"Il sarcofago? E' tutto in regola e mi va restituito" Parla Nobile dopo sequestro Gdf L'esperto: "se gli oggetti vengono sequestrati perchè sopravalutati o perchè non ritenuta sufficiente la documentazione, ci si può sempre appellare alla sentenza della Cassazione penale" Sondrio, 17 aprile 2013 - «Se gli oggetti vengono sequestrati perchè sopravalutati o perchè non ritenuta sufficiente la documentazione, ci si può sempre appellare alla sentenza della Cassazione penale, sezione III, del 1632000 n.5714, che ribalta la situazione, non per la prima volta, giacchè altre sentenze statuiscono analogo principio, affermando che deve essere l'accusa a dimostrare la provenienza illecita e non l'accusato a dimostrare quella lecita». A parlare è il professor Ferdinando Caputi, laureato in Storia antica con indirizzo archeologico all'Università di Genova esperto anche in egittologia avendo lavoarto negli ultimi anni in questo Stato come ricercatore nei siti di interesse preistorico e protostorico. Articoli correlati Spunta un sarcofago egizio in casa L'esperto, autore di 5 libri che attualmente coadiuva il professor Eid Mohammed Soltan, ispettore generale delle antichità di Luxor, nel progetto di rivalutazione del più esteso sito archeologico del mondo, compreso il progetto che sta portando alla luce il «Viale delle Sfingi», interviene sul caso del recente sequestro del sarcofago egizio operato dalla Guardia di Finanza a carico del sondriese Attilio Nobile, 47 anni, il quale è stato un commerciante d'arte e perito numismatico e filatelico e di oggetti d'arte, anche del Tribunale sino al 2002. Nobile, in virtù proprio della sua esperienza, sapeva che su questo fronte non si sarebbe potuto scherazare e, proprio al fine di evitare ogni possibile guaio con la giustizia, si era a suo tempo informato proprio dal professor Caputi, quando 12 anni gli si era prospettata la possibilità di diventare proprietario di un sarcofago, circostanza poi concretizzatasi. C'è una legge del 2004 che disciplina il possesso di questi oggetti di alto valore storico. Cosa dice? «È la legge n. 42 ed è utile richiamare l'art.63 - risponde l'egittologo che, tra l'altro, da 18 anni dirige il Cisrei (Associazione culturale che conta pure 500 studiosi di paleontropologia e paleontologia di tutto il mondo -. "I) Chiunque eserciti l'attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di opere di pittura, scultura, di grafica, di oggetti di antichità o di interesse storico-archeologico, ha l'obbligo di porre a disposizione dell'acquirente gli attestati di autenticità e provenienza delle opere e degli oggetti medesimi che comunque si trovino nell'esercizio o nell'esposizione. II) All'atto della vendita i soggetti indicati nel comma I sono tenuti sono tenuti a rilasciare all'acquirente copia fotografica dell'opera o dell'oggetto con retro scritta la dichiarazione di autenticità e indicazioni di provenienza recante la sua firma. Quindi, a patto che ci siano i presupposti sopra descritti, entrati in possesso del bene con regolare documentazione (anche per le eredità) bisogna darne comunicazione entro 48 ore alla Soprintendenza ai Beni Culturali della propria Regione di appartenenza o stazione carabinieri più vicina, questo vale anche per il caso dei reperti dell'antico Egitto (legge 11783) una volta entrati regolarmente sul territorio nazionale». «Se questa legge fosse applicata da tutti con rigore - dichiara Nobile - oggi saremmo lo Stato con il più grande patrimonio storico-archeologico privato e non vedremmo più sparsi per il mondo importanti reperti della nostra cultura. E gli archeologi italiani avrebbero lavoro per una vita, anzichè arrabattarsi all'estero con stipendi da fame. Per quanto concerne la mia maschera sarcofago, valutata fra i 100 e i 150mila euro, spero in una rapida restituzione. Ho la documentazione provante il regolare possesso. E lo stesso governo egiziano mette in vendita tali reperti, per favorire la divulgazione nel mondo della storia dell'antico Egitto».