IL PROFILO. La professionista è una specialista della progettazione dei parchi fluviali e ha elaborato quello dell'Adige nelle aree nord a Parona e a sud al Pestrino. In tandem con il Fai per le aree verdi vicine alla città: «Dobbiamo creare spazi d'armonia per la gente» La si potrebbe definire l'architetto dell'acqua, per lo studio e le attività professionali spese per l'Adige, e non solo. Anna Braioni si occupa dalla fine degli anni Settanta del fiume e delle sue rive, del rapporto tra qualità delle acque e paesaggio fluviale e della progettazione dei parchi fluviali. Il Parco dell'Adige, nord e sud, tra Parona e il Pestrino, è il filo conduttore della sua articolata attività professionale, un «film» che non è ancora finito. LA PREMESSA, spiega l'architetto Braioni, sta nel lavoro assieme al professor Sandro Ruffo, ex direttore del Museo di storia naturale, accademico dei Lincei. «Il merito del professor Ruffo fu di aver costruito un gruppo di lavoro che è diventata una scuola: le scienze naturali hanno bisogno di un respiro più ampio sul territorio e quindi va fatta una continua ricerca degli effetti dell'antropizzazione sulla qualità dell'acqua nel bacino dell'Adige. Per questo aveva creato una squadra interdisciplinare e in questo modo ho imparato come possono collaborare i diversi saperi». Nel 1988, continua l'architetto, «con la professoressa Beatrice Sambugar, il professor Paolo De Franceschi e il dottor Franco Mason impostammo gli studi di fattibilità dei parchi delle colline veronesi, il parco dell'Adige nord e sud e il sistema del verde a Verona. Questi tre temi sono entrati a far parte in vario modo nella pianificazione urbana, dalla variante di salvaguardia, la variante Massignan, in poi». IL LAZZARETTO rappresenta un capitolo fondamentale nel Parco dell'Adige. «Nel 1978 feci il primo sopralluogo al Lazzaretto», ricorda l'architetto Braioni, sottolineando come già anche il professor Licisco Magagnato, che fu direttore del Museo di Castelvecchio, si battesse all'epoca per la salvaguardia della struttura sanmicheliana e del tempietto che si trova all'interno. Lo ricorda bene Annamaria Conforti, capo delegazione della delegazione del Fai a Verona. «Monumento e ansa fluviale sono due aspetti che si coniugano perfettamente in un luogo a due passi dalla città. Qui, il professor Ruffo affermava che il parco dell'Adige sud presenta le caratteristiche naturalistiche più significative. Da qui il progetto di un piano di salvaguardia e di valorizzazione globale, a partire dall'esistente, cercando di riqualificare i luoghi senza far perdere loro l'identità e la memoria delle loro trasformazioni nella storia». ORA IL FAI, il Fondo Italiano per l'ambiente, di cui l'architetto Braioni è socia, è chiamato a giocare un ruolo determinante per la tutela di questo polmone verde nella cintura urbana della città. La fondazione è entrata in gioco, su segnalazione degli stessi soci, precisa l'architetto «quando è saltata fuori l'ipotesi di realizzazione del centro sportivo con la costruzione di 18.000 metri cubi e di conseguenza lo stravolgimento dell'area per ampliare strade e parcheggi. Quest' "armonia" tra natura e architettura, come l'ha chiamato il professor Salvatore Settis, andrebbe a confondersi in uno dei tanti "non luoghi" che si possono trovare nella città consolidata". Questo tema legato al Lazzaretto e al suo contesto paesaggistico è sfociato nel protocollo d'intesa tra Comune e Fai per tutelare tutta l'ansa del fiume e il monumento, per recuperare fondi per il suo restauro e per farlo diventare uno dei tanti nodi del Parco dell'Adige sud. Protocollo che però ora deve concludere il suo iter per diventare operativo». IL PROGETTO per il Parco dell'Adige ha portato l'architetto Braioni in giro per l'Europa per vedere iniziative analoghe. «Mi sono convinta che un parco dev'essere un insieme organico di aree a diversa destinazione, con diversi punti d'attrazione, una rete di nodi e percorsi come se fosse un organismo. Questa fu l'impostazione del progetto per il Parco dell'Adige nel 1992, quand'era assessore all'ambiente Mauro De Robertis. Un piano che ci ha impegnati per un anno, con la collaborazione di molti esperti di discipline diverse legate al territorio. Fu un modo per fare ricerca. Poi, però, nel 1994, il progetto s'inceppò anche se il piano ambientale, con tutti i suoi studi, è rimasto valido nell'impianto, tant'è che nel 2007 è stato aggiornato con elaborati che approfondivano i temi dell'economia agricola in aree protette e delle aspettative dei diversi portatori d'interesse, oltre che dell'adeguamento alle normative europee riguardanti i Siti di Interesse Comunitario». PER REALIZZARE il Parco dell'Adige, precisa l'architetto, «bisogna leggere il territorio, capire le attività più idonee per un utilizzo a parco, affinché sia una risorsa e non un vincolo. Il parco urbano dev'essere a destinazione multipla, avere delle aree di riserva integrale assieme ad altre aree attrezzabili per servizi, per attrezzature sportive, per il ristoro, per giochi liberi all'aperto, per passeggiate, ma a partire dalla loro dislocazione, dal loro utilizzo pregresso e dal paesaggio e dall'ambiente che ogni parte del territorio manifesta. Che è poi quel che accade in tante parti d'Europa e del resto del mondo. Anche Verona se lo aspetta».8 - continua
La cultrice dei luoghi dell'acqua
L'architetto Anna Braioni ha lavorato sulla progettazione dei parchi fluviali, in particolare su quello dell'Adige, nelle aree nord a Parona e a sud al Pestrino. Ha collaborato con il Fai e con il professor Sandro Ruffo per studiare l'impatto dell'antropizzazione sulla qualità dell'acqua nel bacino dell'Adige. Nel 1988, ha impostato gli studi di fattibilità dei parchi delle colline veronesi, il parco dell'Adige nord e sud e il sistema del verde a Verona. Il Lazzaretto è stato un capitolo fondamentale nel Parco dell'Adige, e l'architetto ha lavorato per la sua salvaguardia.
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