È autentico, o è un falso? Il dilemma riguarda soprattutto le opere degli ultimi centocinquant'anni, cioè dagli Impressionisti ad oggi. Era un falso il Giorgio Morandi rifilato al povero Roberto Bettega (anzi, era una fotografia stampata su tela!). Erano false le famose teste di Modigliani ritrovate a Livorno nel 1984 (una delle tre sculture rinvenute nel Fosso Reale fu scolpita dai geniali studenti livornesi, ma alcuni indizi fanno pensare che le altre due fossero state commissionate con intenti tutt'altro che ludici): opere che fecero perdere la faccia a padri nobili della storia dell'arte accademica come Carlo Ludovico Ragghianti, Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan, mentre Federico Zeri non solo non si bevve le teste intagliate col BlackDecker, ma ebbe un ruolo centrale nella denuncia della superbufala. E sono falsi molti fra i disegni e i quadri autenticati negli ultimi tempi dagli Archivi Modigliani (il cui presidente è finito, per questo, in galera). Sono purissimi falsi le oltre mille opere 'di' grandi artisti del Novecento europeo (come Alberto Giacometti, o Kandinsky, o Nolde) realizzate dal geniale olandese Robert Driessen, che ora vive in Thailandia per sfuggire alle polizie di mezzo mondo, dopo aver creato un giro d'affari di milioni di euro. Più complesso e articolato il discorso per le opere d'arte di epoche precedenti. Qualche volta si tratta davvero di falsi: è celebre il caso di un cassone nuziale che fu pubblicato da un illustre storico dell'arte tedesco nel 1994, che lo attribuiva ad Ambrogio Lorenzetti pensando che rivoluzionasse la storia dell'arte del Trecento italiano. Quando alcuni grandi conoscitori, come Luciano Bellosi e il solito Zeri, lo videro, dissero immediatamente che si trattava di un falso ottocentesco, e il libro venne ritirato: oggi è una rarità bibliografica. Ma oggi è raro cadere nel tranello dei falsi dell'Otto e del primo Novecento: più spesso non si tratta di falsi realizzati espressamente, quanto di indebite (e talvolta non disinteressate) promozioni ad originali di opere che sono solo copie, o cattive attribuzioni di opere di altri artisti. Le ben tre ulteriori Monna Lisa strombazzate dai media negli ultimi mesi (una al Prado di Madrid, una a San Pietroburgo e un'altra a Ginevra) sono tutte copie posteriori, per di più clamorosamente brutte. Il 'Raffaello' sbattutto in copertina dall' «Espresso» due anni fa è solo una (buona) copia antica del prototipo, che è ragionevole continuare ad identificare nel dipinto di Palazzo Pitti a Firenze, indicibilmente migliore del nuovo pretendente. Il piccolo Cristo 'di Michelangelo' comprato da Sandro Bondi nel 2009 è una scultura lignea uscita da una prolifica bottega di maestri legnaiuoli che lavorava in serie nella Firenze tra Quattro e Cinquecento, e che deve essere ancora identificata. Dunque non un 'falso Michelangelo': semmai un 'finto Michelangelo', nel senso che i meccanismi che hanno portato all'acquisto pubblico e alla strumentalizzazione politico-religiosa dell'intera operazione avevano a che fare più con la fiction che con la scienza. E ancora: il Sant'Agostino 'di Caravaggio' lanciato dal «Sole 24 ore» nel giugno del 2011 non era un falso: il dipinto è stato poi condivisibilmente ricondotto alla mano del pittore pistoiese Giacinto Gimignani dalla storica dell'arte Ursula Fischer Pace. Il passo, questo sì falso, era stato attribuirlo all'onnipresente Caravaggio. Mentre la Medusa sempre attribuita a Caravaggio e al centro di un'agguerrita campagna mediatica era solo una copia mediocre della vera Medusa del Merisi, che sta agli Uffizi. E come dimenticare i famosi cento disegni di Caravaggio la cui 'scoperta' fece il giro del mondo nel luglio scorso? Sono tutti autentici, nel senso che sono davvero disegni del Seicento (e del tardo Cinquecento): ma non ci pensano nemmeno ad essere stati realizzati da Caravaggio. E per la prossima bufala storico-artistica è solo questione di tempo. Il più celebre falsario di tutti i tempi è probabilmente l'olandese Han van Meegeren. Nel maggio del 1945 la VII armata americana scoprì il tesoro di opere d'arte nascosto dal Maresciallo del Reich Hans Goering in una miniera di salgemma. Tra i quadri, spiccava un Cristo e l'adultera firmato dal pittore più raro e misterioso della storia dell'arte, Johannes Vermeer. Il quadro risultò acquistato dal gerarca nazista in Olanda, e per una cifra notevole. Attraverso le ricevute si risalì al venditore, Han van Meegeren, che venne sottoposto a processo con l'accusa di collaborazionismo con gli occupanti nazisti. Per salvarsi, l'imputato rivelò che non si trattava di un vero Vermeer, ma di un falso che egli stesso aveva dipinto. Per convincere l'incredulo collegio giudicante van Meegeren chiese e ottenne di poter dipingere un altro Vermeer sotto gli occhi della corte. Persuasi del risultato, i giudici assolsero Van Meegeren, che anzi venne celebrato dall'opinione pubblica olandese per aver rifilato quella monumentale patacca a Goering in persona. Ma a questo punto partì l'inchiesta sulla sua attività di falsario, che culminò in una condanna ad un anno di reclusione. I risultati dell'indagine furono clamorosi: si svelò che moltissime opere credute del Seicento olandese erano dei purissimi van Meegeren. Tra questi il più celebrato tra i Vermeer riscoperti nel Novecento: la Cena in Emmaus pubblicata nel 1937 su quella che è ancora oggi la più autorevole rivista scientifica di storia dell'arte, l'inglese «The Burlington Magazine». Il geniale falsario aveva acquistato un vero (ma modesto) quadro del Seicento olandese, e ci aveva dipinto sopra con tecniche, strumenti e materiali maniacalmente fedeli a quelle dell'epoca di Vermeer, ingannando così sia gli storici dell'arte che le analisi scientifiche. Come nota Otto Kurz, nel più famoso saggio su Falsi e falsari, le opere di Van Meegeren non erano (solo) speculazioni commerciali ma veri e propri atti di intelligenza critica nei confronti dell'opera di Vermeer: proprio quella che mancava agli storici dell'arte che cadevano nel tranello.
Le teste di Modì o i disegni di Caravaggio
L'articolo discute sulla questione se alcune opere d'arte siano autentiche o false. Si tratta in particolare di opere degli ultimi centocinquant'anni, come gli Impressionisti, e di opere di artisti del Novecento come Modigliani, Giacometti e Kandinsky. Si sostiene che molte di queste opere siano state create da falsari, come Robert Driessen, che ha creato opere di artisti famosi come Alberto Giacometti e Kandinsky. Inoltre, si discute delle opere di epoche precedenti, come il Trecento italiano, dove si tratta di falsi e indebite attribuzioni di opere di altri artisti.
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