Roberto Pancheri dottore di ricerca in storia dell'arte Egregio signor presidente, il cinquecentesco Palazzo delle Albere, culla del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, è chiuso al pubblico da oltre due anni. La chiusura è stata motivata dal Mart con la necessità di eseguire dei lavori di adeguamento e di installarvi un ascensore. La riapertura al pubblico era prevista per il 2013, ma finora non è chiaro quale sarà il suo futuro. Nessuno ignora che, negli ultimi due anni, è stato da più parti ipotizzato un cambio di destinazione d'uso del palazzo, rispetto alla funzione di spazio museale ed espositivo per l'arte moderna e contemporanea assegnatagli fin dal 1980, a conclusione del suo restauro. La chiusura del museo che dal 2002 ospitava la sezione dell'Ottocento e del primo Novecento delle collezioni del Mart (con importanti opere di Bartolomeo Bezzi, Eugenio Prati, Francesco Hayez, Andrea Malfatti, Umberto Moggioli, Luigi Bonazza e molti altri artisti non solo trentini) è seguita a un periodo di forte calo dei visitatori, che da qualcuno è stato imputato alla scarsa capacità di attrazione dei flussi turistici da parte della Pinacoteca. Largamente sottaciuto è stato invece il fatto che la scelta del tutto comprensibile di dirottare gli investimenti per mostre sulla nuova sede roveretana, inaugurata nel 2002, ha privato le Albere di importanti risorse. Inoltre non si è tenuto conto del fatto che, negli ultimi mesi di apertura, il museo è rimasto pressoché inaccessibile a causa dei problemi cagionati dall'apertura del cantiere nell'area ex-Michelin. Una delle principali motivazioni addotte dai fautori del cambiamento vale a dire dello smantellamento parziale o totale della Pinacoteca e della Gipsoteca Malfatti è stata, per l'appunto, il calo dei visitatori. Un altro «buon motivo» per chiudere la sede trentina del Mart è stato individuato nell'opportunità di concentrare nella più prestigiosa sede di Rovereto tutte le sue attività e collezioni, anche in virtù di una logica territoriale «bipolare» (a Rovereto il «polo artistico», a Trento il «polo scientifico») cui la cultura trentina dovrebbe adeguarsi: come se le due città avessero conosciuto una medesima vicenda culturale e artistica (nonché politica, economica, sociale), omologabile e sovrapponibile, e non avessero da esprimere, in ogni campo, le proprie specificità. In terza istanza, la dipartita del Mart da Trento è stata invocata in nome della spending review: lo spauracchio che giustifica ogni taglio lineare della spesa pubblica, specialmente nel settore della cultura. In ogni caso, la priorità assoluta della politica culturale provinciale sembra essere, ad oggi, quella di «far sloggiare» le opere d'arte dal palazzo, mentre sulla nuova destinazione d'uso dell'immobile sono state formulate le proposte più disparate. Provo qui a sintetizzarle: anche se bisogna subito sottolineare come tali proposte siano state comunicate all'opinione pubblica in modo disordinato, ossia a mezzo di sporadiche dichiarazioni raccolte dalla stampa, e non nella forma di un articolato progetto culturale, elaborato da esperti del settore dei beni culturali, che pure non mancano in questa nostra città. Inizialmente è stata ventilata l'ipotesi di affidare la gestione dell'immobile al vicino Muse, trasformando la villa madruzziana in una sorta di anticamera del nuovo museo di Renzo Piano o, con espressione più cool, di «nuovo portale della città». Si è anche parlato di adibire il palazzo, o almeno il pianterreno di esso, alla «promozione del Trentino» e anche su questo punto non si è mai andati oltre il facile slogan. Si è altresì ipotizzato di assegnare parte del palazzo alla Galleria Civica di Trento: quest'ultima proposta sembra, peraltro, già tramontata. Da ultimo, l'ex assessore provinciale alla cultura, Franco Panizza ha espresso chiaramente l'intenzione di fare di Palazzo delle Albere la sede di un erigendo Museo dell'Autonomia, della