Fin dalla sua scoperta, nel 1995, è stato riconosciuto come una delle più importanti testimonianze dell'architettura romana del tardo ellenismo nel Lazio. Un ninfeo di rara bellezza, risalente alla fine del II secolo a. C., firmato da Quintus Mutius, architetto greco trapiantato a Roma fra i più celebri dell'epoca. «Il Renzo Piano dell'età tardo repubblicana» lo definisce Francesco Maria Cifarelli, direttore del Museo archeologico di Segni, che sabato scorso insieme alla soprintendente per i Beni archeologici del Lazio, Elena Calandra, al sindaco di Segni, Stefano Corsi, all'archeologo Fausto Zevi della Sapienza e al direttore della British School at Rome, Christopher Smith ha presentato il progetto di scavo, restauro e valorizzazione del Ninfeo di Q. Mutius. Recentemente acquistato dal comune di Segni, grazie a un finanziamento della Provincia di Roma da 290mila euro, il monumento, che sorgeva nel terreno di un privato, è stato così assicurato alla proprietà pubblica. E sarà ora sottoposto a scavo archeologico, insieme all'area circostante di 3.800 metri quadrati, in modo da renderlo visibile nella sua interezza. La fontana monumentale, composta da un piccolo ambiente aperto a valle, è quasi perfettamente conservata, così come lo sono le straordinarie decorazioni parietali, con le nicchie trasformate in selvaggi antri naturali da uno spesso intonaco arricchito con pietre pomici e i profili ornati da fantastiche architetture disegnate da conchiglie e perline di "blu egiziano". «Ma spiega Francesco Maria Cifarelli i pavimenti sono ancora sepolti e tutti da scoprire». Una volta terminati gli scavi e il restauro del monumento, il Ninfeo verrà racchiuso e protetto da una teca, per mantenere costanti temperatura e umidità, e sarà reso visitabile. «Si tratta sottolinea di un monumento di importanza assoluta, uno dei primi ninfei progettati nell'Antica Roma. Un prototipo, dunque, di un genere destinato a grande fortuna nell'intera storia dell'architettura». Un documento eccezionale, che mostra come la Segni dell'epoca, insieme ad altri centri del Lazio meridionale interno, abbia vissuto un irripetibile momento di splendore, legata ai massimi circuiti politici, commerciali e culturali del periodo. «La firma in caratteri greci, conservata in una tabella posta al centro del prospetto principale conclude Cifarelli è di Q. Mutius, forse il fratello o più probabilmente lo stesso Caius Mutius citato da Vitruvio come architetto di Caio Mario, generale e sette volte console della Repubblica Romana, che gli commissionò anche la costruzione del Tempio di Honos et Virtus a Roma, dopo la vittoria del 101 a. C. contro i Cimbri e i Teutoni, che salvò la città dalla prima invasione dei barbari».