VILLA BASILICA Per molti le energie rinnovabili sono quasi un dovere morale. Per qualcun altro un sogno non realizzabile. Per Giordano Ballini, sindaco di Villa Basilica eletto nel 2009 per un secondo mandato, sono state (anche) il modo di risanare i conti del Comune. E, in futuro, potranno garantire nuovi introiti e nuova occupazione. «Dal 2009 ad oggi - ricorda Ballini - la situazione economica del comune è stata difficile per il contenzioso con Gesam e con le cartiere per il metanodotto. La società non ci riconosceva pagamenti per 60mila euro l'anno e noi dovevamo pagare ancora i costi dell'impianto, 100mila euro l'anno. Alla fine abbiamo trovato un accordo. Gesam ci ha dato la metà di quanto, secondo noi, ci doveva: un milione su due milioni». E il restante milione come l'avete coperto? «Abbiamo venduto, con bando pubblico, l'impianto idroelettrico di proprietà del Comune. Certo, non avremmo voluto farlo e prima abbiamo percorso altre strade. Ma alla fine abbiamo dovuto procedere. Da questa alienazione abbiamo ricavato circa un milione e 800mila euro. Ma l'impianto ci aveva già garantito un altro milione con la vendita dell'energia che produceva. Tolti i costi di costruzione ci sono rimasti circa due milioni di euro, dei quali uno è andato a coprire il "buco" rimasto dopo la transazione con Gesam». E del restante milione cosa ne farete? «Lo abbiamo destinato a investimenti, sempre nel campo delle energie rinnovabili. Il progetto principale è quello di un nuovo impianto idroelettrico sul Pescia, a Pracando. Abbiamo già l'autorizzazione ambientale e l'ok per la derivazione dell'acqua. Il costo sarà di un milione e mezzo». E dove troverete i soldi che mancano? «Stiamo pensando a due strade. La prima è quello di ricorrere alla finanza di progetto. La seconda è di percorrere la via dell'azionariato popolare, un po' come è stato fatto con la discarica di Peccioli, nel pisano, che siamo andati a visitare qualche tempo fa. Comunque abbiamo anche chiesto un parere legale, soprattutto sulla possibilità di costituire una società a capitale misto pubblico-privato». Avete altri progetti nel campo delle energie "verdi"? «Stiamo per bandire una gara per un impianto di teleriscaldamento per la frazione di Pariana. C'è già il progetto esecutivo, che prevede di bruciare biomasse legnose del territorio per fornire di energia le abitazioni. Questo investimento costerà circa 750mila, coperti in parte dal Comune, in parte da 400mila euro a fondo perduto del Gal e per 180mila euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca». Insomma, per il suo Comune non si tratta solo di una questione di ambiente ma anche economica. «Mettiamola così. Gran parte delle entrate del nostro bilancio si basa su voci extratributarie. Noi abbiamo scelto di mantenere basse le tasse e, nel contempo, di non dichiarare il disavanzo nonostante i problemi dei quali ho parlato». Questo per quanto riguarda la situazione delle casse comunali. Come è, invece, la salute del territorio, fortemente caratterizzato dall'industria cartaria? «Fortunatamente il tessuto economico sembra aver retto. Rispetto ad altre realtà mi sembra di poter dire che Villa Basilica è una sorta di "isola felice". E ovviamente è proprio sulla carta e sul suo indotto che l'economia si basa. Non bisogna mai dimenticare che queste attività insistono sul territorio dal 1300 e che intorno ad esse gravitano circa 500-600 persone. Ma la cosa più importante è che l'anno scorso, per la prima volta dopo 25 anni, ha aperto una nuova cartiera a Pracando. E non è finito: ci sono infatti altre tre attività, sempre dal settore cartario, che hanno già ricevuto le autorizzazioni e che quindi potranno aprire nei prossimi mesi. Si tratta di occasioni e segnali importanti per il nostro territorio e per l'occupazione. E in parte è anche merito nostro». In che senso? «Abbiamo cercato di ridurre al minimo i costi per investire. Penso, ad esempio, alla questione del depuratore industriale, a quella del metanodotto, al progetto con la Provincia per portare la fibra ottica nelle aziende e all'approvazione del piano strutturale che, recentemente, è stato affiancato dall'adozione del regolamento urbanistico». Resta però un problema infrastrutturale: quello della viabilità. «In effetti è un tema complicato. In parte perché i bilanci del Comune sono quelli che sono e così l'ordinaria amministrazione, il semplice "tappare le buche", non è per niente facile. Noi, poi, abbiamo un fondovalle stretto con un'unica strada provinciale. E proprio il problema delle strettoie è quello che, insieme a Palazzo Ducale, vorremmo risolvere. Purtroppo abbiamo però avuto uno stop da parte della Soprintendenza per un edificio che volevamo in parte spostare. Ci hanno chiesto uno studio completo sull'archeologia industriale del fondovalle, che abbiamo preparato. Ora ci hanno chiesto un incontro, vedremo. Quello che è certo è che il cantiere, aperto nel 2009, è al momento sospeso». Al di là di questo episodio, la storia della lavorazione della carta non può comunque diventare un volano di attrazione turistica per il suo comune? «Certo. Tanto è vero che siamo capofila di un progetto che si chiama "La via della carta in Toscana", insieme a una Onlus di Pescia: l'idea è costruire un percorso che da Villa Basilica arrivi fino a Viareggio. E, per quanto ci riguarda, abbiamo avuto la disponibilità dell'ex cartiera Nardi e stiamo progettando il suo recupero come "monumento"». Più in generale come pensate di sfruttare la risorsa del turismo? «L'idea è di puntare sulla parte più alta del nostro territorio, dalle Pizzorne a Boveglio. Già abbiamo concesso terreni in comodato per un parco avventura nelle Pizzorne, ora negli strumenti urbanistici abbiamo previsto una zona per un campeggio e una rete di sentieri. Inoltre, stiamo anche progettando un bivacco, sempre sulle Pizzorne». Molti suoi colleghi raccontano che trascorrono molte ore a parlare con i cittadini in preda a problemi economici. Com'è la situazione nel suo Comune? «Anche se, come detto, il tessuto economico ha retto, è innegabile che situazioni di difficoltà ce ne sono molte, sia di famiglie italiane che extracomunitarie. Il Comune, oltre a svolgere i suoi compiti nel sociale, sta anche cercando di mettere insieme le tante realtà sociosanitarie e anche religiose del nostro territorio. E vogliamo portare avanti iniziative concrete. Ad esempio stiamo organizzando per i primi di maggio un pranzo all'aperto per raccogliere fondi da destinare proprio a scopi come pagamento delle bollette, degli affitti e così via». Lei è anche capogruppo di maggioranza in consiglio provinciale. Non teme di essere visto come "accumulatore" di cariche? «Guardi, io penso che in tempi come questi un sindaco debba essere un esempio di sobrietà. Io sono in aspettativa da quando sono diventato sindaco la prima volta, cioè dal 2004, ricevendo un'indennità di 1.100 euro netti al mese. È vero, sono anche consigliere provinciale, ma il cumulo delle indennità non è ammesso. E quindi io per 1.100 euro al mese faccio sia il sindaco che il consigliere provinciale. E, per una scelta personale, ho scelto di farlo a tempo pieno. Se mi è concessa una battuta, utilizzando un termine che di questi tempi va assai di moda, mi sento di essere un "sindaco francescano"».