Un "tesoro" in viale Ippolito Nievo, la Comunità mette in pista il bando per appaltare i lavori LIVORNO Al di là del grande cancello di viale Ippolito Nievo, di fronte all'ex Ater, c'è uno scrigno che pochi conoscono: l'antico cimitero monumentale ebraico attivo nella seconda metà dell'Ottocento, fino a quando nel 1901 la comunità israelitica livornese iniziò a seppellire accanto al cimitero dei Lupi i propri cari estinti. Anche in virtù del sostegno della Fondazione Crl che segue da tempo la valorizzazione del patrimonio culturale ebraico, la Comunità mette ora in pista la gara d'appalto per il restauro conservativo dell'ingresso e dei muri di cinta (il cui bando completo è disponibile contattando la segreteria): si tratta di un intervento per sistemare almeno il perimetro di questo "tesoro" incastonato in mezzo ai palazzi, fra l'Aurelia, via delle Sorgenti e via del Vigna. Proprio l'ingresso monumentale così come le mura esterne mostrano assai visibili gli acciacchi dell'"età". L'intervento di restauro riporta sotto i riflettori un tassello del puzzle dei nostri beni culturali: i cimiteri della città molti dei quali sono la rappresentazione della storia multiculturale che la città rivendica nel proprio dna sono qualcosa che meriterebbe di essere scoperto anche da un largo pubblico. Del resto, a poche centinaia di metri troviamo il cimitero della congregazione olandese alemanna e quello della confraternita greco-ortodossa Il cimitero ottocentesco di viale Ippolito Nievo è già stato al centro di numerose visite guidate così come di interventi di sistemazione e recupero ma la stragrande maggioranza dei livornesi non sa niente di quel susseguirsi di sepolture e monumenti funebri che sono oltre quel cancello. Tutt'al più lascia intuire qualcosa quel doppio filare di cipressi che s'intravedono: portano alla cappella funeraria. Eppure all'interno sono numerosi i sepolcri di marmo, a catafalco, a stele o a cippo sormontato da un vaso. Di gusto neoclassico come dettava l'estetica dominante in quei decenni nella borghesia mercantile della città. Qui sono sepolti oltre venti rabbini che hanno fatto la storia dell'ebraismo labronico, uno dei più importanti del Paese (fra loro Isaac Nunes Alvarenga, Israel Costa, Ieudà Coriat e soprattutto Elia Benamozegh, religioso e studioso di primo piano). Fra le tombe come ricorda una relazione destinata alle scrivanie del ministero dei beni culturali spicca quella dedicata a Nissim Samana ma sono da segnalare anche le sepolture monumentali erette «a imperitura memoria» di Vita Platero, di David Lumbroso e dei coniugi Rosselli così come la cappella della famiglia Attias, che aveva affidato il ricordo dei defunti al singolare estro dell'architetto Alberto Adriano Padova. Anche se forse l'elemento architettonico più conosciuto di questo storico cimitero ebraico è il tempietto neogotico dedicato a Giovacchino Chayes firmato dall'architetto piemontese Marco Treves sulla scia di suggestioni di architetture medievali pisane.