque dirigenti di staff nel ministero, questo archivio non avrà più un dirigente. In italiano questa operazione ha un nome: accentramento dei poteri a scapito di chi tutela la nostra storia e la nostra arte sul territorio e che evidentemente non è mai in cima ai pensieri di Urbani.
Il ministro Urbani declassa Firenze. Musei fiorentini, salta la poltrona di Paolucci
Il ministro per i beni culturali Giuliano Urbani ha deciso di cancellare la figura di dirigente del polo museale fiorentino e dell'archivio di Stato di Pisa. Questo significa che il polo museale fiorentino, guidato da Antonio Paolucci, non avrà più un dirigente formalmente incaricato, ma che Paolucci continuerà a guidare in quanto direttore regionale dei beni culturali. L'archivio di Stato di Pisa, guidato da Giorgio Tori, non avrà più un dirigente. Questa decisione è stata presa per ragioni di razionalizzazione dei costi e per dare potere a cinque nuovi dirigenti generali nel staff del ministero.
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