CASTEL SAN PIETRO. Il proprietario dell'edificio e il Comune attendono il parere della Soprintendenza archeologica. Cariverona auspica un accordo a breve. Casali: «Ma non si incide sui lavori della nuova funicolare». A Calcagni i restauri del Capitanio Verona. Stupore, orgoglio, curiosità. Ma anche apprensione per i tempi che potrebbero slittare. Sono questi i sentimenti che accompagnano la notizia, pubblicata ieri da L'Arena, dell'eccezionale ritrovamento di un tempio romano a Castel San Pietro dove, restaurato il palazzo asburgico, verrà trasferito il museo di Storia naturale. Alla Fondazione Cariverona, proprietaria dell'edificio, che già sollecitava per l'avvio dei lavori fermati dal ritrovamento della cisterna viscontena adiacente al palazzo, si auspica che, visti i buoni rapporti sempre intercorsi fra Comune e Soprintendenza, si possa trovare in tempi rapidi una soluzione. Nell'interesse della città e al tempo stesso rispettando i reperti emersi. In pratica: partire quanto prima con la ristrutturazione del palazzo e della funicolare che da Santo Stefano arriverà in cima al colle. E insieme capire come andrà valorizzato l'edificio sacro ritrovato, fra il castello e le mura viscontee lato Torricelle, dove dovrebbe sorgere la «hall», cioè il salone di ingresso del futuro museo. Va tenuto conto, fra l'altro, che ci sarà da restaurare la cisterna. Cariverona ha già ottenuto il via libera della soprintendente ai monumenti, Gianna Gaudini, e ora attende quello del responsabile dei beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tinè. Sarà lui a illustrare a breve le caratteristiche del tempio, come si procederà per sistemarlo e come ciò inciderà sul cantiere per il museo. IL TEMPIO comunque, che sorge sulla collina «sacra» della primissina Verona, è già stato datato al 90 prima di Cristo, nel periodo del console Silla che l'avrebbe fatto costruire come segno del potere acquisito dopo la vittoria su Caio Mario. La sommità della collina era giù abitata nell'Età del Ferro, quindi prima del periodo romano, e lì si fa risalire di fatto la nascita di Verona. Da Palazzo Barbieri, l'assessore ai lavori pubblici Stefano Casali, spiega: «Quella del tempio è una straordinaria scoperta, ma anche una conferma del fatto che sul colle di Castel San Pietro sorgevano l'acropoli della città e altre costruzioni importanti dal punto di vista architettonico, a cui si guardava dal basso come un punto di riferimento urbanistico e culturale». Questo ritrovamento, prosegue, «è senz'altro anche un'opportunità per il sito archeologico e sono sicuro che il cronoprogramma dei lavori di risrutturazione del castello si potrà organizzare in modo tale che possa proseguire senza particolari ritardi. In ogni caso la prima fase dei lavori per la funicolare non subirà alcun ritardo. E a breve in Giunta presenterò il progetto esecutivo». È già prevedibile, però, visto che la «hall» del museo dovrebbe sorgere nel luogo del tempio, qualche modifica progettuale al futuro museo andrà prevista. In ogni caso, in seguito alla novità del tempio romano, Casali aggiunge: «A questo punto attendiamo con grande curiosità che la Soprintendenza ai beni archeologici ci renda edotti dell'importanza del nuovo ritrovamento». Anche perché l'edificio sacro, unito alla cisterna, al museo stesso di Storia naturale che possiede un patrimonio straordinario, unico al mondo, anzitutto i fossili di Bolca e poi il Teatro Romano, il vicino museo archeologico (pure da restaurare), più il parco e il belvedere su Verona costituiranno un complesso di valore straordinario, che racconta la storia della prima Verona. OGGI INTANTO il Consiglio di amministrazione della Fondazione Cariverona assegnerà l'incarico all'architetto che dovrà progettare il restauro del Palazzo del Capitanio, di proprietà delle stessa Cariverona, dove verranno esposte opere d'arte di proprietà dell'ente. La designazione dovrebbe cadere su Luigi Calcagni, 84 anni, noto fra l'altro per aver progettato il restauro di Palazzo Giuliari e della Gran Guardia, insieme al collega Luciano Cenna.