Intanto, dopo quasi un anno, il "caso Cigoli" si chiude. Per il quadro rimasto undici mesi nel limbo arriva il passaggio di proprietà. La "Pietà" del pittore cinque-seicentesco Ludovico Cardi detto il Cigoli - che l'antiquario Gianfranco Luzzetti annunciò undici mesi fa di voler regalare al Comune di Grosseto ma di cui non è mai stato formalizzato finora il trasferimento - tra una settimana entrerà nel patrimonio cittadino. Mancava solo un atto, una firma, un passaggio obbligatorio e fondamentale: quel passaggio è arrivato, pur con macroscopico ritardo. «Venerdì 24 aprile alle 11 - dice Luzzetti - io e il Comune firmeremo il passaggio nello studio del notaio Abbate. Dal giorno dopo l'opera apparterrà a tutti i grossetani». Si chiude così, almeno su questo fronte, un imbarazzante capitolo prodotto dalle lungaggini della burocrazia; il tutto mentre in parallelo corre ancora nella sua incertezza e fumosità l'altra "donazione" assai più delicata, quella dei quadri, delle sculture, dei libri e dei mobili. Del centinaio di capolavori, a cominciare dal Botticelli e dal Pinturicchio, che l'antiquario da anni vuol donare post mortem alla città, ma che naviga a vista in un mare di problemi. La mancanza di una pinacoteca, l'incertezza sul progetto finale che dovrebbe convertire il convento delle Clarisse a museo civico. In generale l'assenza di sicurezze sul futuro di una collezione che sarà (dovrebbe essere) donata al Comune di Grosseto. È in questo panorama che il caso-Cigoli (più in piccolo) scoppia il mese scorso, quando si scopre che il capolavoro del Cardi (celebre artista vissuto tra 1559 e 1613), che si supponeva già nelle mani del Comune, in realtà non lo era affatto, perché mai passato effettivamente al suo padre adottivo. La Pietà era stata regalata - solo a parole - nel maggio del 2012, quando a Grosseto era stata organizzata l'ultima mostra del collezionista ("Bellezza e religiosità in Ludovico Cardi detto il Cigoli"). E in quell'occasione lui annunciò la sua volontà. L'esposizione, ideata e promossa da Luzzetti stesso e finanziata dal Comune nelle sale del museo archeologico, ruotava attorno a questa opera, vero e proprio capolavoro di arte e bellezza il cui valore è stimato attorno ai 200mila euro. La notizia del regalo fu gradita alla città; e di lì a poco si aspettava l'atto che però non c'è stato. Il quadro è rimasto nelle sale museali dov'è tuttora, pur non essendo ancora di proprietà del Comune: dunque un ospite. Le ragioni del tutto? Burocrazia. Il sindaco Emilio Bonifazi, un mese fa, si è giustificato piegando che il Comune aveva fatto tutto quanto poteva: di aver regolarmente avviato la procedura secondo l'iter e pure contattato il notaio. Il gap si sarebbe annidato nelle normali procedure di legge che, trattandosi di opere d'arte, chiamano in campo la Soprintendenza ai beni storici, artistici e etnoantropologici per verificare la presenza di eventuali notifiche sul quadro in questione, «ovvero se l'opera sia riconosciuta come bene di interesse storico-artistico», perché in quel caso servono tutele particolari. «La Soprintendenza ha tutto in mano, aspettiamo risposte. I tempi sono quelli tecnici della burocrazia, sia loro che dei nostri uffici». Così disse il sindaco. L'iter si è poi smosso, e a quanto pare messo a posto. In questi giorni il Comune ha contattato Luzzetti per comunicargli la data dal notaio. Alla fine «l'appuntamento è per il 24 aprile. Dal 25 Grosseto e i miei concittadini avranno il quadro». Elisabetta Giorgi