MERCOLEDÌ, 24 APRILE 2013 LA REPUBBLICA - R2-CULTURA A Napoli, al Museo di Capodimonte e in altre sedi, la sedicesima edizione delle rassegna che, con il contributo della Banca Intesa San Paolo, riporta alla luce opere dimenticate NAPOLI - Ci siamo doluti per anni che il mecenatismo in Italia è una fragilissima pianta, e sono lontani i tempi in cui Gianni Agnelli acquistò Palazzo Grassi per farne un centro dell'arte internazionale. Il mecenatismo è altra cosa dalla sponsorizzazione, che, al contrario, è pianta rigogliosa e spesso acefala: con mecenatismo s'intende il finanziamento in favore della cultura e dell'arte che non ha ritorni immediati come i Caravaggio a go-go perché non usa nomi altisonanti, ma offre un contributo duraturo al recupero di un patrimonio storico e artistico troppo spesso abbandonato che non sollecita folle di visitatori, ma rende alla collettività opere che languivano e rischiavano di essere abbandonate a un ingrato destino. La XVI edizione di Restituzioni 2013, a cura di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, ora ospitata al Museo Nazionale di Capodimonte e a Palazzo Zevallos- Stigliano, e in altre sedi napo-letane, mette in scena opere restaurate appartenenti al patrimonio archeologico e artistico nazionale che vanno dal mondo antico a fine Settecento. La Banca Intesa San Paolo, dal 1989, prima con periodicità annuale poi biennale, contribuisce con il suo sostegno, al restauro di opere neglette. Ed ha ragione Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza della banca, di scrivere in premessa al catalogo che «la restituzione è essenziale per la ricostruzione del futuro del paese». La mostra non ha connotazione tematica, né può averla, ma raccoglie opere che comprendono un larghissimo arco cronologico. Per la precisione vanno dal sarcogafo egizio del 944-750 a. C. alla testa di Medusa1799-1800 di Antonio Canova in rame e bronzo in cui, il più grande scultore dell'Ottocento europeo, dà prova del suo straordinario talento: opera che non è nel catalogo generale del maestro di Possagno e sbalordisce per i capelli sbalzati lisci e pettinati all'indietro: prima ideazione del Perseo che è nel Cortile del Belvedere al Vaticano. Essendo circondata da reperti magno-greci e pompeiani, la testa è a proprio agio: spicca la Stele Borgia acquistata da re Gioacchino Murat per il Museo Archeologico di Napoli, bassorilievo del 480-470 a. C. che raffigura con straordinaria finezza un uomo con barba e un levriero; ci sono crateri vascolari provenienti da Ruvo di Puglia, come quello splendido raffigurante La battaglia delle Amazzoni, arredi funebri, affreschi di Pompei con armi gladiatorie, il bassorilievo con il mito di Persefone del Palazzo Ducale di Mantova, rendono la sezione a Palazzo Zevallos-Stigliano omogenea. Analisi preventiva e autopsia nel corso del restauro è il metodo scientifico adottato dalle diverse soprintendenze disseminate per l'Italia, dal nord al sud, che si sono assunte l'onere dei restauri. Tra 250 pezzi non resta che l'imbarazzo della scelta ed è gioco forza seguire le proprie inclinazioni. Reperti archeologici, dipinti, disegni, sculture e tessuti costituiscono una cornucopia dalle molteplici variazioni, come in una grande sonata. Se passiamo alla civiltà artistica medievale, si vedono le tavole con San Francesco e la Maddalena, e il profeta Isaia di Lorenzo di Niccolò di Martino e l'Adorazione del bambino di Bartolomeo di Tommaso: tavole che vengono da Santa Croce a Firenze e da Brera: databili tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo seguente. Una grande macchina lignea incornicia il polittico di alabastro della Passione scandito in sei riquadri, di uguali dimensioni, con al centro la Crocifissione più alta. Proveniente da Nottingham, rinomata officina per sculture in alabastro, quest'opera rara della seconda metà del Quattrocento fu acquistata per la chiesa di San Giovanni a Carbonara, spettacolare ricetto di opere legate alla dinastia degli Angiò Durazzo. In piena aura rinascimentale si colloca l'Adorazione dei Maggi (1499) di un maestro come Lorenzo Costa: olio su tavola di grandi dimensioni (74 x 181cm) a cui il restauro ha reso le lucenti cromie del brulicante mondo di astanti che muovono da destra verso la scena della Sacra famiglia. Abbaglia il celeberrimo busto- reliquiario di San Gennaro, ora esposto nella sacrestia della Cappella del tesoro nel duomo di Napoli, lo si può vedere da vicino: opera dei maestri Etienne Godefroy, Millet d'Auxerre e Guillaume de Verdelay del 1305, è oggetto di secolare venerazione. Ma vediamo il busto spogliato delle vesti liturgiche, e si scopre la finissima fattura in argento dorato del volto, con smalti e pietre preziose, la base è in argento dei primi del Seicento. Il busto è da associare al Reliquiario del Santo d'età angioina. Opere di oreficeria raffinate, commissionate dal devoto re Carlo II d'Angiò. Sempre nel duomo fu restaurato dalla Banca Il Paradiso(1641) di Giovanni Lanfranco, rutilante affresco nella cupola della Cappella del tesoro. E in piena età barocca viene naturale dire del Martirio di Santa Cecilia (1620-25) di Orazio Riminaldi, opera inequivocabilmente caravaggesca per densità compositiva e luci, assimilabile al Martirio di Sant'Orsola, ultima opera di Caravaggio, che è di proprietà della banca ed è visibile accanto a Restituzioni 2013. Un'occasione da non perdere. In legno il ricco inginocchiatoio di Giovanni G. Piccini, che viene da una chiesa di Lugano. Il Settecento ha due momenti altamente significativi: una serie di disegni elegantissimi di Giovan Battista Piazzetta con nudi e figure religiose e di Francesco Solimena La Sapienza divina, La Fede religiosa, L'Umiltà e La Castità, quattro oli su rame (1723) nella chiesa dei Santi Apostoli: in essi, uno dei più celebri pittori d'Europa, non è certo impari alla sua fama di erede di Luca Giordano. Per Napoli, città che vive momenti assai difficili, questa articolata e ricca rassegna è una boccata d'aria fresca. E da parte nostra non possiamo che compiacerci che in un paese così avaro nel proteggere il proprio martoriato patrimonio d'archeologia e d'arte vi siano occasioni come queste che sono un memento perché si rifletta su questo tema dolente.