Lista d'attesa allo Strehler per «Odyssey». Idem per «Le voci di dentro» al Grassi firmate da Servillo. L'eccellenza non conosce crisi. La sofferenza di molti teatri cittadini è reale. Ma le ragioni non sono solo economiche. L'instabilità finanziaria sta, tuttavia, ridimensionando i programmi : a CityLife faranno l'edificio Isozaki, forse quello di Zaha Hadid. Ma sul Mac di Libeskind il no del Comune sembra definitivo. In una volta, all'architetto, hanno cancellato il Guggenheim meneghino e per il momento congelata l'immaginifica torre «storta». Dove finiranno i 45 milioni di oneri di urbanizzazione già pagati? Al restauro del Padiglione delle Scintille, a quello del Vigorelli e alle fermate della M5. Dieci i milioni accantonati per future funzioni culturali: forse un Parco delle Sculture nel verde necessario a coprire l'area dell'inattuato museo. Parchi a Milano? Giangiacomo Schiavi ha spiegato come sia evaporato l'Aulì Ulè pensato (per i bambini) da Fulvio Scaparro in zona Expo. Un parco va curato, sorvegliato, amato. A mancare è una cultura della cultura. Anche del verde. Istituzioni e cittadini parimenti colpevoli. Le statistiche certificano che l'Italia è ultima in Europa su 27 Paesi quanto a spesa pubblica nel settore: 1,1 per cento del pil. Penultima quanto a investimenti per l'istruzione: uno scandalo. Non capire che investire in cultura crea posti di lavoro, indotto, immagine, turismo è da sordi burocrati. Non consentire ai privati (che investono in cultura) di defiscalizzare, autolesionismo politico. Milano non vuole un museo di arte contemporanea perché gestirlo costa troppo? Almeno destini parte delle risorse liberate ad un ripristino minimale del Lirico, sarebbe ora. Restaureranno il Vigorelli: riflettano che assieme al restauro serviranno i parcheggi. Al netto della rivolta dei residenti verso i box dei vip, il Palalido resta ad esempio una incompiuta. Cultura della cultura: un impegno per il futuro. Si assiste stupiti alla irrituale stagione della Scala: la bilocazione di un «macchinista» che nel 2015 scenderà dalla locomotiva. Un successore (auspicabile che l'idea europea del «bando» non risulti una foglia di fico) che non c'è ma sul cui nome il tafferuglio è da calciomercato. Sindacati divisi e arrabbiati. Conti in discussione e strali sul «prodotto». Se la Scala diventa la metafora dell'attuale stallo politico-parlamentare, c'è di che preoccuparsi. Milano va a episodi (la moda, il design, il Mito, exploit librari) senza un progetto unitario. «Manca una buona promozione del brand» ha spiegato Libeskind jr: vangelo. Viviamo una (complicata) stagione di cambiamenti. Il buon lavoro svolto non ha salvato Stefano Boeri da una indecifrabile «rottamazione». Ma fa ben sperare il neo assessore regionale Cappellini: ha inneggiato al valore spirituale e materiale della cultura. La politica si metta a disposizione. Spiegava Elio Vittorini: «È la cultura che scopre le esigenze di un mutamento. E ne dà coscienza al mondo».