Un appello alle massime autorità dello Stato per sollecitare la ratifica, da parte dell'Italia, del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione de L'Aja del 1954 (concepita, all'indomani della seconda guerra mondiale, per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato). A lanciare l'appello, da Napoli, è l'archeologo Fabio Maniscalco, direttore dell'Osservatorio permanente per la protezione dei beni culturali in area di crisi, nato in seno alla Facoltà di Studi arabo-islamici e del Mediterraneo dell'università «l'Orientale». Oggetto dell'appello - indirizzato ai presidenti della Repubblica, Ciampi, del Senato, Pera, della Camera, Casini, del Consiglio, Berlusconi, e ai ministri degli Esteri, Fini, e dei Beni culturali, Urbani il Protocollo aggiuntivo del 1999 alla Convenzione de l'Aja, «antiquata e piena di lacune», spiega Siniscalco «e dunque aggiornata da questo ulteriore trattato entrato in vigore il 9 marzo 2004 e ratificato da 28 Stati tra i quali però manca ancora, paradossalmente, proprio l'Italia, prima promotrice dell'iniziativa». E ora, aggiunge Siniscalco, se non si affretta a ratificare il Protocollo aggiuntivo del 1999, l'Italia rischia di restare esclusa dal consesso internazionale: «Nell'imminente Conferenza generale dell'Unesco - sottolinea - si eleggeranno infatti i 12 membri del "Comitato per la protezione del patrimonio culturale in caso di conflitto armato", con la definizione delle linee guida e dei regolamenti di attuazione del trattato».