cui realizzazione si farebbe carico la Fondazione Museo Storico del Trentino. Tutte queste ipotesi sono state accolte con una sostanziale acquiescenza da parte della nuova dirigenza del Mart, che sembra disposta a rinunciare senza drammi alla sua sede trentina, quasi si trattasse di un ingombrante fardello. Solo il Comune di Trento ha timidamente fatto notare che una parte rilevante delle collezioni finora collocate alle Albere è di proprietà municipale e che non è ovviamente possibile ipotizzare un loro trasferimento permanente a Rovereto, né un loro ricovero a lungo termine in un deposito. Senza entrare nel merito delle quattro opzioni alternative finora prospettate, mi limito a osservare che lo smantellamento, parziale o totale, della Pinacoteca dell'Ottocento e primo Novecento e della Gipsoteca Malfatti, che fino al 2010 avevano trovato una sede adeguata e prestigiosa nel Palazzo delle Albere, rappresenterebbe un segno di grave disattenzione nei confronti degli obblighi di tutela e di valorizzazione del patrimonio artistico di proprietà pubblica, sulla base delle funzioni che lo statuto di autonomia assegna alla Provincia. Da storico dell'arte e assiduo frequentatore di musei ritengo di poter affermare che gli spazi di Palazzo delle Albere sono appena sufficienti per esporre la collezione esistente e che non sono idonei a ospitare una pluralità di funzioni. Una Pinacoteca degna di questo nome, e che si spera dotata dei necessari servizi di accoglienza, nonché di spazi adibiti alla didattica e alle mostre temporanee, non potrebbe in alcun modo convivere con percorsi multimediali permanenti su temi di storia politica e istituzionale, né con fumosi progetti di «dialogo tra arte e scienza». L'idea di assegnare un piano al Mart, un piano alla Fondazione Museo Storico e il pianterreno al Muse, per farne magari un'area di ristorazione (come pure si è sentito dire), non solo appare ridicola dal punto di vista della scienza museologica, ma è anche del tutto inattuabile sul piano pratico, tenendo conto delle problematiche legate alla custodia e alla movimentazione delle opere d'arte, ai flussi dei visitatori, e alle dinamiche della quotidiana gestione di una realtà museale. Per quanto riguarda la nascita di un Museo dell'Autonomia, come cittadino e come uomo di cultura non avrei nulla da obiettare, se ciò non avvenisse in termini di spazi e di risorse a scapito di un museo che già esiste e che dispone di una collezione di tutto rispetto, che attende solo di essere restituita alla collettività. Prima di destinare il Palazzo delle Albere ad altre funzioni, l'amministrazione provinciale dovrebbe eventualmente individuare una nuova e adeguata collocazione per le oltre 100 opere già ricoverate alle Albere, poiché in caso contrario esse sarebbero condannate a rimanere per decenni chiuse in un deposito o, nella migliore delle ipotesi, essere divise e sballottate in altre sedi per esposizioni temporanee di dubbia rilevanza culturale. Inoltre, poiché si vorrebbe chiudere la Pinacoteca di Palazzo delle Albere in nome del suo scarso appeal turistico, è lecito chiedersi fin d'ora, seguendo la stessa logica, quanti visitatori in più sarebbe in grado di attirare un Museo dell'Autonomia. Faccio dunque appello, presidente Pacher, alla sua sensibilità culturale e alla sua comprovata capacità amministrativa affinché venga al più presto riallestita a Palazzo delle Albere la Pinacoteca del XIX secolo e del primo Novecento, unitamente alla Gipsoteca Malfatti di proprietà del Comune di Trento e alle opere già concesse in deposito permanente da enti e privati collezionisti. Auspico inoltre che la destinazione d'uso dell'intero immobile rimanga vincolata in via prioritaria alla conservazione, all'esposizione permanente, allo studio e alla valorizzazione delle collezioni d'arte della Provincia e del Comune di Trento, secondo quanto prescrive il codice dei Beni culturali per le collezioni d'arte di proprietà pubblica.